
Le Monde racconta la confessione dei ladri dei gioielli della corona francese al Louvre: sarebbero stati ingaggiati due giorni prima del furto da 88 milioni da un misterioso mandante
Nuove rivelazioni scottanti sul colpo da 88 milioni di euro al Louvre, la rapina che nell’ottobre 2025 ha fatto il giro del mondo. I due principali sospettati, Abdoulaye N., 40 anni, e Ghelamallah A., 36 anni, hanno finalmente rotto il silenzio davanti ai giudici istruttori, raccontando una versione che getta nuova luce sul furto dei gioielli della corona francese. I verbali delle loro dichiarazioni sono stati pubblicati dal Le Monde. Secondo quanto riferito, i due uomini sarebbero stati reclutati appena due o tre giorni prima del colpo da un misterioso “sponsor”, ancora ricercato dalla polizia. Abdoulaye N., ex star dei social media nel mondo del motocross e, come lui stesso ha ammesso, disperatamente bisognoso di denaro, avrebbe ricevuto la promessa di 15-20 mila euro per il colpo – «forse di più» a seconda dell’esito. Ghelamallah A. ha invece dichiarato di essere stato ingannato: gli sarebbe stato detto che si trattava di una gioielleria parigina, non del museo più visitato al mondo. «Non ci avrei mai messo piede se l’avessi saputo», ha affermato, aggiungendo che gli erano stati offerti a sua volta tra i 20 e i 25 mila euro.
Il piano e l’esecuzione: gli otto minuti
Il mandante avrebbe inviato ai due un video girato all’interno della Galleria Apollo, mostrando i gioielli esposti, con istruzioni precise: rompere le vetrine e prendere tutto. La mattina del 19 ottobre, i due si sono incontrati con altri complici ad Aubervilliers, alla periferia nord di Parigi. Con un sollevatore motorizzato hanno raggiunto la galleria e, indossati giubbotti da cantiere, hanno infranto una finestra. In otto minuti hanno fatto irruzione e tagliato le teche di due vetrine, portando via otto pezzi tra diademi, spille, collane e orecchini. Nella fuga, Abdoulaye N. ha ammesso di aver fatto cadere il diadema dell’imperatrice Eugenia, poi recuperato sotto la finestra infranta. I quattro malviventi sono poi fuggiti verso i moli di Ivry-sur-Seine, dove un’auto li attendeva. Mentre i complici sono scappati su due ruote, Abdoulaye e Ghelamallah hanno percorso un tragitto volutamente tortuoso fino al Vexin, a ovest di Parigi, per depistare gli investigatori.
Lo sponsor insoddisfatto e il mistero dei gioielli
Lo sponsor, secondo i due, avrebbe atteso ad Aubervilliers per il passaggio dei gioielli. Le immagini di sorveglianza, seppur di bassa qualità, mostrano un uomo con il casco intento a maneggiare i preziosi. «Lo sponsor non era contento – ha raccontato Abdoulaye –. Pensava che avremmo potuto prendere di più. Riconosco la mia partecipazione. Ne traggo le conseguenze e il rimpianto. Ma il resto… è al di là di me». Il mandante avrebbe poi consegnato il bottino ad «altre persone» in attesa nel parcheggio. Per paura di ritorsioni, chiaramente, Abdoulaye e Ghelamallah non hanno fatto nomi e il secondo ha dichiarato di tacere per proteggere la sua famiglia: «Non sono ragazzi per bene». Abdoulaye ha aggiunto: «Non sono stato minacciato, ma ho ricevuto contatti dall’esterno e mi è stato detto di stare zitto».
Il quotidiano francese riferisce che gli investigatori non sono ancora convinti che il misterioso sponsor – o la rete che si cela dietro di lui – esista davvero. Non sono stati trovati messaggi digitali o prove fisiche che colleghino altri soggetti al furto. Con il passare dei giorni e dei gioielli ancora dispersi, cresce il timore che i preziosi siano stati smontati, con smeraldi, zaffiri e diamanti già venduti sul mercato nero.




