
Un team archeologico misto composto da ricercatori cinesi e russi ha avviato un progetto di scavo presso la necropoli di Chileta, nella regione russa dell’Altai, con l’obiettivo di studiare le tombe della prima età del ferro e gettare nuova luce sugli scambi culturali tra le antiche comunità nomadi delle steppe eurasiatiche
L’iniziativa è frutto della collaborazione tra il Centro di Ricerca per la Cooperazione Archeologica della Via della Seta (Cina) e l’Università Statale dell’Altai (Russia). Si tratta della prima operazione condotta dalla nuova sede altai del Centro dalla sua fondazione, un passo che segna una fase inedita nella cooperazione archeologica bilaterale.
Il piano prevede lo scavo di tre sepolture distribuite in due cimiteri lungo il fiume Chileta, risalenti a un arco temporale compreso tra il VI e il III secolo a.C. Tra queste, una tomba di medie-grandi dimensioni e due più piccole. L’obiettivo è chiarire la struttura funeraria, analizzare i corredi e comprendere il legame tra i rituali di sepoltura e la gerarchia sociale degli abitanti dell’Età del Ferro. Attraverso la raccolta sistematica di campioni archeologici e ambientali, il team intende inoltre ricostruire le condizioni naturali, le strategie di sfruttamento delle risorse e le pratiche di sussistenza delle popolazioni antiche.
Secondo Shao Huiqiu, a capo del contingente cinese, la regione dell’Altai – che si estende tra Cina, Russia, Mongolia e Kazakistan – rappresenta una delle aree chiave per lo studio delle civiltà nomadi arcaiche e dei flussi di interazione tra Oriente e Occidente. Lo scorso anno, la stessa squadra congiunta aveva già portato alla luce quattro antiche tombe nel villaggio di Chileta, tre delle quali attribuite alla prima età del ferro, gettando le basi per le ricerche attuali.
Tra i ritrovamenti più significativi delle precedenti campagne, spicca la scoperta di un tipo di tomba a sarcofago in pietra che presenta notevoli analogie con le usanze funerarie della Regione Autonoma Uigura dello Xinjiang, in Cina. Inoltre, la pratica di deporre nei sepolcri teschi e zoccoli di animali domestici – cavalli, bovini o ovini – sarebbe riconducibile, secondo gli studiosi, a tradizioni originarie delle tribù nomadi della Cina settentrionale. Elementi che confermano il ruolo dell’Altai come corridoio cruciale tra le culture delle steppe eurasiatiche.
Shao ha sottolineato che le attività archeologiche nell’area coinvolgono attualmente Cina, Russia, Mongolia e Kazakistan principalmente attraverso accordi bilaterali. L’obiettivo futuro della nuova sede sarà proprio quello di costruire un meccanismo di cooperazione quadrilaterale, che consenta a ricercatori dei quattro Paesi di condurre insieme indagini, scavi, interventi di conservazione e programmi di formazione per giovani archeologi. Un modello che, nelle intenzioni, potrà approfondire la conoscenza storica delle antiche comunità nomadi e definire con maggiore precisione il ruolo dell’Altai come centro nevralgico di scambio culturale nell’ampio scenario della steppa eurasiatica.




