15 Ottobre 2026 23:03

Doveva essere qui? Gabriele Landi in mostra a Firenze

Gabriele Landi. Doveva essere qui?, Srisa Gallery, Firenze
Gabriele Landi. Doveva essere qui?, Srisa Gallery, Firenze
Fino al 28 ottobre Srisa Gallery presenta un’opera monumentale alla quale Landi lavora per quasi un anno

Doveva essere qui? È la nuova mostra personale di Gabriele Landi, a cura di Federico Giannini, ospitata alla Srisa Gallery di Firenze, fino al 28 ottobre. L’artista ligure porta nel capoluogo toscano un’opera monumentale alla quale lavora per quasi un anno in maniera infaticabile.

L’opera monumentale e la tecnica

Una mappa dipinta, intagliata, posta nella sala centrale, in una galleria che offre uno spazio pubblico nel cuore della città senza fini commerciali, all’interno di una scuola internazionale. La rappresentazione di un non luogo, nel senso che non esiste nella realtà, o meglio, è frutto dell’immaginazione dell’artista, della sua visione del mondo e dell’esistenza. L’immaginazione è la vera componente che può descrivere questa opera definita come Mappa, che rimane indefinita e che prende vita nei tagli della carta di cui è composta.

Si possono leggere sui passaggi di colore, i confini di una geografia descritta e appunto immaginata. Un rotolo di carta d’acquerello lungo 10 metri e alto 1,40, diviso in quattro parti uguali e dipinto fronte e retro, stendendo i fogli a terra nel proprio studio e disegnando, con colori fluorescenti sul retro di ciascun foglio, rosa e arancione principalmente. Le forme ricordano una mappa in una composizione dalla dimensione complessiva di 250 x 560 cm.

 

Gabriele Landi. Doveva essere qui?, Srisa Gallery, Firenze
Gabriele Landi. Doveva essere qui?, Srisa Gallery, Firenze

I colori utilizzati sono fluorescenti, davanti e dietro, alla fine l’artista appone un ultimo strato bianco per stemperare il colore brillante. Lo strumento utilizzato come guida per l’intaglio è una griglia di linee, i quadrati sono di 0,7 mm di lato, separati da una trama di 2 mm di spessore. Data la grandezza dei fogli, Landi ha dovuto lavorare srotolandoli pochi centimetri alla volta, procedendo a mano libera al taglio di ogni singolo quadratino, prima in verticale e poi in orizzontale, uno dopo l’altro, con una piccola lama affilata, nel suo studio.

Conclusa questa prima fase, l’artista ha riportato il proprio banco da lavoro vicino all’ingresso dello studio e ha cominciato a tracciare, sul retro di ogni foglio, la fitta griglia svuotando completamente la griglia nei punti in cui non erano state dipinte forme. Lasciate, invece, a brandelli di carta, i punti dove sono state dipinte isole, penisole, promontori, con l’intento di disegnare la mappa di un luogo inesistente, attraversabile soltanto con l’immaginazione.

Un mondo immaginato

Questa opera è l’impresa che giunge dopo le precedenti dal piccolo formato, dalle dimensioni decisamente più ridotte, anche se la matrice è la medesima e così la tecnica di esecuzione, iniziata da Landi intorno al 2024. Infatti, un lavoro che si muove in questa direzione è stato realizzato proprio quell’anno, per la mostra Raggio Verde a cura di Michela Eremita presso il Museo Nazionale dell’Antartide a Siena. Questa volta le dimensioni sono notevolmente superiori e ci sono delle sostanziali differenze nel modo in cui è stato realizzato il lavoro.

 

Gabriele Landi. Doveva essere qui?, Srisa Gallery, Firenze
Gabriele Landi. Doveva essere qui?, Srisa Gallery, Firenze

La Mappa vuol essere una reinvenzione del planisfero, nella rappresentazione di un viaggio in un mondo immaginario dove ciascuno possa cercare la propria meta. Il territorio che trova la sua rappresentazione attraverso la ripetizione della segnatura sul foglio, il ricorso all’esperienza della terra di confine, la luce che cambia repentina mentre il tempo muta le cose in un eterno e inesorabile movimento. Nell’allestimento l’opera è stata inserita in teche in plexiglass, soluzione che consente di proteggere e qualificare, risultando particolarmente adatta ed efficace ad accogliere la rifrangenza della luce e preservare il delicato rotolo di carta spiegata.

Sul suo lavoro e sul titolo della sua personale Gabriele Landi dichiara: “Mi piace il fatto che il titolo della mostra sia una domanda e che questa domanda non abbia una risposta, ma evochi il dubbio e lasci spazio all’incertezza, come un appuntamento mancato, doveva essere qui? Trovo che il cortocircuito che si viene a creare fra il titolo che evoca un’assenza, l’incertezza di trovarsi nel posto sbagliato e il fatto che il lavoro che presento in questa esposizione sia la mappa di un luogo inesistente, amplifichi di per sé una dimensione paradossale che sembra metterci davanti alle nostre più solide incertezze”.

La dimensione del cercare, del sentirsi sempre altrove, magari di vivere nel “posto sbagliato” è molto diffusa nell’uomo della contemporaneità che risiede per ragioni di lavoro nelle grandi città, alienate dai meccanismi del sovraffollamento, in una separazione inesorabile dal soddisfacimento dei propri bisogni interiori. La dualità di questa condizione, positiva e vitale ma contrapposta ad un lato sofferente e decadente, si ritrova nell’immagine di Landi: una tela che descrive in simultanea la presenza e l’assenza, il pieno e il vuoto, gli strati di pittura, brillanti nel recto e più scuri nel verso, la fragilità nei quadrati di carta che cascano e il loro movimento irrefrenabile e ripetitivo.

 

Gabriele Landi. Doveva essere qui?, Srisa Gallery, Firenze
Gabriele Landi. Doveva essere qui?, Srisa Gallery, Firenze
Il dubbio, l’incertezza, la sospensione della realtà

“…Una cartografia che disorienta, che non offre bussole né punti cardinali, ma si limita a somministrare incertezze, evocare dubbi, vaghezza, sospensione. È il capitolo più recente d’una ricerca che continua a esplorare i confini tra pittura e scultura, tra figurativo e astratto, tra presenza e assenza con una levità che non ha a che fare col peso, semmai con l’intensità delicata d’un procedere che riesce a essere a un tempo scrittura e tessitura, intaglio e pittura, disegno e scultura e che invita lo sguardo a tornare più volte su ciò che crede d’aver già visto”.

Queste le parole di Federico Giannini, critico d’arte e curatore della mostra, che fornisce una chiave di lettura per i nuovi lavori di Gabriele Landi, pieni di ritualità, di gesti lenti e ripetitivi, fatti di una materia fragile e inconsistente ma potentemente evocativa, nella quale i pensieri non si impongono con una lettura precisa e univoca, bensì spingono a riflettere e trovare il proprio mondo. Come riflette Giannini nella sua appassionata analisi, la mappa d’invenzione offre l’opportunità di trovare la propria mappa geografica e, dunque, il proprio posto nel mondo.

L’ispirazione e i luoghi dell’anima

Quando si chiede a Landi dove nasce l’ispirazione e semmai esista un luogo nella memoria che ha dato l’avvio a questa fortunata serie, dove risiede l’essenza del piacere dell’immaginazione che ha provato, in quale luogo, in quale spazio, lui risponde: “Le prime carte geografiche che ricordo di aver avuto fra le mani erano quelle che raffiguravano i sentieri, le montagne, i ruscelli, le foreste intorno a Padola, un piccolo Comune del Comelico Superiore, non lontano dalle Tre Cime di Lavaredo e dal Passo di Monte Croce Comelico, ultimo avamposto della Provincia di Belluno. In questa zona andavo in montagna da piccolo, in estate. Le carte le usava mio padre che all’epoca, con una serie di amici, percorreva i sentieri per raggiungere i rifugi della zona, cosa che sarebbe piaciuta molto anche a me, ma ero piccolo…”.

Le carte sono il mezzo migliore per pianificare come raggiungere le vette delle montagne, ma a questo punto subentra l’immaginazione: perdersi nei misteri dei luoghi, viaggiare nello spazio della fantasia, incontrare le “anime” perdute che popolano i boschi. Accade proprio così in questa valle che è stata palcoscenico delle trincee e delle battaglie della Prima Guerra Mondiale. Quanti giovani, quante anime perse sono rimaste a vagare in quei luoghi silenziosi dalla natura mozzafiato, dalle cime imponenti che si stagliano nel cielo plumbeo, la nuda roccia, i boschi profumati di conifere e la luce che, repentina, fugge e segna il passare del tempo.

 

Gabriele Landi, Mappa, 2025-2026, 250x560 cm, Emulsione vinilica su carta intagliata
Gabriele Landi, Mappa, 2025-2026, 250×560 cm, Emulsione vinilica su carta intagliata

Personalmente ritrovo in questo artista umile, didattico nel racconto dei suoi lavori, le opere di Maria Lai, le sue Geografie, iniziate negli anni Ottanta del Novecento, che nascono dall’intreccio tra viaggio, esplorazione, racconto e scrittura. Nel suo caso la fragilità del mondo, con le sue catastrofi guerre e frane è descritta attraverso il filo, la stoffa, così come Landi usa la carta, il taglio e il colore. In entrambi c’è l’amore e la visione della propria terra, la Sardegna e la Liguria; le mappe che non sono strumenti topografici reali ma lettura e rifacimento di mondi, attraversano planisferi, meridiani e paralleli, superando i confini della realtà e dando spazio al respiro del mondo, all’immaginazione e alla poesia dell’anima.

Gabriele Landi. Doveva essere qui?
A cura di Federico Giannini
Fino al 28 ottobre 2026
Srisa Gallery
Via San Gallo 53R, Firenze
https://srisa.gallery/