
L’artista nato a Genova nel 1940, tra i massimi esponenti dell’avanguardia del secondo Novecento, riceve la Laurea Honoris Causa in Storia dell’Arte all’Università di Torino
Gli è stata conferita oggi, dall’Università degli Studi di Torino, la Laurea Honoris Causa in Storia dell’Arte. Il riconoscimento arriva nientemeno che a Giulio Paolini, uno dei più importanti e influenti artisti italiani del secondo Novecento. Nato a Genova nel 1940, Paolini si trasferisce a Bergamo da bambino e poi, nel 1952, a Torino, città che diventerà il centro della sua vita e della sua ricerca artistica. Qui si diploma perito grafico e inizia a frequentare gallerie e mostre. Nel 1960, a soli vent’anni, realizza Disegno geometrico, un’opera che rimarrà il punto di partenza e di continuo ritorno di tutta la sua carriera: una tela dipinta a tempera sulla quale l’artista traccia la semplice squadratura della superficie, il gesto preliminare a ogni possibile rappresentazione.
L’artista che mette in scena l’attesa dell’immagine
La carriera di Paolini decolla nel 1964 con la prima mostra personale alla Galleria La Salita di Roma. Nella seconda metà degli anni Sessanta, grazie anche all’incontro con Germano Celant (avvenuto tramite Carla Lonzi), viene coinvolto nella nascente scena dell’Arte Povera, pur mantenendo una posizione di completa autonomia rispetto al clima dominante dell’epoca. Paolini si distingue infatti per una pratica artistica di matrice dichiaratamente concettuale, incentrata non sulla materia ma sugli strumenti del fare artistico, sul ruolo dell’autore e sulla complicità dello spettatore. Le sue opere, improntate a una teatralità controllata e raffinata, mettono in scena l’attesa di un’immagine che non si vuole o non si può rivelare del tutto. Citazione, duplicazione e frammentazione sono i suoi espedienti principali per creare distanza e fare dell’opera un “teatro dell’evocazione”. Il suo repertorio attinge a un vasto universo di riferimenti letterari, mitologici e filosofici, evocati attraverso la fotografia, il collage e il calco in gesso.
Un ponte tra arte visiva e teatro
Nel corso della sua lunga carriera, Paolini ha realizzato anche numerose scenografie teatrali, a partire dal Bruto II di Vittorio Alfieri nel 1969, fino alle celebri scene per Le Valchirie (2005) e Parsifal (2007) di Richard Wagner al Teatro San Carlo di Napoli, per la regia di Federico Tiezzi. Ha partecipato a quattro edizioni di Documenta a Kassel (1972, 1977, 1982, 1992) e a dieci edizioni della Biennale di Venezia a partire dal 1970. Le sue opere sono presenti nelle più importanti collezioni pubbliche e private internazionali, e le retrospettive a lui dedicate si sono tenute in musei di tutto il mondo: dallo Stedelijk Museum di Amsterdam alla Staatsgalerie di Stoccarda, dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma alla Fondazione Prada di Milano, fino alla Whitechapel Gallery di Londra e al Castello di Rivoli. Con la moglie Anna ha anche creato la Fondazione Giulio e Anna Paolini.
I riconoscimenti
Tra i numerosi premi e onorificenze, spiccano il Premio Imperiale per la Pittura (2022), il più importante riconoscimento artistico giapponese, il Diploma Honoris Causa dell’Accademia Albertina di Torino (2017), il Premio Internazionale Koiné alla carriera (2000) e le onorificenze francesi di Chevalier (1995) e poi Officier (2002) dell’Ordre des Arts et des Lettres. Con la Laurea Honoris Causa in Storia dell’Arte, l’Università di Torino riconosce a Giulio Paolini non solo il suo ruolo centrale nell’arte del secondo Novecento, ma anche il suo contributo originale e profondo alla riflessione sulla natura stessa dell’immagine, dell’autore e dello sguardo. Una carriera, la sua, che ha saputo attraversare oltre sessant’anni di storia contemporanea mantenendo una coerenza radicale e una rara eleganza intellettuale.





