29 Settembre 2026 12:35

I musei di Londra sono l’invidia del mondo. E devono restare gratuiti

Sadiq Khan, London Borough of Culture

Le arti sono per tutti, indipendentemente da dove vengano o da quanto guadagnano: lo scrive il sindaco della capitale inglese, Sadiq Khan, che rilancia il suo programma culturale

Mentre l’estate dell’emisfero nord raggiunge il suo culmine, il sindaco di Londra Sadiq Khan sceglie il momento delle vacanze per lanciare un messaggio chiaro: i musei e le gallerie della capitale devono rimanere gratuiti. 

“Per molti londinesi i musei e le gallerie sono anche preziosi ‘terzi spazi’ – luoghi accoglienti dove si può venire a lavorare, socializzare o semplicemente sedersi in pace, senza essere sopraffatti dal trambusto della città“, scrive Khan, che sottolinea come il modello britannico sia unico al mondo. “Città come Parigi, Roma e New York fanno pagare l’ingresso a molti dei loro musei e gallerie. Il nostro modello attira turisti da tutto il mondo“. I numeri gli danno ragione: solo nell’ultimo anno fiscale, i turisti stranieri hanno effettuato 19,4 milioni di visite ai musei e alle gallerie statali britanniche, la stragrande maggioranza delle quali a Londra. Un flusso che genera circa un miliardo di sterline all’anno in entrate turistiche, con ricadute su hotel, ristoranti, trasporti e commercio.

Ma Khan non si ferma alla difesa dell’esistente. Annuncia i nuovi investimenti della sua amministrazione: il London Museum riaprirà entro l’anno nella sua nuova sede allo Smithfield Market, mentre a Stratford il progetto East Bank – un investimento complessivo di 1,1 miliardi di sterline, di cui oltre 600 milioni finanziati dal Comune – ospiterà già il V&A East Storehouse e il V&A East Museum, con una previsione di 1,5 milioni di visitatori all’anno. “Crescendo in una casa popolare nel sud di Londra, a volte sentivo che l’arte e la cultura fossero fuori portata per qualcuno come me. Ma l’ingresso gratuito significa che i giovani londinesi di oggi non dovranno mai sentirsi così“, racconta il Sindaco, che conclude con un’affermazione che è anche una dichiarazione di principio: “La storia nazionale britannica è una storia globale. Se questa storia deve appartenere a tutti noi, allora anche i luoghi in cui viene raccontata devono appartenere a tutti noi“.