09 Ottobre 2026 01:41

Pasolini a teatro. I Turcs tal Friûl in scena a Udine

Foto di scena da I Turcs tal Friul di Pier Paolo Pasolini, con la regia di Alessandro Serra
Foto di scena da I Turcs tal Friul di Pier Paolo Pasolini, con la regia di Alessandro Serra
I Turcs tal Friul è una tragedia del giovane Pasolini ispirata ai persiani di Eschilo, scritta in una lingua capace di restituire la sua natura corporea e musicale

I Turcs tal Friûl (I Turchi nel Friuli) è un atto unico drammatico in lingua friulana scritto da Pier Paolo Pasolini nel maggio del 1944 e pubblicato postumo nel 1976. Il testo torna in scena l’11 e il 12 settembre 2026 in prima nazionale al Teatro Nuovo Giovanni da Udine, con la regia e la drammaturgia di Alessandro Serra. La produzione è parte del progetto di Cinemazero I Turcs tal Friùl 1976-2026: 50 anni dopo il terremoto a cura di Luca Giuliani e Roberto Calabretto.

La fabula trae spunto dall’invasione turca del Friuli del 1499, quando le truppe ottomane distruggono le campagne e i paesi intorno all’Isonzo, sfiorando Casarsa della Delizia. Il dramma vuole testimoniare la tragedia dell’occupazione nazifascista e i dubbi etici vissuti dallo stesso giovane Pasolini: scegliere la preghiera o partecipare alla lotta, alla resistenza armata. Prima del debutto il regista anticipa le modalità interpretative dell’opera pasoliniana. Il cui focus, soprattutto, è nell’accettare la sfida: tradurre in teatro il testo facendo leva sulla potenzialità espressiva della lingua friulana. Una lingua altra rispetto a quella italiana, valutata come idioma del regime.

 

Foto di scena da I Turcs tal Friul di Pier Paolo Pasolini, con la regia di Alessandro Serra
Foto di scena da I Turcs tal Friul di Pier Paolo Pasolini, con la regia di Alessandro Serra

Si è quindi servito di una nuova scrittura scenica ricordando che il giovane Pasolini «si rifà alla più antica opera teatrale dell’Occidente: I Persiani di Eschilo» e lo fa ricorrendo ad una lingua imparata da adulto, «ascoltando i contadini, vocabolario alla mano». Una lingua che, ricorda Serra, «non è fonetica ma poetica e perciò, in qualche modo, musicale». E proprio da queste riflessioni scaturisce la nuova messinscena: Pasolini specifica l’ambientazione ma non elabora uno spazio teatrale, non indica musica o danza.

Parole pure e naturali

«Queste prodigiose mancanze rendono I Turcs l’opera ideale per una scrittura di scena che si attiva a partire dalla poesia», racconta il regista. Per l’autore, nel testo di Pasolini «le parole sono pure e naturali». Un esempio calzante lo si trova in termini come «rosada, che si staglia su tutte. Significa rugiada, ma nel suono c’è una rosa che si schiude. La pronunci e la realtà si distorce in acqua».

 

Foto di scena da I Turcs tal Friul di Pier Paolo Pasolini, con la regia di Alessandro Serra
Foto di scena da I Turcs tal Friul di Pier Paolo Pasolini, con la regia di Alessandro Serra

È anche per questo che il testo pasoliniano è stato selezionato come base di partenza del progetto di Cinemazero. «In occasione del cinquantesimo anniversario del debutto, abbiamo inteso I Turcs come un dispositivo culturale», chiarisce Luca Giuliani, curatore del progetto, «riconoscendogli quell’insieme di pratiche, discorsi, istituzioni, simboli e relazioni che contribuiscono a produrre, di volta in volta, un determinato modo di guardare al Friuli e al mondo».

La prima rappresentazione dell’opera, avvenuta dopo il sisma del 1976, fa parte del momento in cui la realtà stessa del Friuli era stata profondamente distrutta. ». E va oltre l’ appuntamento teatrale: è un incontro tra la parola di Pasolini, la ricerca scenica di Alessandro Serra e la configurazione di un territorio che continua ad interrogare la propria identità, il proprio futuro, la propria tragedia. Che rivive in scena per parlare di una comunità. Per ricordare che dalla catastrofe può esplodere la forza di ricominciare.