
Lo Science Museum di Londra ha chiuso la collaborazione con BP, la compagnia petrolifera con cui intratteneva un rapporto pluridecennale. La decisione è stata annunciata venerdì dal direttore e amministratore delegato del Science Museum Group, Sir Ian Blatchford, che ha dichiarato che la partnership si è “conclusa al termine dell’attuale periodo contrattuale“.
Blatchford ha sottolineato che i “generosi contributi” di BP hanno aiutato a formare oltre 11.000 professionisti dell’educazione e a ispirare più di un milione di giovani in tutto il paese. Tuttavia, la relazione tra il museo e l’azienda petrolifera era stata più volte criticata da attivisti e insegnanti, che avevano accusato BP di esercitare una “influenza insidiosa” sull’insegnamento nel Regno Unito attraverso il suo legame con il museo, tanto che alcune scuole avevano persino boicottato le visite all’istituzione.
Un portavoce di BP ha confermato la fine del contratto in scadenza ieri, 31 agosto. Nel 2024, lo Science Museum aveva già interrotto la collaborazione con la compagnia petrolifera Equinor per il suo mancato allineamento con gli obiettivi dell’accordo di Parigi sul clima. In realtà, però, in questa storia sembra che quello che esce dalla porta rientri dalla finestra: mentre Chris Garrard, del gruppo attivista Culture Unstained, ha definito la decisione un cambiamento epocale dopo anni di pressioni e ha elogiato il museo per aver finalmente “seguito il resto del settore culturale” nel tagliare i legami con BP (la Tate si disfò della collaborazione già una decina di anni fa, ndr) resta viva un’altra partnership “ad oro nero”: il museo, infatti, continua a ricevere finanziamenti da Adani Green Energy Ltd, sussidiaria del gruppo Adani, uno dei più grandi conglomerati mondiali del carbone e dell’energia.




