
A Palazzo Barbantini-Koch, di recente entrato a fare parte del progetto “Poli Culturali BPER. Un Sistema di Patrimonio Diffuso”, una mostra indaga la simbologia dei fiori nella pittura e nella scultura tra Otto e Novecento, con opere da Hayez a Casorati
Ruota attorno a un elemento iconografico, il fiore, portatore di immagini e significati che riflettono sulla caducità dell’esistenza, la mostra Vanitas. Fiori e simboli, da Hayez a Casorati, in corso fino al 31 gennaio 2027 presso Palazzo Barbantini-Koch a Ferrara, di recente entrato a fare parte del progetto Poli Culturali BPER. Un Sistema di Patrimonio Diffuso.
Realizzata da La Galleria BPER, l’esposizione a cura di Fernando Mazzocca ed Elena Lissoni (e prodotta in collaborazione con 24 ORE Cultura) ripercorre l’evoluzione della pittura di fiori nell’arte italiana tra Ottocento e primo Novecento, da Francesco Hayez a Felice Casorati. “Il genere della ‘vanitas’ — tradizione figurativa che usa la fragilità dei fiori come specchio della precarietà dell’esistenza — diventa qui la chiave per rileggere un’intera stagione dell’arte e del pensiero. Le inquietudini del Romanticismo, le tensioni del Naturalismo, le oscure risonanze del Decadentismo, le suggestioni del Simbolismo: tutto converge nel petalo di una rosa, nel gambo spezzato di un giglio, nella luce che declina su una natura morta”, sottolinea una nota degli organizzatori.

40 opere tra dipinti e sculture, intercalate in cinque sezioni, raccontano come i fiori siano stati non solo rappresentati nell’arco di due secoli, ma anche il modo in cui essi siano divenuti una sorta di cartina al tornasole per interpretare e tradurre sentimenti e inquietudini della borghesia di quel tempo. E non solo dal punto di vista figurativo. “La mostra sceglie una prospettiva inedita, in quanto accanto alle opere pittoriche e scultoree — tra cui il dialogo, proposto per la prima volta, tra Hayez e Vincenzo Vela — il percorso intreccia le emozioni della poesia tra Romanticismo e Decadentismo, da Manzoni al Leopardi della Ginestra — il ‘fiore del deserto’ simbolo del coraggio di sopravvivere — da Baudelaire al D’Annunzio dell’Alcyone, con i suoi fiori simbolisti, mitici cantori dell’unione panica con la natura. Per concludere con Pascoli e i protagonisti della letteratura crepuscolare come Gozzano e Palazzeschi. I versi immortali de ‘Les Fleurs du Mal’ risuonano accanto alle tele, e il confine tra vedere e sentire si fa sottile, permeabile, vivo”.

Vanitas. Fiori e simboli, da Hayez a Casorati. Le sezioni della mostra
Nello specifico, la prima sezione, dedicata alla fragilità dei fiori recisi e ai nuovi confini della natura morta, prende le mosse dalla passione botanica che pervade la società europea già dalla fine del Settecento, traducendosi poi a livello figurativo nel ritorno alle composizioni floreali. Caposcuola in tal senso fu Francesco Hayez, di cui viene presentato per la prima volta al pubblico il dipinto Vaso dei fiori, oltre a “specialisti del genere” come Luigi Scrosati e Tommaso Castellini.
La seconda sezione esplora le inquietudini romantiche tra ritratto e scene di genere, con opere di Francesco Hayez e Giuseppe Molteni, i fratelli Domenico e Gerolamo Induno e Giuseppe Bertini. In questa sezione troviamo anche artiste, come Amanzia Guérillot,
La terza sezione è dedicata alle nuove sperimentazioni del naturalismo e alle impressioni dalla realtà. La nomina nel 1863 di Luigi Scrosati alla Scuola d’Ornato dell’Accademia di Brera aveva già sancito il riconoscimento ufficiale del genere, che vede impegnati giovani artisti come Odoardo Borrani, Filippo Carcano e Cesare Tallone, oltre alla figura di Ettore Tito.
Con la quarta sezione il percorso si addentra nel Simbolismo, con interpreti quali Gaetano Previati, Felice Casorati, Emilio Longoni e Francesco Lojacono.
La mostra si chiude con una sezione dedicata alla sfida della scultura, dall’Ottocento al contemporaneo, con i nomi di Vincenzo Vela e Luigi Marchesi e, nel Novecento, di Gigi Guadagnucci.



