08 Novembre 2026 17:28

A Disposizione: la collezione d’arte contemporanea di Veronafiere tra impresa e cultura

Lucia Di Luciano, Cromo Struttura n.7, 1973, tempera Windsor e Newton su cartonlegno, 61 x 65 cm. Courtesy 10 A.M Art, Milano
Trentaquattro opere, artisti di diverse generazioni e un programma espositivo che mette in relazione il patrimonio artistico con l’identità aziendale. In occasione di Fieracavalli, Veronafiere inaugura “La forma della velocità”, primo capitolo di un percorso che porta l’arte contemporanea negli spazi di lavoro e nei luoghi della manifestazione fieristica.

Può una collezione d’arte contribuire a definire l’identità di un’impresa, trasformandone gli spazi in luoghi di confronto culturale? È da questa prospettiva che prende forma A Disposizione. Veronafiere per l’Arte, il progetto di acquisizione e valorizzazione artistica avviato nel 2018 nell’ambito di ArtVerona, che oggi conta 34 opere e si configura come un patrimonio in costante evoluzione.

L’iniziativa nasce dalla volontà di riconoscere nell’arte non soltanto un elemento di rappresentanza, ma un linguaggio capace di dialogare con la dimensione produttiva e istituzionale di un’azienda. Una visione che trova una nuova declinazione nel ciclo espositivo inaugurato in occasione della 128ª edizione di Fieracavalli, in programma a Verona dal 5 all’8 novembre 2026. Il progetto prevede di mettere progressivamente in relazione le opere della collezione con i differenti contesti fieristici del Gruppo Veronafiere, costruendo occasioni di incontro tra ricerca artistica, attività aziendale e pubblico.

Il primo appuntamento, allestito negli uffici di Veronafiere, è intitolato La forma della velocità e affronta il tema del movimento attraverso tre opere realizzate in momenti diversi e riconducibili a percorsi di ricerca distinti: Fuoco (1965) di Nanni Balestrini, Cromo Struttura n. 7 (1973) di Lucia Di Luciano e Cose illuminate (2013) di Alfredo Pirri. Tre lavori che, pur appartenendo a differenti stagioni dell’arte contemporanea, condividono la capacità di mettere in discussione la staticità dell’immagine, attivando nello spettatore una percezione dinamica.

Nanni Balestrini, Fuoco, 1965, collage, 33,5 x 25,5 cm. Courtesy Frittelli Arte Contemporanea, Firenze
Tre interpretazioni del movimento

Nel lavoro di Nanni Balestrini, protagonista della sperimentazione verbo-visiva, il movimento si sviluppa attraverso il linguaggio. In Fuoco, parole e frammenti estratti dalla stampa e dai mezzi di comunicazione vengono decontestualizzati e ricomposti in una nuova struttura visiva. Il collage diventa così uno strumento per sovvertire i codici comunicativi convenzionali, trasformando la parola in elemento dinamico e generatore di significati.

Una diversa declinazione del movimento emerge nella ricerca di Lucia Di Luciano, esponente dell’arte programmata e delle sperimentazioni ottico-percettive. In Cromo Struttura n. 7, realizzata nel 1973, elementi geometrici e variazioni cromatiche costruiscono una sequenza visiva capace di produrre vibrazioni e tensioni percettive. L’opera si colloca in un territorio di ricerca nel quale l’organizzazione razionale delle forme incontra la possibilità della variazione, generando un equilibrio instabile tra ordine e dinamismo.

Con Cose illuminate, Alfredo Pirri propone invece una riflessione sul rapporto tra luce, materia e spazio. Attraverso una struttura radiale e l’impiego di materiali riflettenti – tra cui argento, oro e palladio – l’immagine si espande oltre la superficie, coinvolgendo direttamente lo sguardo di chi osserva. La luce, elemento centrale nella ricerca dell’artista, assume una funzione costruttiva e diventa materia capace di modificare la percezione e dilatare l’ambiente circostante.

Il dialogo tra le tre opere non si limita dunque alla scelta di un tema comune, ma mette in evidenza differenti modalità attraverso cui l’arte può rendere visibili il tempo, l’energia e la trasformazione: attraverso la parola, la geometria e la luce.

Alfredo Pirri, Cose illuminate, 2013, 50 x 64 cm, argento, oro, palladio, oggetti su carta, cornice di legno laccato. Courtesy Z2O Sara Zanin, Roma
Una collezione come espressione dell’identità aziendale

Con 34 opere, la collezione A Disposizione attraversa linguaggi e generazioni, accostando figure storicizzate della ricerca artistica contemporanea, come Giorgio Griffa, Nanni Balestrini, Lucia Di Luciano e Alfredo Pirri, a protagonisti di percorsi più recenti, tra cui Serena Vestrucci, Valerio Berruti, Regina José Galindo e Natália Trejbalová.

La sua progressiva implementazione testimonia la volontà di costruire un patrimonio non statico, capace di aggiornarsi e di restituire una pluralità di esperienze artistiche. In questa prospettiva, la scelta di portare le opere all’interno degli spazi aziendali e di inserirle nel circuito museale della città di Verona rappresenta una modalità di valorizzazione che supera la dimensione tradizionale della collezione privata o istituzionale.

Il progetto si inserisce in una riflessione più ampia sul ruolo dell’arte nei contesti d’impresa: non una semplice presenza decorativa, ma una possibilità di attivare relazioni, stimolare nuove prospettive e contribuire alla costruzione di un’identità culturale condivisa. Con La forma della velocità, Veronafiere avvia così un percorso nel quale il patrimonio artistico diventa parte integrante della propria esperienza istituzionale, aprendosi progressivamente ai diversi pubblici e agli spazi in cui si sviluppano le attività del Gruppo.