
Ospite del festival Tao Buk 2026, Kapoor cita Marx, Kant, Apollinaire e il poeta Paul Valery. “Dovremmo sentirci tutti fratelli e sorelle”
Due opere pittoriche esposte a Palazzo Corvaja, realizzate da uno degli artisti internazionali contemporanei più noti e discussi: Anish Kapoor. Lo scultore del vuoto ma anche il pittore che cerca l’essenza del colore oltre alla verità e all’inganno delle forme. Le opere rientrano in un progetto promosso dalla Galleria Continua, per l’edizione del festival Tao Buk 2026, a Taormina. A cura di Arturo Galansino, direttore generale di Palazzo Strozzi, a Firenze. Saranno esposte fino al venticinque giugno per una durata lampo. Un tempo fulmineo che rievoca le stesse pennellate saettanti di un “rosso oscuro” che Kapoor ama particolarmente.
Dipinti che rientrano nella sua molteplice ricerca, pittorica e scultorea
Non è una novità il colore rosso, tipico dei suoi lavori e, nello specifico, questi dipinti rientrano nella sua molteplice ricerca, pittorica e scultorea. Difatti, sono materici ma di una matericità frullata in schizzi quasi sanguinolenti perché a Kapoor interessano le fratture, i buchi e l’oscurità che viene fuori da uno squarcio. Lui, che è figlio di padre indiano e madre ebrea irachena, percepisce un’idea di casa “migrante”, come ha dichiarato. Ha sposato anche una donna musulmana e con la sua storia di vita è l’esempio di una commistione culturale.

Il sublime di Kant
Inoltre, in queste due opere c’è la sua maniera di vedere l’arte e il reale, segnati da una forma di “frattura sacrificale” che è anche un’oscurità. Kapoor non punta il dito verso i mali del mondo, semmai con un atteggiamento discreto e con la fermezza solida osserva e analizza il presente. Durante l’intervista, condotta da Arturo Galansino nella Piazza IX Aprile a Taormina, che si affaccia verso il lontano Medioriente, Kapoor ha esordito con una citazione di Marx. Ha rievocato il sublime di Kant, ha citato Apollinaire e il poeta Paul Valery. Ha detto di sentirsi un creatore al femminile e «che con la sua arte vuole portare l’osservatore sull’orlo del precipizio, indicato da Apollinare».
Mark Rothko e Barnett Newmann
Dall’artista americano si è focalizzato sul modo in cui intende cercare il colore. A Kapoor, infatti interessa la condizione del colore e ha fatto riferimento ai grandi maestri come Mark Rothko e Barnett Newman. Infine, ha precisato in modo chiaro che chi, nella nostra contemporaneità, insegue solo una certa esclusività culturale incorre in una stupidità e un atteggiamento volgare perché «dovremmo sentirci tutti fratelli e sorelle del nostro mondo». Ha, inoltre, riportato le varie dominazioni della Sicilia per sottolineare il suo pensiero sincretico. Un modo di dire da che parte sta, in modo discreto davanti a un pubblico che non ha riempito tutti i posti a sedere.

Le sedie vuote
C’erano molte sedie vuote davanti all’artista, che ama il vuoto, nella piazza del belvedere taorminese. Allora, diventa una punta di sublime – parola cara a Kapoor – poter immaginare che in quelle sedute libere ci siano tutti i nomi invisibili di tutti i corpi macellati, sanguinolenti e morti in modo ingiusto. Con un rosso “sangue oscuro” che dalle membra della terra è arrivato sulle sue opere “Dove i confini si dissolvono” – titolo scelto per la sua intervista – per dare traccia del sangue di un mondo dolente.




