03 Ottobre 2026 23:35

Enzo Cucchi vs CANEMORTO. Generazioni a confronto alla Galleria Poggiali

Enzo Cucchi, Senza titolo, 2026, olio su tela, cm 26x30 Courtesy Galleria Poggiali
Enzo Cucchi, Senza titolo, 2026, olio su tela, cm 26×30 Courtesy Galleria Poggiali
Un dialogo quasi impossibile fra due entità artistiche figlie di un tempo diverso quello messo in scena da Poggiali a Firenze

La Galleria Poggiali di Firenze presenta Enzo Cucchi vs CANEMORTO / CANEMORTO vs Enzo Cucchi, un progetto espositivo inedito e radicale, che mette a confronto due diverse personalità, due mondi con visioni differenti sulla pratica artistica: Enzo Cucchi (Morro d’Alba, 1949), protagonista assoluto della Transavanguardia italiana e CANEMORTO, collettivo anonimo fondato nel 2007 e oggi una delle realtà più originali della scena artistica contemporanea.

Un dialogo quasi impossibile

Un dialogo quasi impossibile fra due entità artistiche figlie di un tempo diverso, eppure messe l’una di fronte all’altra, grazie alla visione e al progetto artistico nato grazie alla Galleria Poggiali. Due sistemi di lavoro, due immaginari e due differenti concezioni dell’autorialità, se così si può dire, visto che dal loro incontro-scontro ne è nato uno scambio continuo di idee, gesti e immagini.

Nel 2022 presso la storica Litografia Bulla di Roma, è il luogo deputato a questo incontro quanto mai fortunato; qui si conoscono Enzo Cucchi e il gruppo CANEMORTO e il processo creativo si accende per approdare anche nella casa dell’artista a Morro d’Alba, nella provincia di Ancona, continuando con continui scambi sviluppati a distanza, quasi in una singolar tenzone dove ad ogni colpo inferto si reagisce con un contraccolpo.

 

CANEMORTO, GOGOETARI, olio e inchiostro calcografico su tela, 120 x 100 cm, 2025, Courtesy Galleria Poggiali
CANEMORTO, GOGOETARI, olio e inchiostro calcografico su tela, 120 x 100 cm, 2025, Courtesy Galleria Poggiali

Ogni opera viene realizzata autonomamente dal rispettivo autore, il risultato però appare un corpus omogeneo che nasce dallo scambio continuo di immagini, idee e suggestioni. L’esposizione riflette questo continuo rimando di stimoli e il dialogare a distanza, attraverso la doppia sede espositiva, ogni nuovo lavoro si misura con quello precedente dell’altro in due esposizioni considerate autonome ma speculari e indispensabili l’una per l’altra.

Il disegno come processo creativo

Il disegno è inteso non come fase preparatoria, ma come linguaggio autonomo, è una tabula rasa sulla quale imprimere un gesto, un segno o per giunta un pensiero, o una serie di pensieri che si manifestano nella loro forma più essenziale. La carta, la tecnica e l’inchiostro calcografico sono le armi scelte per questa querelle artistica. Se per Enzo Cucchi disegnare rappresenta il nucleo generativo della propria ricerca, il seme dal quale generare l’opera; per CANEMORTO è uno strumento libero, istintivo e collettivo, che consente l’uso di tecniche e media differenti. È proprio nel disegno che il confronto raggiunge la sua massima intensità, diventando il luogo in cui le differenze non si attenuano, ma messe alla prova di continuo generano un nuovo humus creativo.

Due sedi due capitoli

Per questa occasione sono state create opere site specific, tele pittoriche di grandi dimensioni di Enzo Cucchi, così come lavori su tela e su legno di CANEMORTO. Nelle due sedi accade che si creino due mondi paralleli, nei quali vigono gli stessi principi stabiliti dagli stessi artisti. Appagante è già solo godere di questa forza generatrice, meritevole di partorire dalla disputa un modo nuovo di fare arte. Lo è di più se il confronto-scontro è fra un padre dell’arte ormai riconosciuto della pittura transavanguardista, oggi acclamato e osannato e tre cani sciolti che letteralmente a sei mani scatenano i loro istinti primordiali.

 

Enzo Cucchi, Senza titolo, 2026, pigmenti e olio su tela, cm 170x212, Courtesy Galleria Poggiali
Enzo Cucchi, Senza titolo, 2026, pigmenti e olio su tela, cm 170×212, Courtesy Galleria Poggiali

Nello spazio di via della Scala 35/A, quello che si apre alla grande via centrale che conduce in piazza Santa Maria Novella, con CANEMORTO vs Enzo Cucchi, è il collettivo, i tre cani sciolti con la maschera, a stabilire le regole del gioco: selezionare le opere, costruire l’allestimento e definire il proprio percorso espositivo. In via Benedetta 3r, spazio più raccolto e potenzialmente “drammatico”, con Enzo Cucchi vs CANEMORTO, è Cucchi a dare il ritmo e a riprendersi trionfalmente la scena. Qui viene installato uno striscione lungo sei metri in edizione a tiratura limitata, realizzato a quattro mani da Enzo Cucchi e CANEMORTO insieme agli autori dei due testi critici, Alessandro Cucchi e Antonio Grulli nel quale, immagini e parole si fondono, contaminando le due sfere creative.

Lo scontro generazionale

Lo spettatore diviene parte integrante della messa in scena e gli viene chiesto di prendere posizione, di scatenare un istinto e schierarsi dall’una o dall’altra parte, in ogni modo, generare un sentimento di appartenenza ad un gruppo. Alla fine questo prender parte consente di riappropriarsi di una visione del mondo che, seppur a volte violenta ed apocalittica, giunge ad un abbraccio che ci espone alla grandezza della pittura, in tutte le sue forme.

Si legge l’influenza patriarcale di Cucchi, che si presta nel gioco al massacro, brucia attraverso le tinte scure, i colori forti, le pennellate di getto, i segni vibranti e istintivi, le figure visionarie fra la vita e la morte, senza però mai perdere fluidità e precisione grafica nella costruzione dell’opera. I “figli”, invece, seppur innegabilmente influenzati dalla grandezza del “Padre”, spingono forte sull’espressività, quasi sino alla deformazione e alla frammentazione del segno. I saggi critici di Alessandro Cucchi e Antonio Grulli, diventano meccanismi di decodifica utili allo spettatore inteso come interlocutore attivo di questo articolato dispositivo di confronto.

 

CANEMORTO, ZALDUN, olio e inchiostro calcografico su tela, 120 x 100 cm, 2025, Courtesy Galleria Poggiali
CANEMORTO, ZALDUN, olio e inchiostro calcografico su tela, 120 x 100 cm, 2025, Courtesy Galleria Poggiali
Il tema del teschio

Un simbolo che la storia dell’arte si porta dietro da secoli nella rappresentazione dell’universale caducità della vita terrena, nella vanitas, come atto finale della bellezza che svanisce, è il teschio. In questo progetto artistico il soggetto del cranio non rappresenta la fine bensì l’inizio della conoscenza, un simbolo di rinascita dalla morte terrena, dalla caducità delle frivolezze quotidiane, un atto di speranza che ripaga con l’immortalità. Piccoli teschi appaiono ovunque in questo viaggio dantesco, in bilico fra la vita e la morte, nel quale il destino si fa spesso beffa di noi. È in questa rilettura che la generazione dei CANEMORTO ritrova la strada maestra di un’arte salvifica, liberatoria e quindi edificante.

Ciò è possibile anche grazie al Padre che fornisce, in uno scambio dialettico, gli strumenti per ricostruire una civiltà abrutita, senza speranza. Il motivo pittorico del cranio torna spesso quasi ossessivo e legato ad una strana divinità canina dal potere apotropaico, chiamata “Txakurra”, che consente ai tre individui di lavorare come un soggetto unico. Questo simbolo non fa paura ma parla della coscienza del limite umano, della sua finitezza, che soltanto gli artisti con la forza creativa del pensiero possono superare.

Enzo Cucchi vs CANEMORTO / CANEMORTO vs Enzo Cucchi
26 settembre 2026 – 27 febbraio 2027
GALLERIA POGGIALI Firenze
Via della Scala, 35/A, Via Benedetta 3r, 50123, Firenze
[email protected]