09 Ottobre 2026 08:12

Nel segno di Tiziano. Itinerari fra natura e paesaggio in Cadore

Madonna col Bambino con i Santi di Tiziano Vecellio
Madonna col Bambino con i Santi di Tiziano Vecellio
Alla scoperta delle tracce vecelliane sparse per le dolomiti bellunesi in occasione della mostra “Tiziano e il Paesaggio”

La valle del Cadore è da sempre un crocevia di popoli, lingue, miti e riti che si incontrano e custodiscono la storia più antica dell’uomo. La mostra in corso “Tiziano e il Paesaggio” a cura di Bernard Aikema e Thomas Dalla Costa, al Palazzo della Magnifica Comunità di Cadore fino al 18 ottobre 2026, può costituire la prima tappa di un piacevole viaggio attraverso le Dolomiti bellunesi alla scoperta della terra natale di Tiziano Vecellio e della sua prolifica e talentuosa famiglia. Si inizia al primo piano dello stesso Palazzo, sede del MARC, il Museo Archeologico Cadorino, dove si trovano manufatti di età preromana fino all’Alto Medioevo e reperti provenienti dal santuario di Lagole di Calalzo.

Questo luogo rende testimonianza del culto della divinità Tribusiate Sainate nelle sorgenti di acque solforose fredde, che i Romani poi sostituiscono con il dio Apollo. Una disposizione degli oggetti per temi e luoghi di provenienza ci mostra un prezioso patrimonio: bronzetti votivi, ex voto, spiedi in ferro e vasche di simpula, una sorta di mestoli in bronzo usati nei riti di purificazioni per raccogliere le acque terapeutiche delle sorgenti e poi spezzati nel manico per non perderne la sacralità, un mosaico con tessere bianche e nere a disegni geometrici con delfini e kantharos del II a.C. proveniente da un’abitazione riscaldata ad “ipocausto” proprio sotto l’attuale Municipio.

 

Chiesa di San Martino vescovo di Tours, Vigo di Cadore (BL), interno
Chiesa di San Martino vescovo di Tours, Vigo di Cadore (BL), interno
Vigo di Cadore

In un ideale cammino alla scoperta delle valli, si prosegue a Vigo di Cadore, dove è possibile trovare negli abitanti del luogo, persone desiderose di raccontare aneddoti e storie della propria valle, perché queste montagne, questi alberi, queste pietre portano il segno della storia. Si trovano a breve distanza l’una dalle altre, ben tre chiese nel raggio di 200 m, tutte in prossimità della piazza principale del paese. La Chiesa di Sant’Orsola, commissionata da Ainaldo, figlio del podestà del Cadore Odorico da Vigo, (con i nomi incisi sulle vesti dell’affresco che rappresenta i committenti Ainaldo e sua moglie Margherita), è stata costruita fra 1313 e 1321 e nel XVII sec. è stata aggiunta una cappella di San Lazzaro e la sagrestia, che però ha distrutto i meravigliosi affreschi originali.

La storia di questa santa è quella di una giovane principessa, un’eroina che cristiana, intelligente e acuta che accetta la proposta di matrimonio del figlio del re d’Inghilterra solo a patto da poter di avere tre anni per poter viaggiare con le sue compagne. Quindi, partì dalla Britannia in pellegrinaggio a Roma per sfuggire ad un matrimonio combinato con 11.000 vergini, donne che erano in balìa della volontà dei loro padri e fratelli, liberandole dal loro destino imposto. Sant’Orsola, celebre per la sua bellezza, però, viene trafitta da una freccia per aver rifiutato di concedersi al re degli Unni, Attila o Melga secondo alcune versioni, insieme alle vergini perché si rifiutano di rinnegare la propria fede cristiana quando erano sulla via del ritorno da Roma giunte a Colonia assediata dagli Unni.

 

Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore
Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore

Una storia di martirio, di fede e grazia, una donna che sfida il potere e si fa apripista e modello per le giovani donne del suo tempo, la sua storia diventa fiaba dal triste finale e giunge fino a questo luogo dove il culto femminile si origina dalla forza della natura imponente. La pianta della chiesa è rettangolare, tipica del Trecento, il ciclo di affreschi presente è dedicato al martirio della Santa, dieci riquadri picti con tecnica a fresco, con colori vivaci, restaurati negli anni Novanta del Novecento.

Il soffitto è di un blu lapislazzulo intenso, questo fa comprendere la ricchezza dei materiali preziosi utilizzati ed il confronto è con una delle grandi rappresentazioni alto medievali, la Cappella degli Scrovegni di Giotto a Padova. Conservate, all’interno, la reliquia della Santa, donata di recente da papa Benedetto XVI nel 2008 e le spoglie mortali dei benefattori, che ne fanno la loro cappella funeraria di famiglia.

Corporazioni e confraternite

La Chiesa votiva di Madonna della Difesa (1312-1515), costruita come ex voto dalla popolazione per aver scampato l’attacco delle truppe di Massimiliano I d’Asburgo. Grazie all’intercessione della Madonna, ne è testimonianza la pergamena del 1309 che riferisce delle scorribande e dei saccheggi austriaci. La pianta è rettangolare con copertura a bifalde, utile per favorire il corretto deflusso dell’acqua piovana e della neve, abbondante da queste parti. L’affresco del 1519 rappresenta l’Arcangelo Raffaele con l’altare ligneo di pregio.

 

Duomo Arcidiaconale di Santa Maria Nascente, Pieve di Cadore
Duomo Arcidiaconale di Santa Maria Nascente, Pieve di Cadore

Qui si trova il primo fonte battesimale che fu nella Chiesa di san Martino Vescovo, utilizzato fino al 1609. Il culto mariano è particolarmente diffuso e molte sono le chiese e i luoghi dedicati, santuari alpini, cappelle votive e feste di comunità, grazie alla presenza di corporazioni e confraternite, che hanno costruito opere d’arte sacre e tabernacoli che segnano i sentieri e i valichi a protezione dei viandanti pellegrini e dei montanari lavoratori nei boschi.

A poca distanza la Chiesa pievale di San Martino vescovo di Tours (1189-1559) con il campanile ed epigrafe sulla facciata, tre navate, pilastri e croce, organo del 1757 realizzato da Antonio Barbini e rinnovato nel 1894 da Carlo Aletti. Si può notare lo stemma del comune di Vigo, due torri unite con un abete, sotto una piuma e una spada incrociate. La piuma rappresenta il luogo natale di tanti uomini illustri legate alle scienze e alle lettere; la spada racconta della battaglia intercorsa il 14 agosto 1866 durante la quale una colonna militare austriaca a Treponti, a confine con il comune di Auronzo, viene respinta.

 

Chiesa di san Giovanni a Vinigo, Madonna con Bambino tra i Santi Margherita e Antonio Abate di Tommaso Vecellio
Chiesa di san Giovanni a Vinigo, Madonna con Bambino tra i Santi Margherita e Antonio Abate di Tommaso Vecellio
Vinigo di Vodo di Cadore

La Chiesa di San Giovanni Battista è un luogo che riflette la tranquillità e la bellezza della valle con vedute che invitano al silenzio e alla contemplazione. La chiesa, costruita in diverse fasi e con grande sacrificio della popolazione che man mano ne reperivano i fondi per proseguirne i lavori, ha una pala nell’altar maggiore attribuita a Francesco Vecelli, fratello del celebre Tiziano, fra i Santi Giovanni Evangelista e Giovanni Battista (1548). Altra pala presente di Tommaso Vecellio, a destra, la Madonna della Cintura, tra i santi Antonio Abate e Margherita, che rappresenta il culto mariano particolarmente forte in queste valli, la Vergine viene portata in processione a spalla dalle donne del paese.

Pare che l’unica volta che si dà il compito agli uomini di portare la Madonna, questa provoca una copiosa pioggia che viene letta un segno del suo disappunto e quindi la tradizione rimane invariata. Il Cadore rappresenta per Tiziano la sua terra natale, mai dimenticata e al centro del suo interesse e di quello della sua famiglia; la sua grande officina veneziana gestiva “affari” nel commercio del legname, il migliore per la costruzione delle imbarcazioni che portavano le spezie dall’Oriente, inviava le opere firmate dalla bottega e da Tiziano stesso in valle, fu da ispirazione e invenzione del paesaggio che diviene un vero e proprio codice universale della pittura europea.

 

Chiesa della Madonna della Difesa, San Vito di Cadore (BL), sull'altar maggiore trittico attribuito a Francesco Vecellio (fratello di Tiziano)
Chiesa della Madonna della Difesa, San Vito di Cadore (BL), sull’altar maggiore trittico attribuito a Francesco Vecellio (fratello di Tiziano)
San Vito di Cadore

La Chiesa dei Santi Vito, Modesto e Crescenzia, fondata nel 1208 su un precedente edificio romano, è l’edificio sacro più antico della valle; all’interno una tela di Andrea Celesti, una pala d’altare con al Madonna in trono con il Bambino fra i Santi di Francesco Vecellio, una delle più importanti testimonianze della scuola pittorica vecelliana nella valle. L’imponente tabernacolo e l’architettura protobarocca che sorregge l’ancona hanno un effetto marmorizzato che è un esempio di artigianato in legno e stucco; le opere in legno di pregevole fattura sono di Tita De Lotto.
La Chiesa della Beata Vergine della Difesa, costruita a fine del XV sec., a pochi passi dalla chiesa principale, conserva un prezioso trittico d’altare di Francesco Vecellio con panche in legno massello.

Storie di architettura e design: Edoardo Gellner e Carlo Scarpa

Attraversando le vie che portano ad esplorare i paesaggi incantati delle montagne ci si imbatte nella Chiesa di Nostra Signora del Cadore nell’ex Villaggio ENI di Borca di Cadore progettata da Edoardo Gellner e Carlo Scarpa. Fra la luce naturale delle vetrate, il silenzio, il verde rigoglioso, il profumo del legno, l’Hotel Boite, costruito fra il 1961 e il 1963 da Edoardo Gellner, fa parte dell’ex Villaggio Eni, progetto maestoso e futuristico voluto da Enrico Mattei per fornire alloggio ai propri dipendenti durante le loro vacanze. La struttura coniuga la pienezza della natura, sola e imponente con la destinazione d’uso comunitaria per la quale nasce, finalizzata allo svago e al tempo libero, dei dipendenti e dei loro dirigenti.

 

Chiesa di Nostra Signora del Cadore di Carlo Scarpa e Edoardo Gellner, ex villaggio Eni di Corte di Cadore (BL)
Chiesa di Nostra Signora del Cadore di Carlo Scarpa e Edoardo Gellner, ex villaggio Eni di Corte di Cadore (BL)

Oggi è struttura ricettiva di livello che ospita viaggiatori raffinati da tutto il mondo che godono di una costruzione razionale, pensata in ogni suo aspetto per godere del paesaggio, dove la passione per il design e la natura si sposano in un matrimonio ancestrale. La sua identità e la sua storia si riassumono in una celebre frase dell’architetto Gellner, che di questa struttura ebbe a dire: “Pensato in montagna, per la montagna”.

La memoria di questa terra è custodita dalla caparbietà dei suoi abitanti, dagli studiosi che si recano in pellegrinaggio laico ma devoto ad ammirarne le opere d’arte e dai numerosi visitatori che amano il contatto con la sua natura, bella e sfacciatamente imponente che dà dimensione alla presenza stessa dell’uomo. Un ringraziamento alla Magnifica Comunità di Cadore, alla Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore, i comuni del territorio in provincia di Belluno, le Unioni Montane che assicurano la conservazione, protezione e tutela dei beni culturali e ambientali, tramandando valori e principi universali alle generazioni future.