07 Ottobre 2026 00:00

“Quando l’Italia rinacque”. Il Rinascimento secondo Aldo Cazzullo

La Pietà di Michelangelo a San Pietro
La Pietà di Michelangelo a San Pietro
L’ultimo saggio edito da Harper Collins restituisce centralità ai giganti dell’arte e alle figure del Rinascimento che hanno fatto grande il nostro Paese

Dopo il successo dei libri dedicati a San Francesco e all’impero Romano, Aldo Cazzullo prosegue con un nuovo capitolo che si lega al racconto, assolutamente non epigrafico, di ciò che è stato il territorio italiano nei secoli. Quando l’Italia rinacque. Il nostro Rinascimento appena edito da Harper Collins e forse quello più intriso di fascino. Perché ci dice, con prove alla mano, che il Rinascimento è stato l’unico periodo (forse secondo solo all’impero Romano) in cui l’Italia è stata la vera superpotenza e centro del mondo. Periodo storico in cui ha primeggiato in modo indiscusso in un altro ambito, quello culturale.

Quello che è avvenuto non si può solo spiegare con il resoconto cronologico dei fatti e delle opere giunte a noi, ma bisogna necessariamente prima ricordare che Cazzullo analizza l’intero periodo partendo dalla scintilla iniziale, che è stata il cambiamento nel modo di riflettere l’epoca che le persone si trovavano a vivere. L’uomo, infatti, è tornato al centro e la graduale acquisizione di fiducia e la presa di coscienza sono state le valanghe che hanno fatto sì che intere città, come un unico corpo, abbiano compreso di essere gli artefici del loro destino.

 

Aldo Cazzullo, Quando l'Italia rinacque. Il nostro Rinascimento
Aldo Cazzullo, Quando l’Italia rinacque. Il nostro Rinascimento

Naturalmente, su questo terreno fertile, sono sbocciate alcune delle famiglie più potenti della storia, cito solo i Medici vicino a cui tanto è ruotato. A cascata si sono affermati quelli che oggi consideriamo i maestri assoluti dell’arte: Leonardo, Raffaello, Botticelli e Michelangelo. Ma non bisogna dimenticare che la spinta poderosa di questo cambio di paradigma ha contagiato anche ambiti lontanissimi dall’arte. Il viaggio di Cristoforo Colombo verso il Nuovo Mondo è la punta di un gigantesco Iceberg fatto di micro esplorazioni e ricerca di sbocchi commerciali.

Orgoglio smarrito

Tornando all’arte citata da Cazzullo, ricordiamo Ludovico Ariosto la cui vita coincide con quel Rinascimento maturo in piena espansione. Un’epoca di straordinario splendore artistico e letterario, ma anche di grave instabilità politica, segnata dalle Guerre d’Italia tra potenze straniere (Francia e Spagna). Contrasti che hanno di fatto forgiato l’idea che c’è dietro l’Orlando Furioso, che riflette sia la centralità dell’essere umano tipica dell’Umanesimo e del Rinascimento. Ma con la consapevolezza critica di un mondo in mutamento (simboleggiato, ad esempio, dall’arrivo delle armi da fuoco che mettono in crisi l’antico eroismo cavalleresco).

Ma anche il libro stesso di Aldo Cazzullo è un gioco di contrasti, e infatti dalle corse pazze dell’Orlando si passa al racconto delle tantissime figure femminili, che non sono un corollario ma vere colonne portanti del tempo: lo sguardo alla musa di Michelangelo, Vittoria Colonna, o una rilettura sdoganante di Lucrezia Borgia, sono infatti esempi pratici che descrivono letteralmente un’epoca.

 

La decollazione di san Giovanni Battista di Caravaggio, nella Concattedrale di San Giovanni a La Valletta, a Malta
La decollazione di san Giovanni Battista di Caravaggio, nella Concattedrale di San Giovanni a La Valletta, a Malta

Il punto più alto naturalmente fa intravedere il tramonto, che è quello di un’epoca, ma è anche la visione di un catalogo eterogeneo di ombre e tragedie che sanno di conclusivo. Il rogo di Giordano Bruno, l’abiura di Galileo e la morte di Caravaggio, rappresentano i segni premonitori e sono la firma della Storia. Una storia che si ripete ma, non per questo, lo fa con voci uguali. Fatto, questo, che Cazzullo pare aver notevolmente assimilato.

Il suo stile infatti è sempre giornalistico, divulgativo, fluido e appassionato, ma perennemente capace di unire al rigore storico un racconto piacevolmente narrativo ed estremamente emozionante. Tutto ciò forse coincide anche con l’intento principe di Aldo Cazzullo; ovvero parlare di arte, ma restituendo ai lettori quel senso di orgoglio smarrito e di fiducia, che nel Rinascimento si respirava e probabilmente aiutava tantissimo a respirare.