29 Settembre 2026 14:37

Al Louvre riapre la Galleria Apollo, ma senza gioielli

Galleria Apollo, Louvre

A nove mesi dal clamoroso furto che ha sconvolto il mondo dell’arte, il Louvre ha riaperto al pubblico la sua celebre Galleria Apollo, ma con una differenza sostanziale: i gioielli della corona francese non ci sono più, né i rubati, né altri

Lo scorso ottobre, il colpo del secolo da 102 milioni di dollari (circa 88 milioni di euro) in pieno giorno, impiegando meno di otto minuti per forzare l’ingresso della galleria utilizzando una scala mobile esterna. Una volta all’interno, i malviventi si erano impossessati di nove preziosi oggetti, tra cui un diadema, una collana, orecchini e una spilla: l’unico pezzo recuperato è stato il diadema dell’imperatrice Eugénie, tempestato di diamanti e smeraldi, caduto ai ladri mentre fuggivano in scooter. Poi gli inseguimenti, la cattura, le dimissioni della direttrice, un museo che si rivela pieno di crepe in ogni settore e in ultimo le rivelazioni degli esecutori di aver avuto mandanti di cui è meglio non parlare…

E ora il Louvre riapre la galleria, da ieri, ma i gioielli della corona superstiti non torneranno al loro posto: il direttore del Louvre, Christophe Leribault, ha dichiarato all’agenzia Reuters che i preziosi rimasti saranno esposti in un’altra area del museo, ritenuta più sicura. Meglio allora alzare gli occhi al cielo, visto che la galleria Apollo è caratterizzata dal soffitto a volta riccamente decorato, affrescato con scene del Dio che guida il suo carro attraverso il cielo, un progetto supervisionato nel XVII secolo da Charles Le Brun, pittore di corte di Luigi XIV, il Re Sole. Due secoli dopo, Eugène Delacroix ricevette l’incarico di realizzare il dipinto centrale del soffitto, l’imponente Apollo che uccide il serpente Pitone, largo 12 metri. Alle pareti, invece, sono esposti 28 arazzi con i ritratti di sovrani, architetti e artisti.

Al momento, il sito ufficiale del Louvre segnala ancora la Galleria d’Apollo come temporaneamente chiusa. Forse anche qualcosa nella comunicazione andrebbe rivisto…