
Il museo dedicato all’Azionismo Viennese apre una retrospettiva sull’artista condannato per reati sessuali su minori. E mentre le ex vittime della sua comunità insorgono il direttore chiede che sia il pubblico a giudicare
Separare l’arte dalla vita? Missione impossibile. Dopo il caso Galliano, che ha rinunciato alla sua consacrazione al MET per evitare di riaccendere i fuochi delle polemiche che l’hanno visto coinvolto negli scorsi anni, per parole antisemite, anche al Vienna Actionism Museum (WAM) sono sorti problemi anticipati.
Museo controverso sin dalla sua apertura nel marzo 2024, il WAM è al centro di uno scandalo che riguarda la mostra autunnale dedicata a Otto Muehl, uno dei cofondatori dell’Azionismo Viennese: “Otto Muehl: Art on the Precipice”. In programma dal 10 settembre al 10 gennaio 2027, la retrospettiva presentarà oltre 150 opere tra dipinti, oggetti, film e stampe, provenienti dalla collezione del museo e da prestiti privati.
Qual é il problema? La polemica va oltre la natura disturbante dell’arte di Muehl che utilizzava nudità, violenza, sangue ed escrementi, ma va dritta agli ex componenti della comunità di Friedrichshof, attiva negli anni Settanta e Ottanta, le cui attività portarono l’artista a una condanna per reati sessuali su minori, stupro e consumo di droga, nel 1991, che gli aprì sette anni di carcere, prima di morire nel 2013.
Secondo due articoli pubblicati dal quotidiano Der Standard, il problema è il modo insensibile in cui la mostra viene promossa. Ex vittime della comunità si sono espresse contro il museo, accusandolo di minimizzare i crimini di Muehl per esaltare il suo significato artistico. La stampa mette in dubbio che si possa separare la vita del leader di una setta dalla sua arte e contesta l’etica di un’esposizione che rischia di alimentare il mercato delle sue opere.
Il museo riconosce che la retrospettiva su Muehl è un “progetto impegnativo” e sottolinea che la mostra non include immagini di abusi né la serie Accidents in the Home (1986), in cui adolescenti posavano come modelle in scene di violenza domestica. Il museo afferma inoltre che i soggetti riconoscibili hanno dato il permesso, ma Der Standard mette in dubbio che gli eredi abbiano effettivamente acconsentito. Klaus Albrecht Schröder, ex direttore dell’Albertina e attuale direttore del WAM, ha dichiarato di sperare che i visitatori possano “formarsi un giudizio autonomo sull’arte di Otto Muehl“.




