
Fino al 27 settembre il Museo Nazionale d’Abruzzo (MuNDA) riporta all’Aquila la Visitazione di Raffaello in dialogo con il capolavoro di Pontormo
A quasi quattro secoli dalla sua partenza, la Visitazione di Raffaello torna temporaneamente all’Aquila, città per la quale fu realizzata su commissione della famiglia Branconio per la cappella di San Silvestro. Fino al 27 settembre il Museo Nazionale d’Abruzzo dedica all’evento la mostra La Visitazione all’Aquila. Raffaello e Pontormo, curata da Tom Henry e Federica Zalabra, che accosta il dipinto oggi al Museo del Prado di Madrid alla celebre Visitazione di Pontormo proveniente dalla chiesa dei Santi Michele e Francesco di Carmignano.
L’operazione va oltre il prestigio del prestito internazionale. Il ritorno della tavola raffaellesca permette infatti di rileggere uno degli episodi più significativi del collezionismo e del mecenatismo aquilano del primo Cinquecento, riportando l’attenzione sulla figura di Giovanni Battista Branconio, raffinato umanista, diplomatico e stretto collaboratore di Leone X, che commissionò l’opera all’amico Raffaello per la cappella di famiglia.

La pala rimase nella chiesa di San Silvestro fino al XVII secolo, quando venne trasferita in Spagna durante il viceregno spagnolo. Da allora il dipinto non era più rientrato all’Aquila. La sua presenza al MuNDA assume quindi anche il valore di una restituzione simbolica, destinata a rinsaldare il rapporto tra il patrimonio disperso e il territorio che ne ha determinato la nascita.
Una stagione cruciale
Il fulcro del progetto è il confronto con la Visitazione di Pontormo, realizzata pochi anni più tardi. Le due opere condividono il medesimo soggetto evangelico, ma restituiscono due interpretazioni profondamente differenti di una stagione cruciale della pittura italiana. Da una parte la misura compositiva e la ricerca di equilibrio dell’ultima produzione di Raffaello; dall’altra la tensione espressiva e le sperimentazioni formali che caratterizzano il linguaggio del maestro fiorentino alle soglie del Manierismo. Come sottolinea Tom Henry, non esistono prove che Pontormo conoscesse direttamente il dipinto raffaellesco, ma l’accostamento evidenzia la rapida trasformazione del linguaggio figurativo tra il secondo decennio del Cinquecento e gli anni Trenta.
Il progetto espositivo si sviluppa in due nuclei principali. Il primo approfondisce la genesi della pala Branconio, il suo contesto originario e la sua influenza sulla produzione dell’ultima bottega raffaellesca. Il secondo ricostruisce invece la vicenda di Palazzo Branconio a Roma, oggi scomparso ma considerato una delle più innovative realizzazioni dell’architettura progettata da Raffaello, contribuendo a delineare il profilo culturale del suo committente.

Accanto ai due dipinti principali, il percorso riunisce disegni, stampe, documenti d’archivio, modelli architettonici e materiali didattici che consentono di approfondire il funzionamento della bottega dell’artista urbinate, le collaborazioni con i principali allievi e il ruolo dei grandi committenti nella diffusione dei modelli raffaelleschi. L’allestimento integra inoltre ricostruzioni digitali e apparati multimediali pensati per rendere leggibile al grande pubblico un progetto dal forte impianto scientifico.
La mostra si inserisce nel programma de L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026. E rappresenta uno degli appuntamenti di maggiore rilievo dell’anno, sostenuto dal Comune dell’Aquila nell’ambito del programma Restart. L’iniziativa è il risultato di una lunga trattativa internazionale avviata dal MuNDA nel 2024 con il Museo del Prado. E resa possibile anche dalla collaborazione della Diocesi di Pistoia per il prestito dell’opera di Pontormo.




