30 Ottobre 2026 10:37

Le sculture di Alma Allen potrebbero restare a Venezia: mancano fondi per il rimpatrio

Alma Allen, Padiglione USA, Biennale 2026

Gli Stati Uniti, dopo mesi di controversie, sono riusciti ad avere il proprio Padiglione “attivo” alla Biennale di Venezia, quasi in chiusura, ma ora c’è un altro problema: non ci sono fondi per rimpatriare le enormi sculture esposte ai Giardini

L’American Arts Conservancy, l’organizzazione no-profit che ha sostenuto la partecipazione di Alma Allen al Padiglione Usa, avrebbe un ammanco di un milione di dollari per coprire i costi della mostra veneziana, includendo lo smontaggio e la spedizione delle opere negli Stati Uniti, secondo quanto riporta il New York Times.

Jenni Parido, commissaria del padiglione, in una lettera ottenuta dal Times, ha riconosciuto che le fasi finali del progetto sono diventate difficili e sta cercando partner per riportare le (brutte) sculture di Allen negli USA: “Pur avendo realizzato moltissimo in un periodo relativamente breve, la fase finale di questa impresa ha presentato sfide finanziarie che sto cercando di risolvere senza sosta“.

L’American Arts Conservancy, che Parido dirige, ha raccolto 1,4 milioni di dollari contro un budget previsto di poco inferiore ai 2,5 milioni. Oltre alla mancanza di risorse per immagazzinare le imponenti sculture in pietra e metallo o per spedirle negli Stati Uniti c’è anche un’altra questione – che ogni veneziano sperimenta: non c’è un posto nelle vicinanze dove collocarle, visto che il Padiglione non dispone di magazzini, e la Fondazione Guggenheim, proprietaria dell’edificio, non ha spazio per ospitarle. L’ospite, si sa, è come il pesce…specialmente se si tratta di inamovibili blocchi dal gusto ben più che discutibile. Magari ci potrebbe pensare Perrotin, che subito dopo l’annuncio di Allen alla Biennale ne aveva annunciato la rappresentazione. 

Sembra una barzelletta, e forse un po’ lo è: dopo che l’Amministrazione Trump aveva cancellato il processo selettivo, la scelta di Allen era ricaduta dopo il rifiuto di diversi altri artisti e la Parido, leader di una catena di negozi di lusso per animali in Florida era arrivata per amicizia con Erin Scavino, direttrice del programma Art in Embassies del Dipartimento di Stato. Basterebbe questo per rabbrividire, ma c’è altro: Allen ha dichiarato al Times che né Parido né il curatore della mostra, Jeffrey Uslip, hanno visitato il suo studio per vedere le sculture prima dell’esposizione. L’artista e il curatore, al termine dei giorni di preview veneziana, già non si parlavano più. Quanto alla situazione finanziaria, Allen ha detto di non sapere nulla della raccolta fondi dell’organizzazione no-profit. Le sue spese personali, ha affermato, si limitavano ai viaggi e a un Airbnb economico, per i quali è stato rimborsato.

Quello che possiamo dire, dal nostro punto di vista, è che già all’anteprima della Biennale tutto era chiarissimo in filigrana, mancavano i dettagli. Quanto alle sculture di Allen, per favore, levatele dal suolo italiano!