
Bosetto e la solitudine in scena all’ex-Teatro dell’Oriuolo e alla Strozzina, tra disegno, scultura, installazione e performance
Se la solitudine, anzi le solitudini non fossero soltanto una condizione di sofferenza e isolamento ma spazi da riempire con creatività e resilienza? Nessuna ricetta di guarigione o un manuale, un prontuario su cosa, quando e come fare in caso di necessità. Il nuovo progetto di Benni Bosetto, artista lombarda, attiva fra disegno, scultura, installazione e performance, sviluppa questa interessante e provocatoria tesi insieme a Fondazione Palazzo Strozzi e agli studenti del Master in Curatorial Practice dello IED Firenze.
“The Ballad of the Blue Kind” guarda la solitudine come uno stato in fieri, un avvenimento in continua trasformazione, così come sempre diverse e mutevoli sono le anime e le vite di chi vive questa condizione. Diverse sono le testimonianze, le età, le esperienze; comune, invece, è la linea sottile che limita il dramma all’ironia, la malinconia alla resilienza. Musica, canto e performance sono strumenti del racconto, della ricerca nella profondità del tema delle solitudini. Gli spettatori sono chiamati all’interazione con mondi privati nei quali prendono forma suoni, ricordi e memorie di un universo interiore.
Tanti i disegni gli oggetti composti e ricomposti, che hanno una funzione quotidiana e vengono messi a disposizione in un ambiente protetto studiato per essere scoperto, in un tempo diluito, dallo spettatore. Un musical della solitudine nel quale la ciclicità della struttura della ballata si snoda attraverso le voci e gli accordi in un ritornello che si impone nella memoria di chi la ascolta. Un canto profano, voci che si accompagnano attraverso ripetizioni, sequenze dolci e a volte profonde alla musica strumentale.

Cinque voci. Corpo e voce in performance alla Strozzina
A Palazzo Strozzi, negli spazi della Strozzina, Bosetto opera una messa in scena, una performance site-specific con cinque personaggi che in altrettanti ambienti, costruiti con scenografie apposite, danno voce e sonorità al proprio mondo privato. Le loro melodie sono teatrali, a volte eccessive e provocatorie, pungolano la coscienza di chi le ascolta e ne guarda i movimenti.
È puro teatro, narrazione per immagini e ascolto. Magari immedesimazione, il limite di una scatola scenica costruita ad arte: elementi tessili con pattern a griglia suggeriscono l’isolamento e il senso di reclusione generato dalla solitudine. Corpi e oggetti che diventano una nuova creatura ibrida, novelli frankenstein come nella performance della donna a terra con la testa nel frigidaire. Qui uomini e donne si accostano ad oggetti di uso comune che hanno perduto la loro funzione strumentale per narrare una forma nuova di vita. Nella Strozzina si dà corpo alla solitudine, piena e consapevole.

Il racconto introspettivo all’ex Teatro dell’Oriuolo
L’eco di quella solitudine raggiunge il Teatro e lo veste con drappi di colore blu, dalla consistenza traslucida; scendono morbidi a terra e celano sedute singole che favoriscono un’esperienza contemplativa, lenta, offerta a ciascun visitatore. Tutte le sfumature del blu, il colore per antonomasia legato alla malinconia, al senso di abbandono e isolamento.
In un’atmosfera sospesa, quasi metafisica, gruppi scultorei dalle dimensioni ridotte appesi alle pareti ad altezza delle sedute, si offrono agli occhi e alla mente per essere scrutati, indagati, attraversati attraverso i loro piccoli e minuziosi particolari. Oggetti di uso comune, disegni, diventano animati, nell’accezione primitiva del termine, riescono a rubare l’anima di coloro che vi entrano in contatto. In un animismo contemporaneo, gli oggetti incarnano emozioni e Bosetto cuce spazi e tempi per sua performance con delicatezza e sensibilità.

Il progetto di curatela partecipativo e il coinvolgimento del Teatro del Maggio Fiorentino
I curatori del progetto, Daria Filardo, coordinatrice Arte di IED Firenze e Martino Margheri, Fondazione Palazzo Strozzi, prendono parte a questa trasformazione che porta al raggiungimento di una forma finale, mediante diverse declinazioni, mai imponendosi o facendo prevaricare una voce ma con reciproco ascolto. La realizzazione ha messo in gioco punti di vista, riflessioni, letture e riletture di uno stesso argomento.
Questa reciprocità è elogiata, come le idee che prendono forma attraverso il confronto e la responsabilità delle scelte, da Benedetta Lenzi, Direttrice IED Firenze che sottolinea: «La disponibilità dell’artista a condividere una ricerca ancora aperta rende questo incontro particolarmente prezioso: ciascuno porta il proprio sguardo e accetta che possa cambiare nella relazione con gli altri. È in questa reciprocità che riconosciamo il valore del progetto, un’esperienza dalla quale anche noi, come scuola, possiamo uscire trasformati».
Il casting dei performer alla Strozzina, i musicisti, le basi musicali, gli strumenti sono frutto di un processo di continua revisione e limatura operato in primis dall’artista. Storie di solitudini attraverso artisti e immagini care alla storia dell’arte, come le visioni newyorkesi taciturne di Edward Hopper, mettono in campo il suo immaginario personale e lo offrono agli occhi e alle orecchie di chi saprà essere in ascolto. Straordinaria la partecipazione delle maestranze del Teatro del Maggio Fiorentino, per le scenografie e le performance musicali e corali, che apportano a questo inedito esperimento il valore e la magia del racconto teatrale.
The Ballad of the Blue Kind
A cura di Daria Filardo e Martino Margheri
22 ottobre-23 dicembre 2026
ex-Teatro dell’Oriuolo, IED Firenze (Via dell’Oriuolo, 31)
lunedì-venerdì, 9.00-18.00 – ingresso gratuito



