
Pezzi di vita quotidiana nel ready made secondo D’Avola-Corte, in mostra da THEPÒSITO Art Space
Lo spazio espositivo perde la sua funzione di contenitore di manufatti e si tramuta in una cavità tridimensionale, un utero nel quale l’esperienza diviene una vera e propria immersione lungo le pareti di un pozzo della memoria. Si tratta di un lavoro denso di ricerca sulla materia, interessato al fatto che l’involucro espositivo, come per altri progetti, cambi forma a seconda di ciò che espone.
Riccardo D’Avola-Corte ha il suo studio pieno di oggetti di recupero, ad esempio, bacchette da sci, scovati nei mercatini e spesso inusuali per quella zona; il principio è il riutilizzo di strumenti della vita quotidiana, ready-made nei quali la funzione dell’oggetto perde il suo significato e acquista valore nel gesto stesso dell’artista.

I pilastri del cielo
La serie di sculture I pilastri del cielo (2025-2026) si sviluppa in altezza, nello spazio in verticale, come totem dalla struttura filiforme, figure ibride, creature nate dall’unione imprevedibile di sci e racchette, nelle quali gli elementi naturali vengono uniti, anzi legati, con una precisa volontà, ad elementi industriali come delle fascette di plastica.
Gli oggetti sono posizionati secondo una logica precisa, ricoprendo una posizione aerodinamica con due rette che si incrociano e svettano assecondando spinte verso il basso e verso l’alto. È l’immagine del volo, dell’aspirazione al cielo, della lotta continua contro il male e le resistenze all’assoluto; la fragilità e l’equilibrio che sostengono nella loro antitesi il mondo.
Sembra che l’artista, per sua stessa ammissione si sia ispirato agli Arcangeli combattenti delle storie bibliche, figure potenti che hanno il compito di difendere e portare guarigione fisica e spirituale anche attraverso lo scontro contro il maligno, come guide che liberano le anime dalle tenebre.
Altra simbologia è quella del rovo, che avvolge tutta la superficie delle bacchette che può alludere alla Passione di Cristo, alla corona di spine che ricorda la lacerante sofferenza del corpo dilaniato, al senso di un’umanità sofferente. La forma degli sci incrociati è quella della croce di Sant’Andrea, la crux decussata, legata al martirio del santo; per associazione libera, la forma della croce che indica pericolo per i passaggi a livello.

Macbeth e la simbologia del casco
Esiste una duplicità nei lavori di D’Avola-Corte: l’identità umana e la natura organica. La personificazione di materiali in soggetti viventi, strane creature che prendono corpo anche a partire dal loro collocamento nello spazio allestito. Macbeth (2025-2026) è un ciclo di opere, una serie di caschi da motociclista, lavori unici site-specific, pensati per essere protagonisti assoluti che dominano la scena nelle loro composizioni incatenate.
Questa architettura di caschi, tradizionalmente concepiti a difesa del cranio, come barriere isolanti dall’impatto esterno, vengono aperti, svuotati, trafitti e lasciati sospesi a mezz’aria. Il casco è una protezione al pensiero, avvolge la testa e l’artista li seziona tutti distruggendone la funzione originaria, inserendo all’interno lavori dipinti su tavola, un inserto, integrato in maniera impercettibile.
Torna qui il tema del rovo e delle spine e l’elmo perde ogni connotazione protettiva esponendo ai pericoli del mondo la scatola cranica di una mente tormentata. Sembrano un reliquiario moderno che trattiene, come una prigione di ferro e plastica, le ossessioni e i fantasmi della coscienza. Qui il riferimento al personaggio shakespeariano, quel Macbeth, re corrotto e assassino, che è l’archetipo dell’antieroe, colui che, spinto dalla malefica ambizione della consorte, perde tutto a causa di un desiderio smisurato, divorato, alla fine, dai rimorsi della coscienza.

Ciò che è tolto è restituito
In contrapposizione la serie Anti-Macbeth, che riprende gli scarti dei caschi quasi a ricostruire ciò che è stato tolto all’umanità. In The flying ghosts into my vertical pool, l’opera di D’Avola-Corte si rivela un corpo nudo e tagliente, vulnerabile e pungente, oscillante tra la tentazione di sprofondare nella materia e la spinta a volare via. Le sculture sono un concentrato di pensieri agitati che inquietano e plasmano lo spazio che li circonda.
Lo spettatore è rapito già da un primo sguardo, concentrato nel riconoscere l’invisibile che abita nei corpi, che attraversa la materia e la riplasma. D’Avola crea uno spirito vitale in oggetti e muta la loro essenza in carne e memoria. La verticalità nello spazio e la speranza di un riscatto dell’umanità tornano con i fiori di cardo essiccato, a simboleggiare resilienza, protezione e nobiltà d’animo.
I titoli delle opere sono lunghissimi quasi a dare una lettura precisa e indirizzata dei soggetti, diretta dallo stesso autore, cosa assai rara o quantomeno inconsueta. Creare una scultura partendo da oggetti rimaneggiati significa studiarne il rapporto con l’innocenza originaria della natura.

L’architettura del totem
In Un anno di quadri fanno una scultura (2026) il processo di accumulo e personificazione raggiunge un livello riflessivo più profondo. La scultura appare come un monolite costituito alla base dai quadri realizzati dall’artista tra il 2025 e il 2026, nei quali la bidimensionalità si trasforma presto in una monumentale tridimensione verticale, un anelito verso il Cielo. Una colonna di oggetti pittorici su tela stretti da fascette è sormontato da una tanica in latta di acquaragia e un blocco di gesso con le tracce di un lavoro iniziato.
Contenuto e contenitore dell’arte in sintesi, le opere e gli strumenti per realizzarle, l’oggetto finito e frammentato. Ancora il simbolo e la personificazione: un solvente che cancella l’atto pittorico, il gesso che pietrifica in un unico blocco l’atto creativo e umano del dipingere. Una nuova epifania, una nuova nascita, una nuova presenza che è la summa di tutte le anime, dalla natura all’umano e oltre.
The flying ghosts into my vertical pool
Riccardo D’Avola-Corte
A cura di Lorenzo Rubini
Fino al 31 ottobre 2026
THEPÒSITO Art Space
Via del Parco 1, 05035 Narni Scalo (TR)
www.theposito.com



