
La Galleria di 10 Corso Como, a Milano, per la prima volta, dedica una mostra ai due designer olandesi, Viktor Horsting e Rolf Snoeren, in occasione dei trentacinque anni di attività, ricerca e sperimentazione
La Galleria di 10 Corso Como, a Milano, per la prima volta, dedica una mostra ai due designer olandesi, Viktor Horsting e Rolf Snoeren, in occasione dei trentacinque anni di attività, ricerca e sperimentazione. Una raccolta attenta a mostrare ai visitatori provenienti da tutto il mondo e spesso cultori consapevoli della Moda, le tendenze dell’arte contemporanea grazie alla direzione di Tiziana Fausti e Alessio de’Navasques, curatore del programma culturale della Galleria.
L’esposizione
Venti look della Haute Couture, firmati e realizzati in oltre trent’anni di carriera e ricerca che hanno reso riconoscibile la firma di Victor&Rolf nel panorama della Moda mondiale. Una visione artistica potentissima, fortemente condizionata dall’arte visiva, della quale assume le pratiche e i linguaggi contemporanei, come la performance. I riferimenti a Duchamp per ironia e giocosità, a Andy Warhol per l’uso di prodotti di massa usati come oggetti d’arte e Gilbert & George con il loro linguaggio provocatorio e politicamente scorretto.
Le sfilate e i vestiti sono opere autonome
Le sfilate diventano momenti di rottura, i vestiti sono opere autonome, attraverso le quali veicolare un’idea, un messaggio politico-sociale o una provocazione. L’allestimento è stato concepito dallo studio Parasite 2.0 con l’attenta supervisione del curatore Alessio de’ Navasques. Di fatti, lo spazio con le sue strutture rifrangenti trasporta la visione in un universo estraniante che si muove attraverso la luce, proiettata da prismi. Il gioco dei colori, creati attraverso una serie di rimbalzi e prospettive illusorie, trasforma la capsula della galleria in un involucro estremamente raffinato e fuori dal tempo.

Le forme e le costruzioni sartoriali
Le forme, i materiali, le costruzioni sartoriali hanno in sé una natura monumentale, esaltata dai manichini Bonaveri, scelti a tal scopo. Ma gli abiti sanno esprimere il senso ironico, che è la cifra della poetica dei due designer, con guizzo creativo: un taglio, un drappeggio, uno strappo o un’impuntura. Invece, i tessuti d’archivio e gli abiti preesistenti sono volutamente ricomposti in forme dalla creatività inaspettata. Questa è una consuetudine che i designer portano avanti dalla loro prima collezione. Poi c’è lo specchio, che consente a ciascun osservatore di essere parte attiva nel percorso e di poter interagire in un continuo rimando fra la propria immagine e quella delle figure fantasmagoriche: ferme e teatrali.
Dualismo e Specularità
In apertura, dalla collezione Haute Couture Gilded Age 2.0 A/W 2026–27, due abiti: uno dorato e un altro dalla stessa identica forma ma in tessuto di juta rappresentano due immagini di una stessa visione. È la metafora del lavoro degli stilisti, che mostrano i molteplici aspetti del mondo: il rigore e la decadenza, lo sfarzo e la necessità. Così lustrini e crinoline lasciano spazio alla memoria e alla poesia. A tal proposito, l’immagine stessa degli autori, in un ritratto fotografico, scattato da Blommers & Schumm, è un esempio di dualismo e compartecipazione. Mentre la posizione posta nel punto focale della passerella prospettica a specchio, come traguardo finale, rafforza l’idea della necessità delle due parti. Spectrum è il titolo che rivela la natura stessa della ricerca di Viktor&Rolf: una pratica in cui moda, arte e immaginazione si incontrano per poi perdersi, ricongiungersi e riflettersi l’una nell’altra.

Il tema della bambola
Inoltre, ci sono abiti che hanno accanto la propria versione in miniatura: l’abito si sdoppia e diviene un feticcio, incarnando l’immagine di un’idea che sfugge alla natura precaria e a volte effimera della moda. Infatti, nelle grandi sartorie di fine Ottocento, i modelli venivano presentati alle clienti attraverso delle bambole e i loro graziosi vestiti rappresentavano ciò che poi la maison sarebbe stata in grado di realizzare. La bambola è un oggetto di grande fascinazione per il duo, in particolare quelle in ceramica, curatissime e fragili. Per loro un strumento in grado di rappresentare il mondo onirico, la materializzazione del processo creativo. Molte delle loro collezioni hanno visto protagonista questo tema.
Versioni in miniatura
Dal 2006, al termine di ogni presentazione, l’Atelier realizza versioni in miniatura dei look, in maniera accurata e fedele agli originali presentati in passerella. La variazione di scala introduce una seconda immagine dell’abito, feticcio e oggetto di desiderio, portando all’estremo il rapporto tra moda, immagine e materialismo. Non si può non pensare all’influenza letteraria, artistica e soprattutto cinematografica della bambola. In questo caso del feticcio doppio che porta con sé qualcosa di inquietante e mefistofelico, come nelle gemelline del capolavoro di Stanley Kubrick, Shining.
Una mostra imperdibile e un regalo alla città che mostra la sua sempre maggiore inclinazione al dialogo fra le discipline e l’arte contemporanea.







