09 Ottobre 2026 01:42

Homo Faber. A Venezia l’artigianato incontra l’arte

Flora Jamieson, Uccelli al crepuscolo
Flora Jamieson, Uccelli al crepuscolo
Alla Fondazione Cini di Venezia torna Homo Faber, la mostra che connette artigianato e arte valorizzando il lavoro di centinaia di creativi.

Con la direzione creativa di Es Devlin, designer e scenografa britannica, fino al trenta settembre la Fondazione Giorgio Cini nell’Isola di San Giorgio a Venezia apre le porte alla nuova edizione di Homo Faber “An Island of Light” (l’Isola della luce), promossa dalla Michelangelo Foundation. Per il suo direttore Alberto Cavalli, “Homo Faber non è una fiera, non è una manifestazione, ma è una celebrazione della bellezza. Un movimento culturale che celebra la trasformazione creativa e consapevole dei materiali”. Che vuole valorizzare il lavoro di centinaia di creativi internazionali. Perché ciascuno di loro è un’isola di eccellenza nell’arcipelago della bellezza fatta a mano. Gli allestimenti e le installazioni della mostra intendono esplorare il connubio tra luce, materia e talento che caratterizzano gli autori che sanno incastrare arte e artigianato.

 

Un’ opera.di Kammy Wong
Un’opera di Kammy Wong

Fra questi l’artista e designer di Hong Kong Kammy Wong, esperta di penjing, tradizione tipica della Cina meridionale, che plasma alberi in miniatura come vere e proprie opere d’arte. La Wong rivisita la tecnica attraverso il linguaggio contemporaneo. Servendosi di ceppi, rami sfoltiti e materiali tratti dagli alberi lavorati dal padre. Gli alberi sono portatori di verità a cui spesso non badiamo, sostiene l’artista. Ciò che vuole fare è innovare senza tradire l’essenza di quest’arte. Nel rispetto del dialogo tra uomo e natura.

Flora Jamieson dal 2003 realizza opere in vetro soffiato, tagliato e colorato manualmente. Cotto in forno e quindi piombato e saldato nella creazione ideata. Sono opere dove ogni elemento deve essere accordato alla luce. Invece di osteggiarla. Forse per questo motivo le sua vetrate sono molto ricercate dai privati.

Sandra Davolio, che da quarant’anni lavora al tornio, imbastisce lavori e vasi in ceramica fondendo forza e fragilità. Vigore e impalpabilità. Attributi che trasferisce nella ceramica e nella tecnica che predilige, la paper porcelain. Trasferitasi in Danimarca negli anni Settanta, è ritenuta un’outsider nel gruppo minimalista danese. Anche se tiene a precisare che nei suoi oggetti c’è sempre qualcosa di vivido, selvaggio e intenso, che rappresenta il suo lato italiano.

 

Un’ opera di Dan Lam
Un’opera di Dan Lam

L’artista americana di origini vietnamite Dan Lam, usa materiali plastici per configurare opere tattili dovute alla schiuma di poliuretano. Dopo averla lasciata estendere, la dipinge con cromie acriliche dai colori accesi, che incuriosiscono l’osservatore. E lo spingono ad interagire. A dubitare prima di toccarle. Di accarezzarle.

Un comportamento prediletto dalla Lam perché sollecita a far uscire la persona dalla condizione di muta contemplazione dell’opera. Portandolo ad esprimere opinioni divere. Per alcuni è qualcosa di giocoso. Per altri è qualcosa di alieno. Per altri ancora, di biologico. Da notare: le piccole punte che assediano i suoi lavori sono ottenute mediante un sac à poche da pasticceria.