
Il presidente Trump accusa il National Museum of American History di attivismo politico, ma la direttrice Anthea M. Hartig respinge: “Ricerca rigorosa e basata sui fatti”
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha firmato lo scorso fine settimana un ordine esecutivo che impone l’installazione di cartelli all’esterno del National Museum of American History dello Smithsonian per segnalare ai visitatori la presenza di “informazioni inesatte” nelle sue mostre. La direttiva, che cita un rapporto della Casa Bianca di 162 pagine pubblicato nelle scorse settimane, rappresenta un’escalation nello scontro tra l’amministrazione repubblicana e una delle istituzioni culturali più importanti degli Stati Uniti.
Il rapporto, intitolato “Restoring Truth and Sanity to American History” e pubblicato dal Domestic Policy Council, accusava la direttrice del museo, Anthea M. Hartig, di aver sostituito l’educazione storica con un “attivismo politico estremo“, dipingendo i principi fondanti e le tappe storiche del paese in una luce negativa. Secondo l’ordine, i cartelli informeranno i visitatori che le mostre “dovrebbero essere rinnovate” per allinearsi alle conclusioni del rapporto, e li indirizzeranno verso luoghi “in cui la storia americana è riflessa in modo più accurato“. L’amministrazione non ha però specificato quali luoghi.
La mossa arriva a pochi giorni da due audizioni congressuali in cui Hartig è stata interrogata su presunti pregiudizi politici nella curatela e sulla sua lealtà agli Stati Uniti. La direttrice, bersaglio esplicito del rapporto, ha respinto le accuse definendo la ricerca del museo “rigorosa e basata sui fatti” e sostenendo che l’istituzione mira a raccontare una storia più completa dell’America attraverso “prove storiche, prospettive concorrenti e dibattiti duraturi“.
L’ordine esecutivo ha anche incaricato il Segretario degli Interni, il direttore dell’Office of Management and Budget e l’assistente del presidente per la politica interna di “ripristinare la fiducia nello Smithsonian Institution” e garantirne la conformità con le direttive della Casa Bianca. Come notato dal New York Times, l’inclusione dell’ufficio del bilancio è significativa: il complesso degli Smithsonian (21 tra musei e gallerie) dipende in larga parte (circa il 60 per cento) dai finanziamenti federali, e la minaccia di un taglio dei fondi è uno strumento di pressione concreto.
Il precedente
L’ordine di venerdì cita un precedente esecutivo di marzo 2025, “Restoring Truth and Sanity to American History”, che accusava lo Smithsonian di non aver celebrato adeguatamente i “notevoli successi degli Stati Uniti”, in particolare in vista del 250º anniversario della Dichiarazione di Indipendenza, celebrato all’inizio di questo mese. Il caso dello Smithsonian si inserisce in un quadro più ampio di scontri tra l’amministrazione Trump e le istituzioni culturali e accademiche, già oggetto di rapporti critici e di minacce di tagli ai finanziamenti.




