05 Ottobre 2026 12:27

POV: il sostegno della UE alla Biennale? Vale un appartamento

Arsenale, Biennale di Venezia

Dopo lo strappo dei capelli, riflettiamo: davvero i due milioni europei cambierebbero le sorti della Biennale, nei prossimi tre anni? No. Ma non è il “sostegno” la questione

Due milioncini: il sostegno dell’Unione Europea alla più importante manifestazione artistica – non solo della stessa Europa, ma del mondo – vale quanto un appartamento più o meno “signorile” a Milano. Due milioncini nemmeno sull’unghia, ma rateizzati in tre anni.
Già questo dato la direbbe lunga sulla meschinità che avvolge il generalizzato non-sostegno alla cultura e, contemporaneamente, il cappio al collo che – sotto mentite spoglie, quello della protezione che diventa protezionismo – si infila a chi “non sta alle regole” (sic) dell’Europa (dis)unita.
La Biennale di Venezia, a poche ore dall’annuncio della “raccomandazione” della sospensione dei fondi da parte di Bruxelles al suo ente distributore, l’Eacea (ribadiamolo, 2 milioni in 3 anni) ha risposto che farà valere le proprie ragioni; l’unica plausibile, in un mondo ideale, sarebbe rispondere al mittere “Grazie e arriverderci”.
A tempi migliori, forse. O ancora meglio “A mai più”, per finirla con l’ingerenza delle istituzioni sovranazionali su un ente che sarebbe libero per statuto, come rimarcato attraverso il suo mandato dall’attuale Presidente Pietrangelo Buttafuoco.
Perché diciamolo chiaramente, la “raccomandazione” – a chi ha orecchie per intendere – suona più come un avvertimento di altro stampo, in uso in altre “istituzioni” parallele.
Ma in questi casi, si sa, di solito il colpo si dà un po’ al cerchio e un po’ alla botte: è politica. Vedremo come andrà a finire dopo le arringhe di Zaia, Borgonzoni, Stefani…
Sull’atto pratico, l’indicazione sarebbe più che semplice: cara Biennale, non piangere per i due bruscolini che ti verrebbero tolti; piuttosto, trovati un bello sponsor privato e libero da manicheismi, e altro che due milioni potresti raccogliere in tre anni!
Ma anche in questo caso si tratterebbe di guardare ad altri interlocutori, probabilmente a altre geografie ben lontane da quelle dei compagni di Bruxelles.
Ma questa è un’altra storia, fantastica in ogni senso, per un’altra geopolitica.