
Il Giardino Segreto di Irene Cattaneo a Venezia è un’installazione site-specific allestita in un giardino privato in occasione della 61ª Biennale di Venezia.
Mentre la Biennale ridisegna la geografia culturale della città e apre nuovi dialoghi tra pratiche artistiche e spazi espositivi, anche gli ambienti più intimi della laguna diventano luoghi di sperimentazione. È in questo contesto che nasce Il Giardino Segreto, progetto di Irene Cattaneo
presentato da Lo Studio e Galerie Gastou, visitabile fino al 30 settembre. L’installazione prende forma in un giardino veneziano privato, trasformato in uno spazio immersivo dove scultura, natura e dimensione onirica si intrecciano. Il progetto nasce dal dialogo tra emozione, letteratura e cinema, con un riferimento al film The Secret Garden (1993) e a una sensibilità musicale legata alle tonalità
minori. Ne deriva una riflessione sulla nostalgia come ritorno a sé, in cui memoria personale e immaginario letterario diventano materia scultorea. Il lavoro si sviluppa come uno spazio di soglia, un paesaggio che mette in relazione corpo e psiche e invita lo spettatore a un’esperienza immersiva. Nel giardino, le opere di Cattaneo costruiscono una narrazione frammentata e simbolica. Al centro si trova Effie Briest swing set, una scultura in bronzo fuso che sospende il tema dell’infanzia tra libertà e condizionamento sociale. Accanto, Well,
Well, Well, in onice e acciaio, interviene sull’idea di “vuoto oscuro” introducendo un testo luminoso che suggerisce una possibile consapevolezza dello sguardo interiore. La serie Queen of the Night — tavolo, panca e chiave — utilizza vetro opalino lunare per evocare la natura effimera della bellezza e della giovinezza. Completano l’installazione le lampade Snowdrop e gli sgabelli in marmo Pareidola, che
richiamano l’immaginazione infantile e i processi di trasformazione percettiva.
Irene Cattaneo, artista tedesco-italiana nata nel 1989, lavora tra scultura, design e installazione. Dal 2021 a Venezia sviluppa una ricerca con artigiani locali che ha dato origine alla serie Clouds and Coulds. La sua pratica unisce vetro, riferimenti letterari e autobiografici, intrecciando
memoria materiale e immaginario contemporaneo nel contesto veneziano.




