
L’artista Aldo Beroisa ha trascorso un anno a saldare tubi per realizzare un colosso di 63 tonnellate dedicato al capitano dell’Albiceleste, nella remota cittadina di Cutral Co, nella Patagonia Argentina
Febbre da mondiali, Italia esclusa, ed ecco che ogni nazione presente intrattiene con i propri idoli una relazione di devozione sempre differente. Nel deserto della Patagonia, nella località argentina di Cutral Có, ha preso forma un gigante. E no, non è un dinosauro come quelli che l’artista autodidatta Aldo Beroisa ha già scolpito in passato: è Lionel Messi, il capitano dell’Argentina, immortalato in una statua alta 26 metri, pesante 63 tonnellate, fatta di vecchie tubature del petrolio e rivestita di vernice bianca brillante.
Beroisa, ex ferroviere , ha trascorso più di un anno a saldare e modellare il metallo in mezzo alla polvere e ai venti impietosi della Patagonia, sfidando la gravità e le intemperie per rendere omaggio al calciatore più amato del paese. “Volevamo arrivare in tempo ai Mondiali. Messi se lo merita”, ha detto all’ombra della sua creatura, mostrando i lividi rimediati cadendo tra le gambe della statua.
L’idea è nata più di un anno fa, quando un funzionario dello sport locale propose a Beroisa di realizzare una statua a grandezza naturale di Messi. L’artista alzò la posta: perché non farla più grande? A Calcutta, in India, esisteva già una statua del campione di 21 metri. Beroisa propose di superarla di cinque metri. Il sindaco Ramón Rioseco accettò: “Questa sarà la nostra Cappella Sistina“.
Ma realizzare il volto di Messi si è rivelato un’impresa titanica: Beroisa ha impiegato tre mesi per modellarlo, passando notti insonni per correggere la bocca e gli occhi, su indicazione della moglie che aveva notato un’imperfezione. Costata 130mila dollari alla città, finanziati con fondi pubblici, senza sponsor del Golfo né miliardari, Beroisa ha lavorato fianco a fianco con una decina di operai che prolungavano i turni fino a notte fonda.
La statua sorge ai margini della strada all’ingresso di Cutral Co, e raffigura Messi in ginocchio, con il trofeo del Mondiale stretto tra le ginocchia. In origine la coppa era nella mano destra del campione, ma Beroisa l’ha spostata per paura che il vento potesse farla cadere. E la statua, ancora, segna anche un punto di riscatto per Cutral Có, circa 40mila abitanti, città che la storia ha cercato di cancellare: costruita quasi un secolo fa per ospitare i lavoratori della compagnia petrolifera statale YPF, vide migliaia di famiglie perdere tutto quando il governo privatizzò l’azienda nel 1992. Le autorità dissero agli abitanti di andarsene: la città era troppo isolata, troppo lontana, senza futuro. Invece di arrendersi, gli abitanti protestarono e rimasero. Beroisa, licenziato dalla ferrovia statale, prese in mano uno scalpello e cominciò con manichini per negozi, poi figurine religiose, poi un dinosauro a grandezza naturale per il museo locale. Infine, le commissioni pubbliche. Tra queste, un Cristo di 15 metri sulla strada battuta dai camion cisterna, i cui panneggi furono studiati da Beroisa sulle fotografie della Pietà di Michelangelo. E ora, l’omaggio all’ultimo Divo del calcio argentino che la popolazione – dopo l’opening dello scorso 27 giugno – ha già iniziato a omaggiare in una serie di simbolici pellegrinaggi.




