29 Settembre 2026 13:40

Una Fontana Ferma laddove l’acqua scarseggia. Il paradosso di Pizzi Cannella

Piero Pizzi Cannella, Fontana Ferma, Messina
Piero Pizzi Cannella, Fontana Ferma, Messina
Il Ministro della Cultura Alessandro Giuli inaugura al Mira di Messina l’installazione creata dall’artista

Un’altra occasione persa con l’arte contemporanea, a Messina. Un evento magistrale, con la presenza del Ministro della Cultura Alessandro Giuli, organizzato nei minimi dettagli per la presentazione del Mira – Mediterranean Institute for Research and Arts / Istituto Mediterraneo per la Ricerca e le Arti. Il nuovo polo culturale dedicato alla ricerca, alla formazione e alla produzione artistica contemporanea nel Mediterraneo, che avrà sede in due luoghi simbolici per storia e architettura: le Torri Morandi e Villa Pace.

Lasciare il segno

Peccato, però, che sia mancato il segno tangibile di un’opera d’arte – considerata monumentale – in grado di lasciare il segno, all’interno di questa manifestazione, nonostante le premesse concettuali dell’artista scelto: Piero Pizzi Cannella, classe 1955, con una sua conclamata e storica produzione artistica. È stata la sua opera a essere svelata dal Ministro Giuli: “Fontana Ferma”. Già la scelta del termine “Fontana” non può che rimandare storicamente a Marcel Duchamp con la sua “Fontana”: l’orinatoio rovesciato ovvero il primo ready made della storia dell’arte.

Il tema idrico

In Sicilia, invece, non sarebbe la prima “Fontana ferma”. Perché il tema idrico è una questione complessa e sono molte le città siciliane con fontane in disuso, in cui l’acqua scarseggia o è assente. Ma quella di Pizzi Cannella non è una fontana, in senso stretto. Sono visibilmente quattro grandi vasi scuri. “È una fontana ferma come l’orizzonte: immutabile ed eterna come un dipinto su tela” per l’artista, che traduce il suo sentire di pittore in una installazione scultorea troppo ferma e metaforicamente afona. Difatti, dichiara che quest’opera “è silenziosa e il suo silenzio è un punto raggiunto. L’acqua la riempie e mai si allontana da lei”.

Il Ministro della Cultura Alessandro Giuli inaugura l'installazione
Il Ministro della Cultura Alessandro Giuli inaugura l’installazione
Visione funerea

In realtà, sembrerebbero quattro grandi urne, dai rimandi cimiteriali, e dentro c’è l’acqua, o una visione funerea. Bisogna, però, avvicinarsi per vederli altrimenti restano piuttosto criptici. La cosa che spicca, in modo inequivocabile, è che non è un’opera di Arte Pubblica. Sembrerebbe un arredo urbano che rende creativa quella piccola porzione nella zona dell’area dell’ex Fiera di Messina.

Un orpello

Ancora una volta, l’arte è solo un orpello, un modo di arredare i corridoi che si affacciano sul mare e un gioco per la politica senza creare davvero una visione alta e altra, nuova e deformante, accattivante e magnetica. Inoltre, lo spazio intorno è enorme, per le dimensioni dell’opera, e si espande dalla terra ferma al mare con i frangiflutti tutti uniti e stretti che vegliano sullo stretto in modo, paradossalmente, più eloquente dell’opera stessa.

Risulta una operazione bizzarra aver installato in uno spazio gigantesco questa installazione scultorea talmente discreta da non essere notata. Nonostante siano valide le premesse concettuali dell’artista per questa sua maniera di aver inteso una dimensione inclusiva e concava, in una connessione con il Mediterraneo, nel dialogo con Reggio Calabria. Nel capoluogo calabro, infatti, è stata scoperta l’altra sua opera scultorea, installata a Piazza De Nava.

Nessun dialogo

È mancato, contestualmente, anche un riscontro costruttivo con la gente del territorio, che non risulta coinvolta in relazione a questo gruppo scultoreo e sarà il vero fruitore di quel luogo. È assente pure il confronto aperto su concetti e temi con intellettuali per un pensiero sincretico e sinergico tra le arti. Resta, a questo punto, da chiedersi quanto il senso dell’arte sia disperso e strumentalizzato. Non serve installare progetti e sculture quando la comunità territoriale non viene coinvolta e si usa il suolo pubblico per opere più da giardino privato e da salotto.

Dostoevskij si era illuso quando aveva pensato che la bellezza avrebbe salvato il mondo. L’arte non potrà preservare questo pianeta se questo è pieno di vasi di Pandora da cui veniamo fuori noi con mondi disfatti e misfatti. In cui la stessa consapevolezza storica è assente o peggio ancora ferma e inamovibile come parte della storia siciliana e della Fontana Ferma di Pizzi Cannella.