
Nel suo nuovo libro, che costituisce un’interessante ricognizione sulla creatività contemporanea, Gianluca Sgalippa non cerca le interferenze tra le due discipline, ma tratteggia un’immensa piattaforma dove entrambe circolano libere
C’è un modo, nella critica contemporanea, di parlare di arte e design che si limita a registrare incroci, prestiti reciproci, ibridazioni. E poi c’è un altro modo, più raro, che consiste nel cambiare il punto di osservazione. È questo il caso di Gianluca Sgalippa (designer, teorico e docente), autore del volume Sia arte che design. Note per il “fatto a mano” contemporaneo, edito da Maggioli.
La dissertazione si propone di mettere a confronto, secondo una griglia concettuale a maglie larghe, l’arte (moderna e contemporanea) e il design. Ma precisa Sgalippa: «L’obiettivo non è tanto quello di analizzare le interferenze dirette che si vanno registrando tra quelle due aree, a volte distanti, altre volte ingannevolmente sovrapposte. Piuttosto, mantenendo sempre un approccio fenomenologico, vogliamo far scorrere la lente lungo quell’immensa piattaforma di suggestioni e di accessibilità tecnica nella quale entrambe le discipline, in condizione di parità, circolano oggi in modo dinamico e libero da condizionamenti scolastici».
L’impianto del libro è deliberatamente non lineare. Sgalippa, infatti, scrive che «questa impossibilità di riconoscere, nel design d’arredo contemporaneo e tantomeno nelle arti visive, dei tratti unitari e risolutivi, si rispecchia anche nell’impianto di questa discussione, che si presenta come un sistema aperto e perfino sfilacciato, che rimbalza continuamente tra gli aspetti più teoretici e la presentazione (puntuale, ma sempre sintetica) di esperienze “creative” di alcuni autori».
È questa la scommessa più originale di Sia arte che design: non cercare incroci e prestiti, ma riconoscere che arte e design condividono oggi lo stesso spazio di possibilità creative. L’autore descrive questo spazio come una distesa di merci, tecnologie, segni e idee, dove la creazione può risultare variabile, entropica, discontinua, polimorfa, spesso incidentale. Per questo l’analisi non può seguire un tragitto lineare e sistematico, ma individuare capisaldi tematici per una discussione aperta, in divenire, dove presente e passato non vengono qui ordinati cronologicamente, ma continuamente shakerati.
Arte e design: distinti ma non separati
Sgalippa non cade nella trappola di confondere i due ambiti, e scrive che «il parametro sostanziale resta quello della funzione pratica: le opere d’arte non la possiedono, se non quella della loro stessa espressività visiva e simbolica, mentre gli oggetti ce l’hanno, al di là della forza figurativa di ciascuno. Va da sé che il design non è un’arte (così come non lo sono, ad esempio, l’architettura e la moda), bensì un ambito del progetto con sinapsi molto estese e assai eterogenee». Ecco che il discorso parte da questa separazione originaria per esplorare tutti i meccanismi creativi che, in modo unitario, innervano questo universo vasto e sfaccettato, fornendo materia inventiva sia all’arte che al design, mostrando come tra queste due entità possono nascere relazioni concettuali, osmosi fisiche e contaminazioni figurative.
E se un tempo il design era considerato una derivazione dell’architettura, oggi le cose sono cambiate, già che oggi questo – sempre secondo l’interpretazione che ne dà Sgalippa – preferisce interloquire con l’arte, «non tanto per ricalibrare o addirittura per resettare la fisionomia consolidata dei prodotti, ma perché il design e l’arte guardano verso lo stesso orizzonte».
L’artigianato evolutivo come punto d’incontro
Ma quindi, dove si incontrano concretamente arte e design? Nell’artigianato che, secondo l’autore, non coincide più con l’accezione arcaica che ben ricordiamo, ma con uno scenario culturale, tecnologico e iconologico di tipo evolutivo. Ecco che il termine “artigianato” viene declinato secondo tante accezioni per riconoscerne complessità e pluralismo, e anche quando si parla di “fatto a mano”, precisa Sgalippa, ci si riferisce a un pensiero multidimensionale associato a tecnicità avanzate e performanti.
Il settore prescelto è quello dell’arredo domestico – contenitori, lampade, sedute, accessori e complementi – che vive, un po’ da sempre, una tensione tra funzionalità e rappresentatività, tra pratiche quotidiane e contenuti poetici: «La connessione tra arte e design oggi non si realizza solo attraverso transfert meccanici e orizzontali ma grazie all’esplorazione di condizioni alchemiche e distanti da ogni percorso rettilineo e coerente. Solo il “saper fare” resta comunque un requisito irrinunciabile per qualunque tipo di avventura creativa – così come lo è quello del progetto comunemente inteso – in qualunque ambito essa si eserciti».
Note sull’autore
Gianluca Sgalippa (Milano, 1966) si è laureato in Architettura al Politecnico di Milano, dove ha conseguito anche il Dottorato di Ricerca in Disegno Industriale. Come libero docente ha collaborato con numerose scuole di design milanesi. È docente di Design System presso l’Accademia di Belle Arti di Brera.
Oltre all’impegno progettuale, svolge un’intensa attività di saggista e critico del design indipendente su magazine d’arte e di design, ed è autore di numerose pubblicazioni (libri, saggi e articoli) sulla cultura del design contemporaneo.





