
In “Diario di Bordo Scoppa” la scrittrice e storica dell’arte Anna De Fazio Siciliano dedica una riflessione sul patrimonio storico-artistico della sua terra d’origine, la Calabria
La scrittrice, storica dell’arte Anna De Fazio Siciliano dedica una accurata riflessione sul patrimonio storico-artistico della sua terra d’origine, la Calabria con le sue contraddizioni e la disomogeneità del paesaggio. Utilizza la forma letteraria del diario e del pamphlet, un racconto però in frammenti, che sono riflessioni, annotazioni, che hanno come oggetto l’impegno per la salvezza di Palazzo Scoppa. Palazzo storico sito nel borgo antico di Sant’Andrea Apostolo dello Ionio, legato alla Certosa di Serra San Bruno, luoghi entrambi che hanno attraversato tormenti politici e socio-economici oltre il passaggio del tempo.
La posizione geografica è figlia della complessa morfologia del territorio dell’entroterra calabrese e questo ha contribuito all’oblìo e al disfacimento di questi e altri importanti siti culturali. La narratrice inizia la sua raccolta esplicitando il suo obiettivo: “Ricucire, restituire, mettere in salvo in pochi frammenti sono gli ingredienti che hanno ispirato queste pagine. Perché sollevare la polvere che insulta la bellezza delle cose è l’unico antidoto al disincanto che fa restare con le braccia conserte, nella speranza che un giorno, qualcun altro lo faccia per noi: qualcuno che senza memoria interpreti, magari in modo strumentale e corrosivo, il senso dei luoghi che ci appartengono, la loro storia”.
La Calabria e un patrimonio da riscoprire e proteggere
Una terra affascinante, che ha conosciuto una stratificazione di culture, lingue, tradizioni, portatrice di Bellezza che spesso è stata mortificata da interessi particolaristici o dalla mancanza di sensibilità alla quale l’autrice riconosce una sensibilità fuori dal comune e trova i presupposti per un riscatto possibile. Molti misteri, scandali e il passaggio di vite di uomini illustri e lungimiranti la rendono un perfetto involucro per raccontarne la storia con occhi nuovi, affascinati, gentili ma pur sempre lucidi e scientificamente rigorosi. Un diario intimo che ha la finalità di far conoscere, attraverso il racconto dal tono delicato, la storia di questo luogo e di chi lo ha abitato, un inserto di fantasia e invenzione utile all’immaginazione sul non testimoniabile. Questa è la storia personale degli uomini e delle donne che si incrocia con la Calabria dell’epoca e il gusto raffinato delle architetture e degli arredi, affinché questa terra abbia finalmente il suo giusto “riscatto”.

Il gatto investigatore e una misteriosa baronessa
Il libro ha un co-protagonista, un gatto dal pelo rossiccio dal nome Perla, che intesse con la scrittrice un rapporto di cura e amore e di tanto in tanto si concede qualche incursione nei dintorni, divenendo compagno di avventure alla ricerca dei tasselli perduti della storia della Baronessa Enrichetta Scoppa (1831-1910), una donna di fine Ottocento punto di riferimento del luogo come benefattrice, dal carattere forte, proprietaria oltre che dell’omonimo Palazzo, oggi convento, anche di un castello oggi rudere e di un casino di caccia. Quasi un giallo legato al misterioso casino incantato in oscure leggende che ancora oggi si tramandano fra gli abitanti del luogo. A ciò si aggiungono le ricerche della De Fazio, che si stabilisce nella residenza della Baronessa e scopre un commercio clandestino di opere d’arte, una leggenda gotica e uno “scandalo” familiare. Oggetti e beni trafugati, la trama della storia prende la svolta di una spy story nella quale s’indaga la madre superiora del Convento in un intreccio che coinvolge il direttore di un noto museo italiano.
Graziano Cristello, cantautore calabrese di questo libro ha scritto: “Diario di bordo Scoppa è un libro denso, ricco di spunti, dove quasi ogni frase è un rimando altrove, a una citazione, a una riflessione, a un ricordo personale. È un libro ispirato, e la scelta del frammento permette all’autrice di muoversi liberamente guidando il lettore nelle sue giornate così come nelle pieghe dei propri pensieri. In tal modo viviamo il silenzio e il fascino del Convento nelle ore in cui le suore sono assenti, viaggiamo attraverso i secoli lungo la Storia e le storie della Calabria, ripercorriamo come una vertigine i suoi anni romani fatti di passi veloci, impazienza, meraviglia, rileggiamo assieme a lei gli autori e le pagine più amate. Ma, soprattutto, Anna De Fazio Siciliano, con questo suo libro, c’invita a non arrenderci alla retorica del “non possiamo farci niente”, del “bisognerebbe”, del “sarebbe bello se” e c’invita a tentare, a provarci veramente se vogliamo salvare qualcosa che ci sta a cuore”.

La forza di questo bel racconto è farci entrare in contatto con un monumento, una chiesa antica, un reperto storico che sia, dandogli importanza storica; riscoprire le “leggende nere” di questa terra spesso martoriata per ridare dignità alla figura di Enrichetta, descritta spesso dal racconto comune come “strega”, “famelica”, “assassina”, capace di attrarvi giovani amanti per poi ucciderli gettandoli nelle sabbie mobili d’intorno, circostanza peraltro considerata improbabile dalla scienza ma significativa della cultura misogina diffusa.
Salvatore Settis, archeologo e storico dell’arte, punto di riferimento e voce autorevole per la difesa dei beni culturali del paesaggio e dell’arte classica in Italia, commenta lo scritto così: “Un libro come il Diario di bordo Scoppa. Frammenti di un patrimonio perduto, può giovare ad accrescere la consapevolezza di quanto il patrimonio diffuso e i suoi ‘travasi’, come quelli della Certosa di Serra San Bruno a Palazzo Scoppa, possano dirci della tormentata storia delle nostre terre e della ricchezza del nostro patrimonio culturale“.
Le foto a corredo del libro sono dell’artista Serafina Figliuzzi, il suo lavoro cattura l’essenza e il mistero di Palazzo Scoppa cogliendo con il suo obiettivo l’eleganza degli ambienti che tornano a vivere come nei fasti del glorioso passato.





