11 Ottobre 2026 00:12

“Avere fame di vento” di Arianna Pace: l’arte entra negli spazi del Gruppo Elica

Verniciatura presso Saver, Tavullia, ph credit Arianna Pace

L’opera site-specific dell’artista pesarese, vincitrice della XXIV edizione del Premio Ermanno Casoli, è stata realizzata nella sede di EMC FIME a Castelfidardo: un nuovo progetto partecipativo che intreccia arte, impresa, territorio e comunità, incentrato sull’aria e sul respiro

Viene presentata oggi alla Fondazione Ermanno Casoli Avere fame di vento, l’opera site-specific realizzata da Arianna Pace, artista vincitrice della XXIV edizione del Premio Ermanno Casoli, a cura di Marcello Smarrelli, direttore artistico della Fondazione e curatore del Premio. L’opera è stata realizzata presso la sede di EMC FIME, azienda del Gruppo Elica, a Castelfidardo (AN), e l’evento si inserisce nella programmazione della ventiduesima Giornata del Contemporaneo 2026 promossa da AMACI (Associazione Musei d’Arte Contemporanea Italiani).

Il Presidente di Elica, Francesco Casoli, ha dichiarato: “Portare il Premio Ermanno Casoli all’interno di EMC FIME ancora una volta significa creare un’occasione straordinaria per mettere in relazione la nostra identità industriale con la tradizione artigianale di Castelfidardo, attraverso il linguaggio dell’arte. È un dialogo che coinvolge prima di tutto le persone, che invita a osservare gli spazi di lavoro e le attività quotidiane da prospettive diverse per favorire creatività, innovazione e senso di appartenenza di cui abbiamo tanto bisogno, ora più che mai. Grandi sfide sono davanti a noi, solo con un valore aggiunto di innovazione e intuizione potremo vincerle. L’arte sicuramente non basterà, ma deve aiutarci tutti a riflettere sul senso e la necessità di esplorare nuovi orizzonti”.

Nata a Pesaro nel 1995, Arianna Pace esplora il paesaggio come costruzione culturale e percettiva, indagando le connessioni fra storia naturale e presenza umana sotto un profilo “archeologico” per l’utilizzo di una forma di stratigrafia culturale che combina il rigore scientifico alla memoria materiale e immateriale, dando vita a opere caratterizzate da una profonda attenzione al territorio e alle relazioni che ne costituiscono il substrato. “Per il modo spontaneo con cui Arianna Pace si cala nei contesti e si confronta con le persone la sua ricerca si è rivelata particolarmente in linea con gli obiettivi del Premio Ermanno Casoli, in sintonia con l’identità di EMC FIME, che produce motori e sistemi destinati all’assorbimento e all’emissione dell’aria, ma anche con Castelfidardo, famosa nel mondo per la produzione delle fisarmoniche, strumenti musicali che trasformano l’aria in suono”, ha ricordato Smarrelli.

Fondazione Casoli, realizzazione scultura in ceramica presso Verzolini_ ph credit Federico Fabrizi_ 03

Un ponte tra azienda e territorio

Avere fame di vento si configura come un ponte tra azienda e territorio, industria e artigianato, a partire da un elemento comune e profondamente identitario: l’aria. Il titolo si riferisce a un arazzo di Alighiero Boetti presente nella Collezione di Francesco Casoli, che richiama questa materia naturale invisibile eppure indispensabile alla vita. L’installazione, collocata nel giardino che circonda gli stabilimenti di EMC FIME, è composta da due pareti convergenti che definiscono una “stanza” nel senso antico del termine: un luogo di dimora e protezione, ma anche di sosta e di ascolto. Al suo interno si trova una scultura in ceramica di foggia antropomorfa che alla presenza del visitatore si attiva emettendo un suono, elemento da cui prende vita l’intera installazione. Nella scultura, elementi vegetali e animali compongono un paesaggio sospeso, metafora di un soffio vitale, di una brezza leggera, di un respiro corale che diventa ritratto collettivo.

L’artista invita così le persone di EMC FIME a concedersi una pausa, a prendere una “boccata d’aria”: un momento di ascolto e di relazione, nel quale rivolgersi al “Dio del Vento” attraverso un reciproco scambio di respiri.

Arianna Pace, Avere fame di vento, 2026

Un percorso partecipativo con 32 dipendenti

La realizzazione dell’opera è stata preceduta da un articolato percorso partecipativo che ha coinvolto 32 persone di EMC FIME, appartenenti a diversi profili professionali, senza distinzione di ruolo o funzione. I workshop hanno alternato momenti teorici e pratici, a partire da una conversazione tra Arianna Pace e Marcello Smarrelli dedicata alla ricerca e alla pratica dell’artista. Il riferimento all’archeologia diventa qui metodo di indagine, uno scavo stratigrafico che porta alla luce testimonianze sepolte, facendo emergere memorie, percezioni e relazioni altrimenti invisibili. Guidati dall’artista, i partecipanti sono stati invitati a riflettere sul concetto di paesaggio e a immedesimarsi negli elementi impalpabili dell’aria e del vento. Attraverso la manipolazione dell’argilla hanno cercato di dare forma alla domanda posta loro dall’artista: “Qual è il tuo essere vento?”. Con il supporto del sound designer Lorenzo Mandolesi, il respiro dei partecipanti è stato successivamente registrato all’interno di una camera semi-anecoica, utilizzata quotidianamente dall’azienda per testare i propri prodotti.

“Parlare di respiro significa rievocare il corpo nella sua dimensione più impalpabile e sfuggente, ma allo stesso tempo straordinariamente materica. Per comprenderlo davvero è necessario entrare in sintonia con il suo movimento continuo, cogliendone il ritmo e la profondità, per decifrarne le regole, le relazioni, gli spazi, le risonanze” ha ricordato l’artista, aggiungendo: “Entrare in relazione con le persone di EMC FIME è stata un’esperienza sorprendente. Ogni partecipante ha condiviso una parte di sé che difficilmente emerge in ambienti professionali. Lavorare su un concetto apparentemente invisibile come quello del vento e dell’aria ci ha permesso di uscire dalla ‘classica’ rappresentazione, rivolgendo lo sguardo all’interno per generare nuove connessioni. Spero che Avere fame di vento diventi un luogo per la comunità aziendale e uno spazio di cura verso l’altro”.