06 Ottobre 2026 09:14

Arteinvacanza. Quando l’arte sceglie i borghi: a Tassonarla nuove geografie culturali

Kan Yasuda tra gli antichi archi del borgo di Tassonarla
Kan Yasuda tra gli antichi archi del borgo di Tassonarla
Dal 31 luglio al 2 agosto la V edizione della rassegna nel borgo di Tassonarla, con artisti internazionali, performance, incontri e laboratori

C’è un luogo in Lunigiana dove l’arte contemporanea non arriva semplicemente in mostra, ma entra in relazione con un’intera comunità. È Tassonarla, piccolo borgo dell’Appennino toscano, che dal 31 luglio al 2 agosto ospita la quinta edizione di TassonArt, la manifestazione che negli anni è diventata un modello di rigenerazione culturale attraverso l’arte.

A rendere unico il progetto non è soltanto il livello degli artisti coinvolti, ma soprattutto la sua anima collettiva. TassonArt nasce infatti dall’impegno degli abitanti riuniti nel Comitato per Tassonarla, che hanno trasformato un piccolo paese in un laboratorio permanente di dialogo tra arte, territorio e comunità.

Terra, Anima e Materia: l’arte oltre i grandi centri

Il tema dell’edizione 2026, “Terra, Anima e Materia”, è stato sviluppato dai curatori Samantha Ghironi, Mattia Lapperier e Alessio Manfredi, che propongono una riflessione sul cambiamento delle geografie dell’arte contemporanea. L’idea è semplice quanto attuale: il valore dell’arte non nasce più esclusivamente nei grandi musei o nelle metropoli. Sempre più spesso sono i territori periferici, i piccoli borghi e le comunità locali a diventare luoghi di sperimentazione, ricerca e innovazione culturale.

La prima serata della rassegna propone subito uno di quegli appuntamenti da non perdere: con il talk che vede protagonista Angela Vettese. Storica dell’arte, critica, saggista, già assessore alla Cultura a Venezia e direttrice di Arte Fiera. Tra le voci più autorevoli del sistema italiano dell’arte contemporanea, che analizzerà il pregnante tema “Nuove geografie dell’arte contemporanea”.

Kan Yasuda porta a Tassonarla una scultura monumentale

Tra gli ospiti più attesi spicca il nome del maestro giapponese Kan Yasuda, protagonista di mostre in tutto il mondo e presente anche alla Biennale di Venezia con il progetto Isole del Silenzio. Per TassonArt presenta “Sokio”, una grande scultura in marmo il cui nome richiama il concetto di vibrazione sonora. Collocata tra gli antichi archi del borgo, l’opera assume la forma di un grande uovo, evocando il simbolo della nascita e dell’origine della vita. Un intervento che dialoga con il paesaggio e con la memoria del luogo, diventando parte integrante dell’identità di Tassonarla.

 

Luciano Massari, Silent Lands, esplorazioni in marmo statuario, 2024
Luciano Massari, Silent Lands, esplorazioni in marmo statuario, 2024
Il marmo come materia viva

Grande protagonista della mostra è il marmo, interpretato attraverso linguaggi profondamente diversi. L’artista carrarese Luciano Massari, già direttore dell’Accademia di Belle Arti di Carrara, espone il trittico “Meteore”, un lavoro che restituisce al marmo una sorprendente dimensione organica e sensuale. Trasformando una materia tradizionalmente percepita come fredda in una superficie vibrante di emozioni.

Nel Giardino Meucci trova spazio invece la ricerca di Cynthia Sah, artista nata a Hong Kong e da decenni attiva in Italia. Le sue sculture indagano il rapporto tra natura, equilibrio e percezione, lasciando che la forma emerga dal dialogo con lo spazio circostante.

Sempre sul confine tra natura e materia si colloca Nicolas Bertoux, fondatore insieme alla stessa Sah della Fondazione Arkad di Seravezza. La sua installazione “Smarties” dissemina il percorso di forme che ricordano semi, ciottoli e cellule primordiali, creando un raffinato cortocircuito tra memoria ancestrale e cultura contemporanea.

Una nuova generazione di artisti

Accanto ai grandi maestri trovano spazio numerosi artisti emergenti e di ricerca. Samantha Passaniti realizza opere utilizzando la terra stessa di Tassonarla, riflettendo sul rapporto tra uomo ed ecosistema, mentre una videoinstallazione restituisce la voce agli abitanti del paese attraverso messaggi vocali raccolti dalla comunità.

Le sculture essenziali di Paolo Migliazza raccontano la fragilità dell’adolescenza, mentre il pittore uruguaiano Augusto Gadea mette in dialogo la forza materica della sua ricerca con il paesaggio appenninico. Originale anche il lavoro dello scultore coreano Seungwan Park, che costruisce opere apparentemente monolitiche ma composte da decine di elementi differenti, riflettendo sul concetto di unità e frammentazione.

Il percorso si completa con le opere di Simone Stuto, Sara Tonello, Alessandro Ratti, Federico Severino, Giulia Desogus e Marta Cornacchia, ciascuno impegnato in una personale ricerca tra memoria, botanica, fotografia, installazione e sperimentazione interdisciplinare.

 

Nicolas Bertoux, Smarties, Marmo grigio, 2003
Nicolas Bertoux, Smarties, Marmo grigio, 2003
Arte, teatro e partecipazione

TassonArt non è soltanto una mostra diffusa. Sabato 1 agosto il programma propone la presentazione del volume Portali di Lunigiana di Paolo Bissoli, seguita dalla performance itinerante “Walk_in_Shakespeare”, diretta dal regista Andrea Battistini con gli interpreti del progetto 365GRADIwishakespeare-Lab Massa.

Le vie del borgo diventeranno un vero e proprio palcoscenico, dove teatro e arti visive accompagneranno il pubblico in un percorso immersivo tra le opere, trasformando il visitatore in protagonista dell’esperienza. Durante tutta la manifestazione sono inoltre previsti laboratori creativi per bambini, un contest fotografico, attività con gli studenti del Liceo Artistico e momenti dedicati alla formazione.

Il futuro dell’arte passa anche dai piccoli borghi

La manifestazione si concluderà domenica 2 agosto con la premiazione del contest fotografico e un incontro pubblico dedicato al ruolo dell’artista nella società contemporanea. Al confronto parteciperanno il gallerista Giovanni Bonelli, il direttore di ArtsLife Massimo Mattioli, l’artista Luciano Massari, la curatrice Chiara Guidi e i giovani del collettivo Ponte di Ferro, in un dialogo tra generazioni e visioni differenti sul futuro dell’arte.