12 Ottobre 2026 23:53

Pitture, Paesaggi, Persone. Pier Paolo Pasolini artista in mostra nel senese

Pier Paolo Pasolini, Paesaggio con volto maschile (1943). Fondo Pier Paolo Pasolini, Archivio Bonsanti, Gabinetto Vieusseux © PIER PAOLO PASOLINI, by SIAE 2026
Pier Paolo Pasolini, Paesaggio con volto maschile (1943). Fondo Pier Paolo Pasolini, Archivio Bonsanti, Gabinetto Vieusseux © PIER PAOLO PASOLINI, by SIAE 2026 Ph: Leonardo Morfini per Fondazione Musei Senesi
L’Antica Grancia di Serre di Rapolano ospita fino al 10 gennaio 2027 una selezione di opere pittoriche di Pasolini dal forte carattere visivo

Pier Paolo Pasolini è stato uomo del suo tempo, di questo ne ha vissuto i cambiamenti, ha anticipato il destino della sua generazione, ha avuto a cuore il territorio, soprattutto quello rurale, le persone, gli ultimi, quelli tenuti al margine della società, ha saputo tradurre in arte le paure, le discriminazioni, le ferite di un’intera epoca lasciando la sua infinita produzione alla nostra attenzione. Questa mostra vuole essere un momento di indagine su un aspetto meno conosciuto di questo poliedrico artista, la pittura, in particolare, lo studio sul paesaggio e le persone che lo hanno plasmato.

I curatori, Daniela Ferrari e Riccardo Maria Balzarotti, parlano del tema centrale dell’esposizione in questi termini: «In Pasolini, il tema del corpo e del paesaggio sono parte di uno stesso nucleo di lettura del mondo. Una ricerca nata sotto la luce della subalternità, maturata nell’incontro con le classi contadine celebrate nel loro ancestrale rapporto tra campagna e azione di uomini e donne».

Il luogo scelto è l’Antica Grancia a Serre di Rapolano, provincia di Siena, una delle tenute agricole del Complesso di Santa Maria della Scala, che oggi, dopo un’attenta e ricca campagna di restauro, è luogo che accoglie iniziative culturali e sociali, con l’obiettivo di rafforzare il senso di comunità a partire dalle radici storiche del luogo. Quale miglior accoglienza per questa mostra che riconoscersi nel senso di attaccamento alla terra e ai principi che sono stati nel tempo guida per questi territori forgiati dal lavoro dell’uomo.

Il territorio e l’omelia contadina

Pasolini è un figlio della terra, che usa la lingua del popolo, i suoi primi componimenti sono scritti in dialetto friulano, sa trovare nei volti e nelle mani consumate dalla fatica l’ispirazione e riesce a dar voce ai deboli che sono fuori dalle discussioni intellettuali e politiche. L’incontro con le classi contadine di Casarsa della Delizia (in provincia di Pordenone), è fondamentale per la sua biografia personale e per la sua produzione letteraria, poiché paese natale dell’amatissima madre Susanna Colussi, nel quale il poeta trascorse lunghi periodi sin da bambino e dove si trasferisce nel 1943 durante la Seconda Guerra Mondiale, luogo che custodisce le sue spoglie mortali. Pasolini parla della “scomparsa delle lucciole” come metafora dei cambiamenti culturali e antropologici dovuti, già negli anni Sessanta, all’avvento del consumismo.

 

Pasolini. Pitture, Paesaggi, Persone, Antica Grancia di Serre di Rapolano
Pasolini. Pitture, Paesaggi, Persone, Antica Grancia di Serre di Rapolano Ph: Leonardo Morfini per Fondazione Musei Senesi

Il mondo contadino, simbolo del vivere autentico e semplice, viene schiacciato da una modernità imposta che omologa e allontana dalla natura virginale. Quanta verità in questa visione lucida, che imputa la trasformazione alle scelte politiche, al cambio di costumi e valori che affligge la sua società, come la nostra. In mostra, la proiezione di Omelia Contadina (2020), azione cinematografica realizzata da Alice Rohrwacher e JR sull’altopiano dell’Alfina; una potente azione corale, un grido sofferente che diventa un funerale laico collettivo del mondo contadino oramai pressoché defunto.

I ritratti di quattro agricoltori del luogo, scattati da JR, artista performativo di fama mondiale, vengono portati in processione nella loro monumentalità, accettano il cambiamento epocale, sepolti tra le orazioni funebri dei presenti. Il corto, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2020, in un anno difficile, segnato dalla pandemia con un primo tentativo di rinascita, ha un significato ancora più prezioso ed evoca le riflessioni di Pier Paolo Pasolini sulla scomparsa del mondo agricolo, violato e dilaniato dallo sfruttamento e dallo spaesamento delle persone e delle terre.

Il decadimento fisico della società ricorda l’opera Teorema (1968) una parabola sull’incapacità dell’uomo moderno, divenuto borghese, che non sa più accogliere il sacro, il divino e finisce per distruggersi, schiavo del suo materialismo cieco.

La lezione del maestro Roberto Longhi

La sezione delle opere pittoriche inizia con l’omaggio a Roberto Longhi, storico dell’arte e maestro di Pasolini, al quale riconosce un profondo debito formativo. La sua lezione si fonda sulla lettura critica dell’opera, sull’impaginazione della visione e sulla scelta dei soggetti. Dipingere è un’esigenza vitale, importante tanto quanto la scrittura e il cinema, una valvola di sfogo emotivo, un terreno fatto di memoria e ricordi che si mettono in fila nella mente e trovano nelle mani e sulla carta la loro decodifica. La sperimentazione e l’uso di materiali diversi, inconsueti come il caffè, la terra, sono espressione di una ricerca materica, condotta attraverso un percorso che sembra figlio della casualità ma che, invece, è frutto di stimoli esterni e nutre la sua creatività.

 

Pier Paolo Pasolini, Autoritratto con la vecchia sciarpa (1946). Fondo Pier Paolo Pasolini, Archivio Bonsanti, Gabinetto Vieusseux © PASOLINI, by SIAE 2026
Pier Paolo Pasolini, Autoritratto con la vecchia sciarpa (1946). Fondo Pier Paolo Pasolini, Archivio Bonsanti, Gabinetto Vieusseux © PASOLINI, by SIAE 2026 Ph: Leonardo Morfini per Fondazione Musei Senesi

Le sue opere pittoriche sono potenti, hanno un forte carattere visivo e si svolgono sulla linea dei temi della sua poetica: le abitazioni umili, gli animali e i paesaggi di Casarsa. Il colore è determinante, porta con sé la visione, la solidità di una terra contadina, dura, sfruttata, inaridita, divenuta matrigna, dove i luoghi e le figure umane sono i lemmi, le parole nuove, “reinventate”, attraverso le quali raccontare il mondo.

Disegni, ritratti e l’immagine allo specchio

Testimonianze della contemporaneità, la musa-ossessione Maria Callas, i maestri, Longhi per primo, gli amici Arbasino e Zanzotto e poi l’immagine di se stesso riflessa allo specchio, la sperimentazione dei materiali inconsueti, la sabbia, colla e spumante, ad esempio, per il ritratto di Maria. La maternità dei corpi, nel loro peso, nel rapporto con la gravità, la volumetria, sono frutto della lezione introiettata da Pasolini dai grandi maestri della tradizione e dai loro capolavori: Il Compianto sul Cristo morto di Giotto, La Crocifissione di Masaccio, e le opere di Caravaggio con la costruzione scenica e l’uso estremo, drammatico nel contrasto tra luce e ombra.

L’Autoritratto con la vecchia sciarpa (1946) e l’Autoritratto Roma PPP, provenienti entrambi dal Fondo Pasolini, dall’Archivio Bonsanti del Gabinetto Vieusseux; il primo olio su faesite, dall’effetto “Fauves”, immagine simbolo della retrospettiva, il secondo, eseguito con pastelli colorati in grafite su carta, dai tratti veloci e nitidi, che mostrano una figura dall’intelligenza vivace ed intellettuale, porta la sigla autografa che lo scrittore utilizzava spesso a firma delle sue opere. La fotografia con la madre, posta in una parete-nicchia fra le sale dell’allestimento, intensa, vera, nel quale Pasolini ha occhi limpidi e lo sguardo fiero, in posa accanto alla persona che più profondamente ne ha segnato l’esistenza e la cui mancanza segnerà l’inizio dell’abisso.

Materiali di sperimentazione e ricerca. il rapporto con Zigaina e le due lagune

Il legame con il pittore friulano Giuseppe Zigaina (1924-2015) è stato un vero sodalizio artistico, umano, letterario, nella condivisione dell’impegno civile per la popolazione rurale e i temi del mondo contadino. La ricerca si concentra sulla laguna di Grado e sull’isolotto di Mota Safon, con opere dalle quali emerge una somiglianza sullo sguardo al paesaggio. Zigaina collabora attivamente a tanti film con i suoi dipinti e realizza disegni per illustrare le poesie dell’amico. Per descrivere la poliedricità di Pasolini era solito affermare: «Pasolini dipingeva da poeta e faceva film da pittore».

 

Giuseppe Zigaina, Pier Paolo Pasolini disegna nell’isolotto di Mota Safon nella laguna di Grado, 1970 © Archivio Giuseppe Zigaina
Giuseppe Zigaina, Pier Paolo Pasolini disegna nell’isolotto di Mota Safon nella laguna di Grado, 1970 © Archivio Giuseppe Zigaina

La mostra espone sia le opere di Pasolini, sia gli scatti di Zigaina che lo ritraggono al lavoro, ad esempio, nel 1969, quando Pasolini gira gli esterni di Medea e nel 1970, durante il festival cinematografico gradese fondato in antitesi al Festival del Cinema di Venezia. Se Pasolini utilizza materiali non convenzionali e reperiti in loco, Zigaina esegue opere incisorie precise, dettagliate riprese a volo d’uccello, che fanno memoria di particolari del luogo come i fiori viola di limonio, la “lavanda di mare”, tipici degli isolotti, che lo stesso Pasolini disegna.

Zigaina dopo la morte di Pasolini dedicherà il suo lavoro alla rilettura della fine tragica dello scrittore, spiegandola come una messa in scena o un rito sacrificale messo in atto per dare compimento definitivo alla sua opera.

La biblioteca-laboratorio e i contributi audiovisivi

La prima sala è dedicata alla Biblioteca- laboratorio di Pasolini, con alcune prime edizioni di scritti e volumi appartenuti alla sua selezione personale, tutti provenienti dalla Biblioteca e dall’Archivio del Gabinetto Scientifico Letterario Vieusseux di Firenze: Poesie a Casarsa, La meglio gioventù, La religione del mio tempo, Teorema, Trasumanar e organizzar, Il sogno di una cosa, Scritti corsari e i Quadri friulani de Le ceneri di Gramsci.

A questi si aggiungono le letture degli amici: Il mondo salvato dai ragazzini di Elsa Morante, La noia di Alberto Moravia, Gli occhiali d’oro di Giorgio Bassani e Il principe costante di Alberto Arbasino, spesso autografate con pensieri affettuosi e di stima per Pasolini che li sentiva particolarmente vicini soprattutto nei momenti difficili. Danno voce e movimento ai temi della mostra diversi contributi audiovisivi come: Pasolini e la forma della città (1974) Pasolini. Il corpo e la voce (2015) che fornisce un ritratto dell’intellettuale, attingendo ai materiali restaurati delle Teche Rai; 1° Maggio a Cervignano (1953), l’unico film realizzato dall’amico Giuseppe Zigaina.

Pasolini. Pitture, Paesaggi, Persone
A cura di Daniela Ferrari e Riccardo Maria Balzarotti
11 ottobre 2026 – 10 gennaio 2027
Antica Grancia di Serre di Rapolano, Rapolano Terme (SI)
[email protected]