
L’artista, pioniera della performance, del cinema sperimentale e della media art, è morta ieri a Vienna all’età di 85 anni. A lei si devono opere simbolo come “Tapp und Tastkino” (1968) e “Aktionshose: Genitalpanik” (1969)
VALIE EXPORT, una delle figure più radicali e influenti dell’arte femminista europea del secondo Novecento, è morta a Vienna a poche ore dal suo 86.mo compleanno. Nata a Linz il 17 maggio 1940 come Waltraud Lehner, adottò nel 1967 il nome VALIE EXPORT – scritto interamente in maiuscolo – come gesto di autodeterminazione artistica e politica. Il cognome derivava dal marchio di sigarette Smart Export, scelto in opposizione al cognome paterno e a quello dell’ex marito.
Performance e cinema espanso
La sua ricerca ha attraversato performance, cinema sperimentale, fotografia, installazione e videoarte. La natura multidisciplinare della sua pratica di “Expanded Cinema” (cinema espanso) e l’uso del proprio corpo come medium artistico la pongono tra i primi performance artist, accanto a Joseph Beuys e Allan Kaprow. Tra le sue opere più celebri: Tapp und Tastkino (Cinema da toccare, 1968): azione performativa in cui invitava i passanti a inserire le mani in una scatola indossata sul petto per toccarle il seno, ribaltando il rapporto tra sguardo, desiderio e corpo femminile e Aktionshose: Genitalpanik (Pantaloni d’azione: panico genitale, 1969): una delle immagini simbolo della performance art del Novecento.
Body Configurations
A partire dal 1972, nelle Body Configurations, EXPORT utilizzò il proprio corpo per visualizzare gli accomodamenti interni del corpo umano nei confronti della natura, dell’architettura e della cultura. Contorcendosi in risposta a punti di riferimento architettonici o all’ambiente naturale, minò i confini fisici tra sé e l’ambiente circostante. Come spiegò l’artista: «Questa analogia tra disposizioni sceniche e corporali, queste forme comuni di rivelazione dell’umore, servono dall’inizio dell’arte figurativa come superfici di proiezione per l’espressione: le configurazioni esterne, sia esse nel paesaggio o nel quadro, servono come espressione di stati interiori.»

Il suo pensiero
«Il mio lavoro artistico – dichiarò – si concentra sul corpo umano come medium di informazioni, come portatore di significato e comunicazione. In questo senso, la mia autorappresentazione artistica è anche rappresentazione della società». Considerata una voce centrale dell’avanguardia femminista europea, EXPORT lavorò parallelamente ai Wiener Aktionisten ma sviluppò una posizione autonoma, concentrata sulla costruzione sociale dell’identità femminile e sulla violenza implicita nei sistemi di rappresentazione. Le sue opere sono oggi presenti nelle collezioni dei più importanti musei internazionali, tra cui il MoMA di New York, il Centre Pompidou di Parigi, il MACBA di Barcellona e la Tate Modern di Londra. È rappresentata dalla galleria Thaddaeus Ropac, che in occasione della sua apertura a Milano, lo scorso dicembre, l’aveva messa in dialogo con Ketty La Rocca.





