
Dopo giorni di tensione e accuse di censura, la fondazione sudcoreana ha accolto la richiesta del ministero della Cultura di Taiwan, autorizzando l’uso del nome “Taiwan Pavilion” nei materiali ufficiali. La decisione arriva dopo che gli artisti erano stati bloccati all’ingresso del padiglione.
La Biennale di Gwangju ha fatto marcia indietro: dopo aver suscitato un’ondata di proteste per aver cambiato il nome del padiglione di Taiwan in “NTMoFA Pavilion” – acronimo del National Taiwan Museum of Fine Arts – la fondazione organizzativa ha annunciato di aver raggiunto un accordo con il ministero della Cultura di Taiwan per ripristinare la denominazione originale.
La decisione arriva dopo giorni di tensioni. Dal 18 agosto, gli artisti taiwanesi erano stati bloccati all’ingresso del padiglione, perdendo oltre una settimana di tempo per l’allestimento previsto. Il ministero della Cultura di Taiwan aveva parlato di un tentativo di “ostruire” l’esposizione, accusando la fondazione di aver addirittura proposto di trasferire la mostra in uno spazio più piccolo.
In una dichiarazione diffusa il 15 agosto, che aveva attirato l’attenzione internazionale sul caso, gli artisti taiwanesi avevano denunciato la censura come un problema globale, condannando le “grandi potenze” che “usano sempre più pressioni diplomatiche e risorse economiche per interferire oltre i loro confini”. La Cina considera Taiwan una provincia separatista e ha ripetutamente minacciato di riunificarla con la forza, mentre gli esperti hanno avvertito che la censura cinese si sta espandendo oltre i suoi confini in un fenomeno noto come “repressione transnazionale”.
Lunedì scorso, 38 artisti e curatori partecipanti alla 16.ma edizione della Biennale (in programma dal 5 settembre) hanno pubblicato una lettera aperta in sostegno ai colleghi taiwanesi, firmata dai rappresentanti di 12 padiglioni, tra cui Indonesia, Brasile, Francia, Polonia e Malta. “Le istituzioni artistiche non dovrebbero diventare strumenti per sopprimere il modo in cui le persone si identificano”, si legge nella lettera. “Quando il diritto dei partecipanti a definirsi viene sottoposto a restrizioni istituzionali senza sufficienti spiegazioni, è più di una questione amministrativa“.
In precedenza, la fondazione aveva giustificato il cambio di nome sostenendo che il NTMoFA si era registrato come istituzione partecipante e non come padiglione nazionale, una distinzione che richiederebbe una lettera di approvazione da un’ambasciata o da un ministero della Cultura. Ora, la fondazione ha dichiarato di aver finalmente ricevuto e approvato la lettera ufficiale del ministero di Taiwan, che autorizza l’uso del nome “Taiwan Pavilion”.




