
Il CUBO Unipol di Milano associa “Nero con punti” di Burri con le creazioni di Issey Miyake, Yohji Yamamoto e Junya Watanabe
“Alberto Burri ha drammaticamente steso pittura monocroma, scura come l’ebano e ineluttabile come la notte, spalancandone al centro la ferita, per poi rammendarla e così rammentarci eternamente dello squarcio del mondo”. Con queste parole Ilaria Bignotti descrive Nero con punti (1958) di Alberto Burri, fulcro del progetto espositivo “Abitare il Nero. Da Alberto Burri ai Fashion Designer della Scuola giapponese”. Un progetto visibile fino al 5 maggio 2026 presso il CUBO Unipol nella Unipol Tower di Milano.

La mostra, curata da Silvia Casagrande, mette in dialogo il capolavoro di Burri – appartenente al Patrimonio Artistico di Unipol – con cinque creazioni di Issey Miyake, Yohji Yamamoto e Junya Watanabe. Protagonisti della più radicale ricerca nella moda giapponese contemporanea. Al centro, il nero come materia e linguaggio: una superficie che assorbe, trattiene e restituisce tensioni profonde, tra ferita e rigenerazione.
Realizzata su una grande tela di iuta, l’opera di Burri si impone per la sua forza espressiva: una monocromia scura attraversata da uno squarcio ricucito, gesto che diventa memoria e testimonianza. Restaurata nel 2019 grazie a un innovativo intervento eco-sostenibile con l’utilizzo del Funori, estratto di alghe giapponesi, l’opera ha avviato un percorso di rinnovata valorizzazione che trova in questa esposizione una nuova tappa.

Il dialogo con la moda giapponese, costruito da Casagrande, rivela sorprendenti consonanze. A partire dagli anni Ottanta, designer come Miyake, Yamamoto e Watanabe hanno infatti introdotto una rivoluzione estetica fondata su imperfezione, asimmetria e destrutturazione. Gli abiti, spesso neri, si presentano come superfici vive: strappate, piegate, attraversate da vuoti e tensioni. Il tessuto si fa pelle, la lacerazione diventa segno, linguaggio.




