
Inauguriamo una nuova rubrica di iconografia e iconologia che indaga e ricerca, nello sconfinato panorama della storia dell’arte, gli elementi magici e alchemici che hanno reso i più celebri capolavori scrigni di simbologie e significati spesso reconditi. La prima opera oggetto di riflessione è Giove pittore di farfalle, Mercurio e la Virtù di Dosso Dossi
“Non disturbare il re degli dèi dell’Olimpo”, sembra che Mercurio dica, a mo’ di rimbrotto, alla figura femminile accovacciata, in una ricca veste con panneggi, alla destra della scena. Cosa sta facendo Zeus, di così importante, da tralasciare ai suoi piedi il simbolo del suo potere, la saetta? È intento a… dipingere farfalle.
Giove pittore di farfalle, Mercurio e la Virtù è il titolo di uno dei più celebri dipinti di Dosso Dossi (pseudonimo di Giovanni Francesco di Niccolò Luteri, 1486-1542), pittore italiano attivo alla corte degli Estensi a Ferrara, nello stesso periodo in cui era presente Ludovico Ariosto, di cui Dossi seppe tradurre in immagini non poche suggestioni letterarie – sebbene quest’opera sia stata ispirata dal dialogo Virtus di Leon Battista Alberti.
Realizzato tra il 1523 e il 1524 e conservato nel Castello di Wawel a Cracovia, il dipinto raffigura Zeus – con le sembianze del duca Alfonso I – nell’atto della creazione artistica. Le farfalle da lui dipinte sono simbolo dell’effimero, del pensiero “volatile”, della labilità delle idee. Al suo fianco, e al centro della scena, è Mercurio, riconoscibile dai suoi attributi iconografici: i calzari alati, il petaso, il caduceo. Quest’ultimo rimanda al suo potere di addormentare e risvegliare i viventi, in quanto “conduttore dei sogni” – ma anche simbolo del “senso pratico”.
Per queste ragioni, Mercurio invita la figura femminile a non interrompere Zeus dalla sua attività creativa o sognante (o entrambe le cose): potrebbe trattarsi, come suggerisce tra l’altro il titolo con il quale è nota l’opera, di una Virtù, che vorrebbe condurre Zeus a svolgere azioni più serie. Oppure, della personificazione dell’Aurora, intenta a ridestare il dio dal suo sonno. Secondo questa seconda lettura, Mercurio proteggerebbe quindi il sonno di Zeus (e, quindi, di Alfonso I).




