
Membro fondatore della Lega degli Artisti Palestinesi e cofondatore della prima galleria d’arte in Cisgiordania, è morto nella sua città natale a 79 anni. La sua opera, segnata dal surrealismo e dall’epica emotiva, è diventata sinonimo della lotta per la sovranità palestinese.
Sliman Mansour, figura centrale dell’arte contemporanea araba, è morto all’età di 79 anni. La notizia è stata confermata dalla famiglia, che in un comunicato su Instagram ha scritto: “Con cuori più pesanti delle parole, condividiamo che il nostro amato padre è morto. Per il mondo, lascia una vita piena di bellezza, memoria e un’eredità che continuerà a vivere attraverso tutti coloro che ha toccato. Ma per noi, abbiamo perso un padre, la nostra fonte di amore, forza e casa“.
Nato a Birzeit nel 1947, Mansour è stato membro fondatore della Lega degli Artisti Palestinesi e cofondatore della Galleria 79, il primo spazio d’arte in Cisgiordania. Tra le sue opere più iconiche, Jamal Al Mahamel (Il cammello dell’avversità, 1973), che mostra un anziano palestinese che porta sulla schiena la città di Gerusalemme con la cupola dorata della moschea di Al-Aqsa al centro. Mansour credeva che l’arte non fosse decorazione per i ricchi, ma “uno strumento sociale”: “Credo di essere dalla parte giusta della storia e sto facendo del mio meglio per mostrarlo. Gli artisti dovrebbero essere più attivi nella loro società“, aveva dichiarato in più occasioni.
Tra i fondatori del movimento Nuove Visioni nel 1989, durante la Prima Intifada, che promosse l’uso di materiali locali invece di forniture importate da Israele e dall’Occidente. Il movimento sostituì pitture a olio e acriliche con olio d’oliva, henné, tè, spezie e caffè, mentre fango, colla animale e cuoio hanno dato forma alle sue opere: Mansour adottò il fango come medium, vedendo nelle crepe dell’argilla “qualcosa di onesto e potente“.
La comunità artistica internazionale ha reso omaggio a Mansour. L’artista Emily Jacir, vincitrice del Leone d’Oro, ha scritto: “Abbiamo perso un gigante oggi. Mio amico, collaboratore, mentore in questo percorso da quando ci siamo conosciuti 30 anni fa”. La Galleria Zawyeh, la prima galleria dedicata ad artisti palestinesi, ha affermato che la sua “influenza è andata ben oltre la sua stessa pratica. Come artista, educatore e mentore, ha aiutato a formare generazioni di artisti palestinesi e ha svolto un ruolo fondamentale nello sviluppo della cultura visiva palestinese“.
Mansour, incarcerato in diverse occasioni per il suo attivismo e sottoposto a restrizioni israeliane che includevano il divieto di dipingere con i colori della bandiera palestinese – misura che diede origine al simbolo dell’anguria come resistenza – ha mantenuto la sua pratica artistica fino alla fine, utilizzando i social media per criticare la risposta israeliana all’attacco di Hamas del 7 ottobre e denunciare l’occupazione illegale a Gaza e il genocidio in corso.




