
Secondo il quinto rapporto Art Basel & UBS Survey of Global Collecting, curato dall’economista Clare McAndrew, i grandi collezionisti preferiscono sempre più mantenere private le proprie opere, mentre cresce l’uso dell’intelligenza artificiale per scoprire artisti e verificare provenienze. La Gen Z, invece, è la generazione che spende di più e che eredita maggiormente…
I collezionisti facoltosi di tutto il mondo scelgono la discrezione: quasi due terzi preferiscono tenere le proprie opere d’arte lontane dagli occhi del pubblico, condividendole solo con famiglia o cerchie ristrette. È quanto emerge dal quinto Art Basel & UBS Survey of Global Collecting, redatto dall’economista dell’arte Clare McAndrew e pubblicato oggi, che ha coinvolto 3.100 collezionisti in 10 mercati chiave del mondo. Il rapporto, 235 pagine, indaga per la prima volta anche come i collezionisti abbiano iniziato a collezionare e come pensino all’accesso – fisico o digitale – alle proprie raccolte rispetto alla scelta di mantenerle private. E rileva come gli amanti dell’arte si affidino sempre più all’intelligenza artificiale, in misura molto maggiore rispetto allo scorso anno.
La famiglia è il primo motore
Per quanto riguarda l’avvicinamento all’arte, l’influenza familiare è il canale d’ingresso più comune: è stata la strada per il 28% degli intervistati e per il 40% dei rispondenti della Gen Z, attraverso una collezione di famiglia o l’incoraggiamento di un parente. Non una grande scoperta, questa, se pensiamo anche alla necessità di possedere capitali iniziali per iniziare una collezione. Ma che cosa cominciano a collezionare i giovani? Anche questa voce è abbastanza lineare: pittura. Il 43%, infatti, ha risposto che un dipinto rientrava tra i primi tre acquisti, seguita dalla scultura (25%), dalla fotografia (17%) e da opere su carta o arte digitale (entrambe al 15%). I segmenti come antiquariato, gioielli e gemme restano indietro: l’idea comune che acquistare altri beni di lusso porti al collezionismo d’arte non sembra valere per questa particolare fascia di collezionisti.
Consumo discreto e prestiti riservati
Sul fronte della condivisione, prevale un “consumo poco appariscente”. Quasi due terzi dei collezionisti intervistati preferiscono tenere le proprie opere soprattutto al riparo, condividendole solo in famiglia o in una cerchia chiusa; all’estremo opposto, solo il 10% cerca ampio riconoscimento pubblico. Lo stesso vale per i prestiti ai musei: il 30% preferisce mantenere privati i prestiti, il 47% chiede un “riconoscimento discreto” e solo il 17% richiede pieno credito pubblico. Sorprendentemente, è proprio la Gen Z a essere la più riservata nella condivisione delle proprie collezioni. Il 39% limita l’accesso di persona a familiari stretti, amici e nucleo domestico, quasi il doppio rispetto a qualsiasi altra generazione. Anche online, il 36% di questa generazione limita l’accesso alle proprie collezioni a cerchie private.
“Molti acquisti sono guidati meno dal consumo cospicuo tradizionalmente legato al mercato e più dal desiderio di costruire connessioni all’interno di reti ristrette, dove lo status deriva meno dal prezzo che dalla rarità, dalla provenienza, dall’originalità e dalla scoperta. Limitare l’accesso non rimuove il potere di segnalazione di una collezione; l’esclusività può essere parte del segnale. Forse sorprendentemente, i collezionisti più giovani sono i più riservati, sia di persona sia online. I collezionisti della Gen Z sono i meno propensi a condividere pubblicamente online i dettagli delle proprie collezioni, preferendo spazi a invito, con la privacy al centro della loro identità personale e culturale”, ha dichiarato McAndrew.
L’IA conquista i collezionisti
L’uso dell’intelligenza artificiale come risorsa per il collezionismo, invece, è schizzato alle stelle. Nel 2024 solo il 4% dei collezionisti usava risorse digitali, come app o strumenti di IA, per consigli e raccomandazioni. Quest’anno la quota è salita al 22%. E gli intervistati sono notevolmente positivi verso l’IA: due terzi la considerano utile per migliorare la scoperta di artisti e opere e per consigli e raccomandazioni personali, mentre quasi altrettanti la trovano valida per la verifica di provenienza e autenticità e per analisi di prezzo e valutazione. Non bisogna però pensare che siano solo i più giovani a usarla: le differenze tra generazioni sono minime, con il 23% della Gen Z contro il 21% sia della Gen X sia dei Boomer. Pochi la usano in modo esclusivo: solo il 12% utilizza unicamente fonti digitali e solo il 9% si affida a una singola fonte. La più comune è la stampa online, seguita da app e strumenti di IA. Cresce anche il numero di collezionisti che dichiarano di svolgere ricerche moderate o significative prima di acquistare – ricerche di mercato o confronti con esperti e altri collezionisti – quasi tre quarti del totale, in aumento di 10 punti rispetto al 2025. Per la Gen Z la quota è ancora più alta: 80%.
Previsioni positive e spesa record della Gen Z
I collezionisti sono ottimisti sul mercato dell’arte: poco più della metà prevede crescita per il resto del 2026; una quota simile si aspetta crescita nei prossimi 12 mesi; e, in un’ottica più lunga, circa il 60% prevede crescita nel prossimo decennio.
La Gen Z ha registrato la spesa media più alta in arte nel 2025 e nel 2026, sborsando più del doppio rispetto a qualsiasi generazione più anziana intervistata. La spesa media complessiva di tutte le fasce d’età è salita a 124.265 dollari nel 2025, con un aumento del 13% rispetto al 2024. Ma la Gen Z ha speso in media 347.460 dollari, in crescita di circa il 19%. E questa media ha continuato a salire nella prima metà del 2026. Questa fascia d’età è risultata la più spendacciona in quasi ogni segmento, con una spesa più che doppia rispetto ai coetanei non solo in arte ma anche nella maggior parte dei collezionabili. Solo una piccolissima parte di questi collezionisti, anche tra i più ricchi, ha acquistato opere sopra il milione di dollari nel 2025 e nella prima metà del 2026: appena l’1%. (Anche tra questi acquirenti benestanti, circa tre quarti spendono meno di 50.000 dollari in totale in arte.) Ma la Gen Z è anche la più propensa a spendere ai livelli più alti: rappresenta circa il 13% dei collezionisti che hanno acquistato opere da 1 milione di dollari. Probabilmente, ribadiamolo, grazie ai Capitali di famiglia: “La Gen Z ha registrato la spesa media più alta, il 40% è entrato nel collezionismo per influenza familiare e quasi il 90% ha trattenuto opere ereditate. Allo stesso tempo, i collezionisti più giovani continuano a preferire media tradizionali come pittura e scultura, suggerendo che, mentre le abitudini di collezionismo evolvono, le preferenze estetiche restano più coerenti tra le generazioni di quanto spesso si pensi” ha dichiarato Paul Donovan, chief economist di UBS Global Wealth Management.





