
Continua il periodo complicato delle gallerie: stavolta da Hong Kong arriva la notizia della chiusura di una sede di Tang Contemporary, mentre a Bruxelles chiude dopo quindici anni Super Dakota
Nello scacchiere globale dell’arte, in Europa, Asia e Stati Uniti, non c’è una settimana di pace. Dopo l’annuncio recente dell’abbandono della sede di Vienna di Eva Presenhuber, arriva la notizia di altre due chiusure: a Hong Kong abbassa la serranda una delle sedi di Tang Contemporary, una delle big asiatiche sempre presenti ad Art Basel, accusata da fornitori, locatario e artisti di ingenti somme non corrisposte. In mezzo alla tempesta resteranno operative le sedi di Bangkok, Pechino, Seul, Singapore e la seconda di Hong Kong, nel Central District. Stando alle informazioni, la galleria avrebbe circa 200mila dollari di affitto insoluto, spese di gestione e interessi non pagati a Grand Apex Ltd., proprietaria dello spazio, che è stato posto sotto sequestro dagli ufficiali giudiziari. Non solo, anche diversi artisti hanno dichiarato di essere in credito, spesso di alcune decine di migliaia di dollari – che, lo sappiamo bene – per alcuni valori di opere e costi di galleria, sono decisamente briciole: “Abbiamo avuto molti anni buoni e, quando gli affari andavano bene, abbiamo sempre sostenuto i nostri artisti – che significasse produrre cataloghi per loro o investire in promozione mediatica per le loro mostre. Finché avevamo il budget, cercavamo di soddisfare le loro richieste. Quindi ora, con la situazione difficile, spero che possano capire”, ha dichiarato Vivian Har, direttrice di Tang al The Art Newspaper, confermando che un piano di recupero già è in atto.
Dall’altra parte del mondo lo spazio belga fondato da Damîen Dakota (Damîen Bertelle-Rogier), Super Dakota, abbasserà definitivamente il sipario alla fine di ottobre. L’ultima mostra è la personale di Adrian Geller, in chiusura questa settimana.
“È stato un grande viaggio, ma dopo 15 anni il modello di una galleria d’arte commerciale non corrisponde più alle mie ambizioni. Voglio continuare a sostenere gli artisti attraverso altre piattaforme e altri modelli”, ha scritto il fondatore Damîen Dakota, annunciando anche che il progetto “continuerà come spazio di ricerca curatoriale, lavorando a stretto contatto con artisti, collezionisti e istituzioni per costruire collezioni e progetti focalizzati sulla rilevanza storica e sull’estetica”. Inoltre, Dakota lancerà il MeatSpace Institute of Arts, da lui descritto come “un’istituzione all’intersezione tra arte e gaming, progettata per rendere la cultura radicalmente accessibile a chiunque, ovunque, e per ripensare il ruolo dei musei e delle istituzioni artistiche nel futuro”.
Aperta nel settembre 2013 con l’obiettivo di presentare “mostre all’avanguardia e coinvolgenti, nella prospettiva di un’arte contemporanea esigente che affonda le sue radici nella storia dell’arte”, secondo una descrizione fornita a Independent, la fiera d’arte newyorkese, Super Dakota ha partecipato a numerose kermesse internazionali, tra cui la stessa Independent, NADA Miami, Liste Basel, Frieze London e Art Basel Miami Beach.




