07 Ottobre 2026 22:42

Ryman/Schifano, “gemelli” diversi. Ecco la mostra delle Gallerie d’Italia a Milano

Mario Schifano, Senza titolo, 1961, smalto, grafite e collage su carta, 68 x 98,5 cm, Collezione Luigi e Peppino Agrati - Intesa Sanpaolo, credit Patrimonio Artistico Intesa Sanpaolo, foto Luca Carrà, Milano Ryman
Mario Schifano, Senza titolo, 1961, smalto, grafite e collage su carta, 68 x 98,5 cm, Collezione Luigi e Peppino Agrati – Intesa Sanpaolo, credit Patrimonio Artistico Intesa Sanpaolo, foto Luca Carrà, Milano
Entrambi influenzati nello stesso periodo dalla musica jazz, Robert Ryman e Mario Schifano costruiscono un dialogo fra musica e arte

Possono due artisti lontani come nascita, formazione e ambiente quali Robert Ryman (Nashville/Tennessee 1930-New York 2012), vicino al minimalismo americano e all’arte concettuale, e Mario Schifano (Homs/Libia Italiana 1934-Roma 1998), legato alla Pop art e al post-informale europeo, presentare elementi comuni? Nell’art week di Miart a questo quesito risponderà la nuova mostra proposta dalle Gallerie d’Italia, braccio culturale di Intesa Sanpaolo, main Partner della fiera.

È Nicola Ricciardi, Direttore Artistico di miart, a curare la mostra dal titolo Ryman/Schifano, Standard/Variations. 1960–1970: improvvisazioni controllate dal modale al monocromo. Un percorso che inizia in fiera nell’area lounge di Intesa Sanpaolo con due capolavori: la tela bianca (monocromo bianco su bianco) Winsor 20 (1966) di Ryman e il monocromo Analogo (1961) di Schifano. E continua nelle Gallerie d’Italia nel Salone Manzoni dove Surface Veil IV stupisce per la sua grandiosità per poi proseguire con una selezione di 10 opere dei due artisti nel caveau. Tutte le opere del percorso fanno parte della Collezione Luigi e Peppino Agrati, rilevante raccolta oggi parte del patrimonio artistico del gruppo.

Materialità del colore

Robert Ryman, formatosi quale docente, è arruolato nell’esercito USA e assegnato a una “banda di riserva” con cui, durante la guerra di Corea, gira gli Stati del Sud. Approda, poi, con lo scopo di diventare sassofonista jazz professionista a New York dove viene a contatto con l’espressionismo astratto e il destino trasforma la sua ricerca sui materiali pittorici in arte facendolo divenire un artista.

 

Robert Ryman, Untitled, 1962, olio, gesso su tela di lino, 52 x 52,5 cm, Collezione Luigi e Peppino Agrati - Intesa Sanpaolo, credit Patrimonio Artistico Intesa Sanpaolo, foto Luca Carrà, Milano
Robert Ryman, Untitled, 1962, olio, gesso su tela di lino, 52 x 52,5 cm, Collezione Luigi e Peppino Agrati – Intesa Sanpaolo, credit Patrimonio Artistico Intesa Sanpaolo, foto Luca Carrà, Milano

Mario Schifano, pittore e regista prolifico, esuberante e innamorato della vita, legato alla Pop art italiana ed europea degli anni sessanta, è sperimentatore di tecniche pittoriche nuove, tra l’altro usa per primo il computer per elaborare immagini poi riportate su tele emulsionate: tele computerizzate.

Che cosa li accomuna? Soprattutto l’essere stati entrambi influenzati nello stesso periodo dalla musica jazz, segnatamente dal “jazz modale” nato nella seconda metà del ‘900 con Kind of Blue di Miles Davis e con John Coltrane (nel centenario della nascita di quest’ultimo). Per cui i loro lavori sono frutto del dialogo tra jazz e arte. Entrambi, pur nella diversità degli esiti, si dedicano più alla materialità del colore, propria del processo pittorico, che alla narrazione. Ryman analizzando struttura, superficie e luce del colore, mentre Schifano utilizza smalti industriali: un’occasione unica per approfondire il rapporto tra musica e ricerca materica.

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