29 Settembre 2026 08:55

Ripensando il Romanticismo nell’arte contemporanea

“Ripensando il Romanticismo nell’arte contemporanea”, Installation view, CAMeC, La Spezia, 2026. Foto di Irene Malfanti
Non un omaggio al passato, ma un confronto aperto con ciò che nel Romanticismo continua a bruciare. Al CAMeC il paesaggio diventa ancora una volta esperienza mentale, emotiva e profondamente contemporanea.

Mentre ci guardiamo attorno, c’è un punto in cui il paesaggio smette di essere semplice sfondo e comincia a farsi domanda. Non è più soltanto un insieme di forme e colori, ma misura dell’inquietudine, del desiderio, della distanza tra l’uomo e ciò che lo supera. È da questa costante che prende forma “Ripensando il Romanticismo nell’arte contemporanea”, la mostra curata da Elena Volpato al CAMeCdi La Spezia, visitabile fino al 13 settembre 2026, che mette in relazione Caspar David Friedrich, John Constable e William Turner con sette artisti contemporanei.

Uno degli aspetti più interessanti del progetto sta proprio nel fatto che evita il semplice gioco delle corrispondenze tra Ottocento e contemporaneo. Il romanticismo non viene chiamato in causa come repertorio di immagini o come categoria da aggiornare meccanicamente, ma come campo di tensioni che continua a riaffiorare. La mostra segue questa linea con misura, soffermandosi su alcuni modi di guardare, su alcune intensità, su un rapporto con la natura che oggi non coincide più con la contemplazione, ma non ha nemmeno smesso di cercare nel visibile qualcosa che resiste.

“Ripensando il Romanticismo nell’arte contemporanea”, Installation view, CAMeC, La Spezia, 2026. Foto di Irene Malfanti

Questa ipotesi prende corpo attraverso sette artisti — Giovanni Anselmo, Massimo Bartolini, Ian Kiaer, David Schutter, Linda Fregni Nagler, Pesce Khete e Michele Tocca — chiamati non tanto a rendere omaggio a Friedrich, Constable e Turner, quanto a confrontarsi con questioni ancora aperte: il sentimento dell’infinito, la vertigine di fronte alla natura, la perdita di centralità del soggetto, il paesaggio come spazio mentale prima ancora che geografico. Più che una genealogia in senso stretto, ne emerge un dialogo ancora aperto.

Giovanni Anselmo
La mia ombra verso l’infinito dalla cima dello Stromboli durante l’alba del 16 agosto 1965 / My Shadow Stretching towards Infinity from The Summit of Stromboli at Dawn on August 16th1965, 1965
Diapositiva a colori / colour slide
24 x 35 mm
Archivio Giovanni Anselmo ETS
Foto © Enrico Longo Doria – Courtesy Archivio Giovanni Anselmo ETS
Linda Fregni Nagler
Untitled (ROM-012-ML_LFN)
Dalla serie / From the series “Romantics”, 2026
Stampa ai sali d’argento su carta baritata colorata a mano / gelatin silver print on hand-coloured baryta paper
14,4 x 14,4 cm
Courtesy l’artista / the artist
Foto Studio Linda Fregni Nagler

Il nucleo dedicato a Friedrich è probabilmente il più sottile del percorso, dove il contrasto tra ieri è oggi è più evidente. Il paesaggio non appare come immagine compatta, ma come sensazione e soglia percettiva. Gli interventi di Anselmo, Fregni Nagler, Kiaer e Bartolini insistono su una condizione di instabilità: forme fragili, strutture sospese, emergenze minime che non descrivono il sublime, ma sembrano ricercarne la possibilità. Più che collocare il visitatore davanti a una scena, queste opere lo portano dentro una condizione di ascolto e di spaesamento, là dove il mondo sembra inglobarci.

Ian Kiaer Villa Magni bathing hut, white, 2026 acrilico, matita, carta hanji, vinile, cartone, plastica, plexiglass, cellophane, polistirolo, ventilatore / acrylic, pencil, hanji paper, vinyl, cardboard, plastic, plexiglass, cellophane, styrofoam, fan vinile / vinyl: 132 x 258 cm plexiglass: 60 x 125cm lino / linen: 27 x 49 cm modello / model: 14 x 5 x 10 cm polistirolo / styrofoam: 41 x 76 cm gonfiabile / inflatable: 100 x 330 x 10 cm Courtesy l’artista / the artist, Marcelle Alix, Barbara Wien e/and Alison Jacques Photography Michael Brzezinski For social media: Photos Michael Brzezinski @lelenthal
Massimo Bartolini
Rugiada / Dew, 2026
alluminio, vernice micallizzata, rugiada / aluminium, micallized paint, dew
35 × 50 × 1 cm / 13 6/8 × 19 5/8 × 3/8 inches
BAM-0526-26
Courtesy MASSIMODECARLO e l’artista / and the artist
Foto Lorenzo Lessi Stampa Fine Art

Con Constable il discorso cambia tono. Alla tensione metafisica si sostituisce una prossimità più concreta, una fedeltà al dato visibile che non rinuncia però alla complessità. Michele Tocca raccoglie questa lezione nel modo più evidente: la pratica en plein air, il rapporto diretto con la natura, l’attenzione al gesto pittorico restituiscono alla visione una disciplina lenta, quasi un esercizio di rappresentazione del reale che, proprio nella sua concentrazione, finisce per spostarsi su un piano più mentale. In questo ritorno alla pittura dal vero non c’è tanto nostalgia, quanto il tentativo di capire quanto sia ancora possibile guardare senza sovraccaricare subito l’immagine di mediazioni e concetti.

Michele Tocca
Saranno 300 metri / It Must be 300 Metres, 2026
olio su lino / oil on linen
19 x 17 cm
Courtesy l’artista e / the artist and z2o Sara Zanin Gallery
Foto Sebastiano Luciano

Diverso è il caso di David Schutter, che da Constable sembra ricavare soprattutto una frizione critica. L’immagine del paesaggio, nella sua lettura, non è mai innocente: porta con sé una costruzione culturale, una gerarchia della visione, una sedimentazione ideologica. È un passaggio importante, perché evita che la natura venga assunta come dato neutro e introduce, dentro la linea romantica, una domanda più scoperta e contemporanea.

David Schutter
ANB C 1.03d, 2024
olio su tela / oil on canvas
60 x 50 cm
Proprietà della Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT – in comodato presso la GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino. Su concessione della Fondazione Torino Musei
Foto Gunter Lepkowski

Il confronto con Turner apre infine la sezione più fluida e più interna del percorso. Nelle opere di Pesce Khete il paesaggio perde consistenza e si fa vibrazione ed energia attraverso il colore. Qui non si guarda tanto un luogo, quanto un campo percettivo in cui luce e segno producono emozioni e turbolenza interiore. Turner riaffiora allora non come modello iconografico, ma come possibilità di dissolvere la forma, di trasformare la visione in evento atmosferico e mentale. È forse uno dei momenti più riusciti della mostra, perché sposta il discorso dal tema del paesaggio alla sua esperienza


Pesce Khete
Senza titolo / Untitled, 2022-2024
oilstick, pittura a olio, pastelli soffici, grafite e artist tape su carta di cotone / oilstick, oil paint, soft pastels, graphite and artist tape on cotton paper
177 x 395 cm
Courtesy l’artista e / the artist and COLLI, Foligno
Foto l’artista / the artist

Il romanticismo non viene chiamato in causa come repertorio di motivi riconoscibili, ma come una tensione ancora viva, che riaffiora ogni volta che la visione incontra qualcosa che sfugge alla piena leggibilità. La mostra trova il suo punto più convincente proprio in questa apertura: nel dialogo tra sospensione, concretezza e dissolvenza, il percorso acquista ritmo e lascia emergere il romanticismo non come formula, ma come esperienza ancora attiva dello sguardo.

“Ripensando il Romanticismo nell’arte contemporanea” riesce così nel suo passaggio più delicato: non semplifica il passato per renderlo attuale, ma lo rimette in movimento. E suggerisce che il romanticismo, oggi, non sopravvive come stile o citazione, bensì come esigenza dello sguardo: ogni volta che il mondo torna a sottrarsi, e chiede allo sguardo di fermarsi prima di nominare.

“Ripensando il Romanticismo nell’arte contemporanea”, Installation view, CAMeC, La Spezia, 2026. Foto di Irene Malfanti