
Doppia sede per la mostra fotografica di Onofri, la Fondazione Querini Stampalia e la Galleria 200C Giudecca
Nella mostra fotografica in due parti Pellestrina isola sottile di Anton Giulio Onofri (nel senso che fa dialogare due contesti veneziani diversi: l’istituzione storica della Fondazione Querini Stampalia e lo spazio contemporaneo della Galleria 200C Giudecca), a chi osserva può succedere che gli guizzi dentro il punctum. Come scrive Roland Barthes nel suo saggio del 1980, La camera chiara. Nota sulla fotografia. Il dettaglio imprevisto che punge, relativamente decentrato dell’immagine. Si ipotizza non voluto dal fotografo ma che potrebbe coinvolgere chi guarda. Impossessandosi della sua attenzione, della sua sensibilità.
Determinando un immediato e personale legame emotivo. Legame che insorge in quanto le foto di Onofri non sono una semplice registrazione. Una pura trascrizione meccanica. Presuppongono un’elaborazione, un’ideologia dell’angolazione, del taglio. Quale potrebbe essere allora la porzione di contenuto, solo in apparenza emarginato, dell’oggetto fotografato che potrebbe pungere chi guarda? la sedia.
Still life
Impressa in alcuni scatti di Onofri, in genere sulla destra dell’immagine, si caratterizza per una cromia rossa o gialla vivace. Inquadrare un oggetto decontestualizzato, che potrebbe sembrare banale, richiama senza dubbio il codice formale e concettuale dello Still life, la natura morta. Le sedie vuote accostate ai muri colorati delle abitazioni non sono lì per essere usate in attesa di un corpo. Si trasfigurano in rigorose forme cromatico-geometriche. Si trasformano in entità scultoree statiche, alla stessa stregua delle mele di Cézanne o delle le bottiglie di Morandi.

In altre parole, le sedie restano tali, ed ecco l’originalità di Onofri, ma sono scollegate. Estraniate dal loro uso, neutralizzate. Il loro significato come utensile viene sospeso. Disposte in modo controllato nello spazio, sono immerse in un’atmosfera metafisica. L’oggetto sembra custodire una presenza che non c’è, che connota in modo incisivo la natura morta fotografica.
Il percorso
Il progetto nasce quando Onofri a fine estate, si allontana dai riti della Mostra del Cinema del Lido per esplorare l’isola di Pellestrina con la fotocamera del suo smartphone. Conquistato dall’esperienza, vi ritorna in pieno inverno con una Leica professionale. Questa alternanza si è materializzata in due sezioni distinte per una scelta curatoriale di Cristiana Collu e Olga Strada. Gli scatti estivi alla Galleria 200C Giudecca dove la narrazione si basa su un ciclo di 12 immagini. Con le calde e vibranti tonalità delle case dei pescatori ridipinte, che si succedono lungo l’isola a formare un arcobaleno grafico.

Gli scatti invernali allo Space Q della Querini Stampalia. La sezione ospita 5 grandi immagini che danno una visione opposta, rarefatta e silenziosa dell’isola. Senza turisti e senza la calca estiva, Pellestrina mostra la sua vera dimensione: quasi un “osso sottile” proteso nel freddo della laguna.
Il silenzio. Il vuoto
Le immagini scattate potrebbero essere definite “ritratti del silenzio”. Non ci sono presenze umane. Possono essere intuite mediante i segni lasciati: le strette architetture, le finestre affiancate con le ante perfettamente allineate, le tende tirate, i fiori nei vasi ma non c’è azione di sorta. Ciò che predomina è il vuoto. Non come horror vacui, ma come condizione preliminare e necessaria per favorire la comprensione, nel profondo, di ciò che si sta osservando. Le immagini sono amplificate dal testo inedito dello scrittore veneziano Giovanni Montanaro che aiuta il visitatore a decodificare la transizione geografica e psicologica di Pellestrina.



