
“Dopo che tutto è stato detto” è il titolo della 39.ma Biennale del Museo di Arte Moderna di San Paolo: 33 artisti, con la curatela di Diane Lima, per raccontare i cambiamenti di due decenni di trasformazione
Antica e continuativa, un po’ come la Biennale del Whitney per quanto riguarda gli artisti statunitensi, la Biennale del MAM di San Paolo, “Panorama da Arte Brasileira” è un marchio storico della cultura visiva nazionale da generazione. Quest’anno, dal prossimo 12 settembre, la mostra tornerà nella sua sede originale, il Museo di Arte Moderna al Parco Ibirapuera, chiuso negli ultimi 3 anni per restauri. La selezione comprende 33 artisti provenienti da 13 stati di tutte le regioni del Brasile, con la curatela di Diane Lima, attualmente curatrice anche del Padiglione del Brasile alla Biennale di Venezia e vicepresidente del Consiglio Scientifico di documenta 2027, a Kassel.
A comporre la nuova squadra di quella che Lima ha definito una “svolta epistemologica”, sono principalmente esponenti delle nuove geneazioni: Allan Weber, Amorí, Ana Claudia Almeida, André Felipe Cardoso, Anti Ribeiro, Arorá, Bárbara Banida, Biarittzzz, Carolina Cordeiro, Caroline Ricca Lee, Chacha Barja, Darks Miranda, Emer Freire, Fykyá Pankararu, Gilson Plano, Helô Sanvoy, Iagor Peres, Josi, Jota Mombaça, Kuenan Mayu, Lia D Castro, Lita Cerqueira, Marcelo Conceição, Moacir Soares de Faria, Nazas, Osvaldo Gaia, Oto Ferreira, Rafael Chavez, Rayana Rayo, Rodrigo Cass, Rose Afefé, Thaís Muniz e Ygor Landarin., molti dei quali già passati per grandi rassegne o “attenzionati” da grandi players internazionali (basti ricordare, per esempio, Jota Mombaça, che inaugurò la sede veneziana della Fondazione Sandretto).
Secondo Diane Lima questa edizione sarà una “visione” dedicata al movimento avvenuto negli ultimi due decenni in Brasile, segnato dall’avanzata delle politiche affermative (per esempio del genere) e da profonde trasformazioni sociali e razziali nella società, dividendosi tra lo sfuggire ai limiti della rappresentazione estetica, o per ampliarli attraverso un esercizio radicale di immaginazione.
Ispirata dalla filosofia di Denise Ferreira da Silva, che interpreta l’arte come “conflitto”, ovvero quando l’opera rifiuta qualsiasi categorizzazione imposta, Diane Lima spiega così il suo progetto: “Ciò che ci unisce in questo panorama nazionale è un tentativo costante di liberazione. È stato alla ricerca di questo impulso che la mia ricerca si è sviluppata e la lista degli artisti è stata definita. Le opere selezionate, nel loro insieme, rifiutano classificazioni rigide, sono animate dalla materia, rompono con la norma tema-figura e convocano altre sensibilità per pensare l’arte brasiliana contemporanea”.



