07 Novembre 2026 17:22

Venetudine. Il Veneto della Fratelli Calgaro a Torino

Fratelli Calgaro, Venetudine, Senza Titolo, courtesy l'artista
Fratelli Calgaro, Venetudine, Senza Titolo, courtesy l’artista
Tutti i cortocircuiti percettivi di una regione raccontata tra ossimori e ironia. Gli scatti della Fratelli Calgaro sono da Studio Santa Veronica

Nella sua presentazione Daniele Capra, curatore della mostra fotografica Venetudine della Fratelli Calgaro, pseudonimo artistico dietro cui si nasconde l’obiettivo e la mente del fotografo veneto Beppe Calgaro, fa riferimento alla figura retorica dell’ossimoro visivo in grado di spiegare gran parte della ricerca artistica dell’autore. In cosa consiste? Nell’accostare nell’ambito della stessa immagine referenti tra loro contrastanti, incompatibili o paradossali. Generando nell’osservatore un corto circuito percettivo.

Chi guarda vuol che ogni immagine abbia una propria logica compositiva. Ma trovandosi di fronte a due codici visivi opposti, nel suo cervello si genera un attrito cognitivo. Pur intuendo che i due elementi non fanno parte dello stesso piano narrativo, è obbligato a tenerli insieme nella medesima inquadratura. Chi sceglie un tale procedimento espressivo quali scopi si propone? Suscitare tensione, spezzando la ripetitività della rappresentazione realistica.

 

Fratelli Calgaro, Venetudine, I am alone, courtesy l'artista
Fratelli Calgaro, Venetudine, I am alone, courtesy l’artista
La fotografia deve rivelare

Uno dei principi in cui Calgaro crede e che la fotografia non deve riprodurre ma rivelare. Suscitare ironia o inquietudine mostrando le contraddizioni insite nel del quotidiano, nel sociale. Suscitare riflessione, sollecitando l’osservatore ad andare oltre il semplice “guardare” l’immagine. La deve decodificare mentalmente per catturare il senso latente, annidato nell’ apparente assurdità.

Un esempio tipico di tale estetica lo si trova nell’opera I am alone, “sono solo”. In bianco e nero. L’effetto straniante deriva dall’inserimento nella stessa inquadratura di un perplesso asinello circondato da un frantumato paesaggio roccioso mentre sembra soffermarsi su quel tavolo e su quelle sedie perfettamente allineate. Magari chiedendosi a cosa servono.

In un’altra foto a colori la testa mozzata del personaggio, dall’espressione sorniona, ma non più di tanto, con un copricapo di lana, è appesa al muro insieme a quella di una mucca che invece del copricapo sfoggia un eclatante paio di corna. Perché sono così vicini? Forse condividendo empaticamente la stessa sorte, l’umanità e l’animalità, esorcizzano la nullificazione determinata dall’essere ridotti alla cosalità. Ad un trofeo da esibire.

 

Fratelli Calgaro, Venetudine, Senza Titolo, courtesy l'artista
Fratelli Calgaro, Venetudine, Senza Titolo, courtesy l’artista
Il Veneto tra intimismo e ironia

La mostra Venetudine, una ventina di immagini, comprende una serie di scatti fotografici e concettuali che scartano la configurazione di un Veneto stereotipato con le sue ripetitive demotivate cartoline per catturare uno stato d’animo intimo, ironico e profondamente radicato nel territorio. L’ironia è sicuramente la cifra stilistica dominante nella fotografia di Calgaro.

In una Untitled image, ma la cui decodificazione non crea problemi, la scansione della foto propone tre piani di lettura: nello proscenio dello scatto si scorge una bagnante sdraiata, in costume mentre smanetta un iPhone. Assolutamente indifferente a ciò che accade al di là del suo orizzonte. Solo che non si trova in una spiaggia. E’ stesa su di un marciapiede grigiastro che si ipotizza molto caldo. Accanto a lei l’asfalto di una strada che sopporta il costante scorrere di vetture e l’ombra che proiettano. Ancora più lontano il variegato verde di alcuni alberi.

Ce n’è abbastanza per definire insolita spiazzante eccentrica, la foto. Perché la donna non ha approfittato di quel verde? Come può difendersi dal caldo, sdraiandosi in quel sito che ha scelto? Forse appena uscita da una fabbrica, in un Veneto dove il lavoro è l’essenza di tutto e il pensionamento è metafora della morte, stremata dalla fatica, approfitta di un non luogo. Chiudendosi in uno spazio che sembra appartenerle. Incurante del mondo.

Fratelli Calgaro. Venetudine
a cura di Daniele Capra
Studio Santa Veronica, Torino
Fino al 18 gennaio 2027
Orario: 11-13, 14-18