
Modigliana, la città natale di Silvestro Lega, a duecento anni dalla nascita, gli dedica una mostra per descrivere il rapporto tra l’artista dei Macchiaioli, il Risorgimento e la trasformazione della pittura italiana
Per i duecento anni dalla nascita, la città di Modigliana (Forlì-Cesena), nella sua Pinacoteca Comunale, celebra con la mostra Silvestro Lega. La causa della patria, la causa dell’arte l’inventore dei Macchiaioli, insieme a Giovanni Fattori. Il movimento toscano sorge a Firenze, il punto di riferimento è il Caffè Michelangelo, tra il 1855 e il 1861, precedendo di molto gli Impressionisti. Anticipando di dieci anni l’abbandono delle rigidità accademiche, optando per la pittura fuori dallo studio. La mostra, in corso fino al 13 dicembre, è a cura di Gianfranco Brunelli ed Elisabetta Matteucci, che hanno selezionato quaranta opere per favorire la rilettura del percorso creativo dell’artista romagnolo.
La mostra di Silvestro Lega a Modigliana
Tra le opere in mostra, emerge Curiosità, dipinto nel 1866 che raffigura l’intimità di una giovane donna in piedi intenta a scrutare con fare furtivo tra le fessure delle persiane in un coinvolgente e suggestivo interno borghese. E Silvestro Lega che dipinge sugli scogli di Giovanni Fattori. Entrambi non sono stimolati dai grandi affreschi, dalle imprese eroiche ma dalla quotidianità del vivere, dai paesaggi ordinari, dai piccoli gesti la cui configurazione è dettata dalle macchie di colore.
I due artisti condividono l’ardore patriottico che sfocia nelle battaglie risorgimentali e nella medesima estetica rivoluzionaria dell’arte. La militanza non è uno stimolo esteriore ma il focus della loro poiesis. La causa della patria e la causa dell’arte si identificano: l’indagine sul vero in pittura si trasforma in una responsabilità civile.

Silvestro Lega a Modigliana. Le sezioni della mostra
La rassegna di Modigliana si articola in cinque sezioni. Nella prima, La formazione e gli esordi. Il rinnovamento purista tra Mussini e Ciseri, si approfondisce la sua pittura basata sull’osservazione analitica della realtà, sulla compattezza della costruzione compositiva e sull’equilibrio tra intensità narrativa ed espressiva. Nella seconda, “A cominciare da me…” Una generazione in guerra. L’arte e gli ideali risorgimentali, ci si sofferma sul periodo tra il 1859 e il 1861, gli anni della Seconda Guerra d’Indipendenza e dell’Unità d’Italia, quando Silvestro Lega e la generazione dei Macchiaioli trovano una voce nuova. Le scene di guerra, gli accampamenti, i soldati in marcia e i protagonisti del Risorgimento sono resi mediante uno sguardo partecipe e profondamente umano. Nella terza, La Macchia e la ricerca del vero morale. Gli anni di Piagentina e la poetica del quotidiano, si parte dal 1860 che segna per Silvestro Lega non solo una svolta storica, ma anche l’inizio della stagione di Piagentina, destinata a diventare il luogo della sua piena maturazione artistica. Nascono in questi anni alcuni dei massimi capolavori di Lega: L’educazione al lavoro, Un dopopranzo (Il pergolato), Passeggiata in giardino e La curiosità. Nella quarta sezione, Elegia del dolore. Una nuova stagione: da Bellariva al Gabbro, continua a dipingere il vero ma il suo sguardo diventa più intimo, meditativo, elegiaco. Le figure sono immerse in una realtà sospesa nel quale il tempo sembra rallentare. Nella quinta sezione, Una scelta popolare degli ultimi anni. L’umanità sincera del Gabbro, la materia pittorica diventa più essenziale, la pennellata più svincolata e frammentata, la luce meno dettagliata e più emotiva. Le immagini sono più intense, sospese tra osservazione e memoria, tra realtà e sentimento.

Tre le sue opere che raccontano eventi storici, accampamenti, soldati in movimento, ci sono i ritratti dei personaggi risorgimentali diventati iconici, da Mazzini a Garibaldi. Nel ritratto del generale la retorica è limitata. La qualità formale del disegno riflette lo studio profondo del soggetto. La luce arriva da un cielo nuvoloso che investa la figura dall’alto accentuando il rosso intenso della camicia. Il foulard uruguaiano e la spada, mostrata più che sfoderata, appartengono all’icona del Generale. Ma il suo sguardo emana un’interiore malinconia. Come a ricordare la delusione di Lega per l’esito tutt’altro che democratico dell’Unità d’Italia. Un sentimento condiviso con gli altri esponenti della Macchia.
In Mazzini morente, dipinto nel 1873, i rimandi culturali comprendono i modelli degli antichi, in modo particolare il Quattrocento toscano, che Lega e gli altri Macchiaioli avevano assimilato e che avevano sostenuto la loro rivoluzione pittorica, non per un superficiale cambiamento o uno strappo formale, ma per un rinnovamento sapiente, qui si allungano fino a raggiungere Giotto. Lega ha sa reso il personaggio solenne. Non privo di una certa grandezza, pur nel momento della morte; ha saputo restituire tutta la forza di una umanità profonda e religiosamente fedele all’uomo Mazzini.

Tra i suoi dipinti più noti, bisogna fare riferimento all’intimismo lirico de L’educazione al lavoro del 1863. In un interno domestico una madre vestita di bianco raffigurata di spalle, insegna ad una bambina dallo sguardo attento a lavorare a maglia; ne La passeggiata in giardino (1864-68) due donne, che indossano abiti eleganti ma semplici intonati a stile di vita all’insegna della sobrietà, passeggiano in giardino in una splendida mattinata di sole. Si muovono lentamente. Sembra di sentire il frusciare della stoffa del piccolo strascico delle gonne sul giardino.
Ne Il pergolato (1868) una luce naturale si insinua tra le foglie posandosi sulla gestualità delle protagoniste, protette dall’ombra, immerse in una accennata malinconia. Sono pere costruite in modo tale da amalgamare gli elementi narrativi con quelli espressivi, la rappresentazione e il sentimento.





