29 Settembre 2026 01:33

La svolta. La buona occasione di Fabio Sargentini nel mondo dell’arte

Fabio Sargentini. Foto Claudio Palmieri. Courtesy Archivio L’Attico
Fabio Sargentini. Foto Claudio Palmieri. Courtesy Archivio L’Attico
Un incarico, una mostra, una collaborazione. Oppure l’essersi trovati al posto giusto nel momento giusto, un incontro, un invito, una conversazione. Con il format “La svolta” chiediamo ai protagonisti del sistema dell’arte di raccontarci quando e come è partito tutto. In questo decimo appuntamento ci risponde Fabio Sargentini, fondatore e direttore della Galleria L’Attico di Roma

Perseveranza, studio, coraggio, creatività e probabilmente anche un po’ di follia. Il mondo dell’arte, e soprattutto il suo sistema, è fatto di meccanismi spesso intricati. Una montagna russa affascinante dagli equilibri sempre in costante mutamento. Eppure, guardando alle carriere di chi del mondo dell’arte è protagonista, non pensiamo che artisti, curatori, direttori di fiere e di musei, esperti in comunicazione, critici e giornalisti, abbiano iniziato anche loro a muovere i primi passi, a maturare esperienze su esperienze, fino a quando è arrivato quel momento in cui hanno pensato: “questa è la mia volta buona”. Ed è quello che abbiamo deciso di farci raccontare, ponendo loro questa domanda: qual è stato il momento che ha segnato la svolta nella tua carriera?

Ci risponde Fabio Sargentini, fondatore e direttore della Galleria L’Attico di Roma.

In questi ultimi anni è inevitabile che io rifletta sul passato, sui passaggi che hanno segnato la mia carriera. E mi sono convinto che la svolta fu quando rivoluzionai il concetto di spazio espositivo portando la galleria d’arte in un garage. Che poi fosse un garage era casuale, l’importante era che possedesse due caratteristiche: installativa e performativa allo stesso tempo.

Concetti nuovi per una galleria d’arte fin lì contemplativa. E da chi se non da Pascali, che con il suo mare bianco ha invaso L’Attico di Piazza di Spagna, potevo prendere l’aspetto installativo?

Quando Pino morì, il caso volle che qualche giorno dopo io abbia conosciuto Simone Forti. Lui disparso, è apparsa lei. Gli incontri, i tempi, sono cruciali nella vita. Simone mi fece appassionare alla musica minimalista, alla danza, al movimento dei corpi… La sua performance a L’Attico, ancora a Piazza di Spagna nell’ottobre 1968, è la prima performance in Europa. Poi lei rientrò negli Stati Uniti.

E così, con le idee ben chiare, andai a caccia di uno spazio ben preciso e lo trovai in un garage di Via Beccaria. La prima mostra fu l’installazione di Kounellis con dodici cavalli vivi.

Era il 14 gennaio 1969. Una svolta epocale per tutta l’arte d’avanguardia.

Leggi “La svolta” su ArtsLife:
1 – Massimo Minini
2 – Masbedo
3 – Adelaide Corbetta
4 – Fabio Cavallucci
5 – Silvia Giambrone
6 – Davide Ferri
7 – Gian Maria Tosatti
8 – Sarah Cosulich
9 – Alberto Dambruoso