
La fondazione dell’artista, dopo la vendita della tenuta in Florida, ha messo in vendita il palazzo di NoHo, acquistato nel 1965 con il Leone d’Oro vinto alla Biennale di Venezia
Un pezzo di storia dell’arte contemporanea americana è finito sul mercato. La Robert Rauschenberg Foundation ha infatti messo in vendita il celebre palazzo al 381 di Lafayette Street, nel quartiere NoHo di Manhattan, che fu la residenza e lo studio dell’artista texano per oltre quarant’anni e che oggi ospita la sede della fondazione a lui intitolata.
L’edificio, cinque piani per circa 855 metri quadrati, fu costruito all’inizio dell’Ottocento e in seguito ospitò un orfanotrofio e un convento, del quale è ancora conservata parte della cappella. Fu Rauschenberg stesso ad acquistarlo nel 1965 per 65.000 dollari, utilizzando il denaro del Leone d’Oro per la Pittura appena vinto alla 32ª Biennale di Venezia: un acquisto che segnò una svolta nella vita dell’artista, fino ad allora abituato a vivere in loft senza riscaldamento e acqua calda .
La vendita, di cui non è stato reso noto il prezzo, arriva a pochi mesi di distanza da quella della tenuta di Captiva, in Florida, dove Rauschenberg aveva trasferito il suo studio negli anni ’70 . La proprietà di 22 acri è stata venduta per 45 milioni di dollari a un resort di lusso, suscitando polemiche nella comunità locale che teme un tradimento dell’etica dell’artista: in quel caso, la fondazione aveva giustificato la cessione con le difficili condizioni ambientali e gli alti costi di manutenzione.
Secondo quanto riportato da Artnet News e Artforum, la decisione di vendere anche la proprietà di New York sarebbe legata ai piani per una “importante riqualificazione” del parcheggio adiacente al 375 di Lafayette Street, dove è prevista la costruzione di un edificio residenziale di 19 piani progettato dallo studio Skidmore, Owings & Merrill. Un portavoce della fondazione ha dichiarato che il progetto avrebbe “un impatto significativo sull’integrità, la funzionalità e le operazioni quotidiane dell’edificio“, e che la fondazione sta esplorando diverse opzioni, tra cui la possibilità di trasferirsi in un altro spazio .
Se trovasse un acquirente, il palazzo al 381 di Lafayette Street rappresenterebbe un autentico monumento alla storia dell’arte del Novecento. Dopo l’acquisto, Rauschenberg investì altri 15.000 dollari per trasformare la cappella sconsacrata nel suo studio principale, che divenne un punto di ritrovo per artisti del calibro di Mel Bochner, Yvonne Rainer, Dorothea Rockburne e Brice Marden, tanto da meritarsi il soprannome di “Milton’s Hilton”. L’edificio ospitò anche la sede di Experiments in Art and Technology (E.A.T.), il pionieristico progetto di Rauschenberg per favorire la collaborazione tra artisti, ingegneri e nuove tecnologie . L’inserzione immobiliare, curata da Newmark, sottolinea le recenti ristrutturazioni di facciata e tetto e la “possibilità di convertire la proprietà in lussuosi appartamenti in affitto o condomini di lusso”. Dopo la morte dell’artista, avvenuta nel 2008, l’edificio è diventato la sede della fondazione, che dal 2020 ha realizzato vari interventi di restauro interni, mantenendo tuttavia dettagli originali come gli arredi della cucina di Rauschenberg .
Il futuro del 381 Lafayette Street resta in bilico tra la tutela della memoria e le logiche del mercato immobiliare newyorkese. Una decisione che la fondazione dovrà prendere nei prossimi mesi, valutando l’impatto del nuovo grattacielo sulla storica residenza che fu crocevia di un’intera epoca artistica.




