
Dalla storica direzione del Castello di Rivoli allo Stedelijk di Amsterdam, si è spento a 84 anni uno dei padri della critica dell’arte contemporanea.
Si è spento ad Amsterdam all’età di 84 anni Rudi Fuchs, storico dell’arte, critico e curatore olandese tra le figure più influenti e anticonformiste della cultura visiva degli ultimi cinquant’anni. Capace di ridisegnare il ruolo stesso delle istituzioni museali, Fuchs ha trasformato l’allestimento espositivo in un vero e proprio atto di interpretazione, ponendo sempre al centro la sacralità dell’opera e l’esperienza visiva dello spettatore.
La sua carriera prende il via dal Van Abbemuseum di Eindhoven di cui assume la guida nel 1975 promuovendo con decisione la pittura europea e i maestri dell’Arte Povera. Nel 1982 arriva la consacrazione internazionale con la direzione di Documenta 7 a Kassel, traguardo che lo vede tuttora come l’unico curatore olandese ad aver guidato la celebre rassegna tedesca.
Il suo legame con l’Italia si consolida nel 1984, quando gli viene affidata la primissima direzione del Castello di Rivoli: sotto la sua visione, la residenza sabauda si trasforma rapidamente in un punto di riferimento globale per il contemporaneo. Successivamente, dopo la guida del Gemeentemuseum dell’Aia, nel 1993 approda allo Stedelijk Museum di Amsterdam. È qui che prende vita la sua celebre filosofia dei «Coupletten», un metodo basato sull’accostamento audace di opere di epoche e stili differenti, affrancato dalle rigide cronologie storiografiche per stimolare cortocircuiti visivi e uno sguardo libero da condizionamenti.
L’eredità di Fuchs resta un pilastro del dibattito culturale. Come ricordato dal direttore dello Stedelijk Rein Wolfs, tutta la sua vita e il suo lavoro sono stati guidati dalla convinzione incrollabile nell’autonomia dell’opera e da un costante, incisivo invito a imparare a guardare davvero.


