
L’asta si terrà il 14 maggio a Milano, e il manoscritto reca la firma di uno dei più importanti scribi del Rinascimento, Bartolomeo Sanvito. Un capolavoro in termini di scrittura, miniatura ed epigrafia, contraddistinto da una raffinata legatura architettonica a intarsio
È un pezzo più unico che raro quello che Pandolfini Casa d’Aste metterà all’incanto il prossimo 14 maggio a Milano, nell’ambito della vendita dedicata ai libri antichi. Si tratta del manoscritto calligrafico realizzato da uno dei più importanti scribi del Rinascimento, Bartolomeo Sanvito (1435 – c. 1511), del De Oratore di Marco Tullio Cicerone.
Con una stima di 200.000-300.000 euro, l’opera è l’ultimo manoscritto firmato di Bartolomeo Sanvito ancora in mani private. A renderlo ancora più prezioso, è la legatura architettonica a intarsio che lo contraddistingue – “è stata riprodotta come frontespizio nel volume III dell’opera di Tammaro De Marinis ‘La legatura artistica in Italia nei secoli XV e XVI’, a conferma del suo status iconico nella storia del libro antico e del collezionismo bibliofilo”, sottolinea la Casa d’Aste – oltre a essere datato e firmato da Sanvito con le sue iniziali al colophon.
Sanvito – che lavorò al servizio dei più importanti committenti dell’epoca come papa Sisto IV, i cardinali Francesco Gonzaga, Raffaele Riario e Giovanni d’Aragona, il re Mattia Corvino d’Ungheria, Giuliano e Lorenzo de’ Medici e Bernardo Bembo – realizzò il manoscritto su commissione di Ludovico Andreasi, già al servizio dei Gonzaga. L’opera passò poi alla collezione del barone Horace de Landau, rappresentante della Banca Rothschild a Firenze, e quindi alla nipote Madame Hugo Finaly, che lo espose nella mostra sulla legatura artistica tenuta a Palazzo Pitti nel 1922.




