
Dopo l’ultima esposizione dedicata a Boetti, nel 2013-14, il Dia Beacon torna a esporre un grande nucleo di opere dell’artista torinese, in dialogo con la collezione permanente del centro d’arte alle porte di New York
“Alighiero Boetti” presenterà una selezione dalla collezione permanente di Dia affiancata da prestiti chiave, con l’obiettivo di illuminare i principi fondamentali della vasta opera di Boetti, tra scultura, pittura, ricamo, disegno e mail art.
“Il lavoro di Alighiero Boetti occupa un posto singolare nell’arte del dopoguerra, riunendo rigore concettuale, invenzione formale e una profonda curiosità per i sistemi che organizzano il nostro mondo“, ha dichiarato Jessica Morgan, direttrice di Dia. “Nel contesto di Dia Beacon, vediamo affascinanti risonanze intergenerazionali con questi temi che si sviluppano nelle opere di artisti come Renée Green, On Kawara e Sol LeWitt, esposte nelle vicinanze. Tracciando linguaggio, geografia e politica, la capacità di Boetti di rivelare nuovi modi di pensare l’autorialità e l’identità sottolinea la sua duratura rilevanza.“
La mostra a lungo termine – dopo l’omaggio “Alighiero e Boetti” del 2013-14, quando al Dia furono presentati ricami e opere su carta provenienti dalla collezione del centro d’arte, focalizziati sull’aspetto “ludico” dell’ultima produzione di Alighiero e Boetti – abbraccia quattro decenni di attività, dai primi esperimenti con dipinti industriali degli anni Sessanta fino ai ricami e alla mail art degli ultimi anni, prima della scomparsa dell’artista nel 1994. Tra i punti salienti spicca la monumentale Untitled—Victoria Boogie Woogie (1972), composta da 5.040 buste che l’artista si spedì a Torino da città di tutta Italia.
“Il lavoro di Boetti chiede: qual è il ruolo dell’artista in periodi di intenso cambiamento sociale e violenza geopolitica?” ha affermato Matilde Guidelli-Guidi, curatrice della mostra con Liv Cuniberti e co-responsabile del dipartimento: “Il suo approccio intuitivo al Concettualismo, particolarmente sensibile ai significati insiti nelle modalità di produzione industriali e artigianali, così come ai mass media e ai sistemi informativi, prefigura le pratiche contemporanee che annotano i nostri tempi conflittuali.“
Alighiero Boetti
Nato a Torino nel 1940, Boetti ha esordito presso la Galleria Christian Stein nel 1967. Negli anni successivi ha partecipato a mostre collettive insieme agli artisti dell’Arte Povera e a esposizioni internazionali che accostavano gli artisti italiani ai loro omologhi postminimalisti americani. Nel 1972 si è trasferito a Roma, spostando la sua attenzione verso una pratica concettuale internazionale incentrata su sistemi, linguaggio, dualità e geopolitica. I frequenti viaggi a Kabul negli anni Settanta hanno informato lo sviluppo dei suoi celebri ricami. La sua grande retrospettiva Alighiero Boetti: Game Plan è stata presentata al Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía di Madrid (2011-12), per poi viaggiare alla Tate Modern di Londra e al Museum of Modern Art di New York (entrambi nel 2012). Alighiero Boetti è morto a Roma nel 1994.
Fondata nel 1974, Dia – dal greco “attraverso” – ha la missione di offrire agli artisti la possibilità di realizzare progetti ambiziosi senza mediazioni interpretative e senza i limiti dei musei e delle gallerie tradizionali. Oltre a Dia Beacon, Dia Bridgehampton e Dia Chelsea, la fondazione mantiene una costellazione di commissioni, installazioni a lungo termine e progetti site-specific a livello nazionale e internazionale.





