29 Settembre 2026 08:38

Cuauhtémoc Medina curerà la 25.ma Biennale d’Arte Paiz in Guatemala

Cuauhtémoc Medina. Imagen cortesía de Fundación Paiz

Il critico e curatore messicano, già alla Tate Modern e al MUAC di Città del Messico, guiderà l’edizione del 50.mo anniversario della Fondazione. La manifestazione si terrà dal novembre 2027 al febbraio 2028.

Dopo l’edizione di Eugenio Viola, la Fundación Paiz ha nominato il critico, curatore e storico dell’arte messicano Cuauhtémoc Medina come curatore della 25.ma edizione della Biennale d’Arte Paiz, in programma da novembre 2027 a febbraio 2028 tra Antigua e Città del Guatemala. La nomina arriva in occasione del 50.mo anniversario della fondazione, e Medina ha dichiarato che si tratta di “un grande onore, ma anche di una sfida“.

Medina, ricercatore a tempo pieno presso l’Instituto de Investigaciones Estéticas dell’UNAM dal 1993, è stato il primo curatore associato per l’arte latinoamericana alla Tate Modern (2002-2008) e curatore capo del MUAC di Città del Messico (2013-2024). Ha curato mostre di artisti come Francis Alÿs, Andrea Fraser, Carlos Amorales, Ai Weiwei, Beatriz González e Kader Attia, e ha diretto Manifesta 9 in Belgio (2012) e la 12.ma Biennale di Shanghai (2018). Nel 2020 ha ricevuto il Walter Hopps Award for Curatorial Achievement dalla Menil Collection di Houston.

La Biennale d’Arte Paiz, fondata nel 1978, è la sesta più antica al mondo e la seconda in America Latina dopo quella di San Paolo. Nata come concorso, ha adottato un formato curatoriale nel 2008. La 24.ma edizione, “L’albero del mondo”, curata da Viola, ha visto l’apertura del Centro Cultural Fundación Paiz a Città del Guatemala, che ospita una collezione di oltre 300 opere in un paese che non ha ancora un museo pubblico di arte contemporanea.

Sonia Hurtarte, direttrice esecutiva della Fundación Paiz, ha dichiarato che Medina porterà “il rigore intellettuale e l’indipendenza curatoriale necessari per interrogarsi su cosa può e deve fare una biennale oggi, specialmente quando parla dal Guatemala e dall’America Centrale al mondo dell’arte internazionale“. Medina ha sottolineato la sfida di “evidenziare l’importanza del Guatemala e della biennale su scala globale, espandendo il suo pubblico e il suo impatto intellettuale“. La 25.ma edizione, ha aggiunto Hurtarte, non vuole limitarsi a celebrare la longevità della manifestazione, ma chiedersi quale sia il suo ruolo oggi.